JEANETTE WINTERSON.
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SCRITTO SUL CORPO.
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Titolo originale: Written on the body. 1992.
Traduzione di: Giovanna Marrone.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Alla base di Scritto sul corpo c' una specie di gioco che Jeanette Winterson propone ai lettori,
tanto pi sorprendente e coinvolgente in quanto applicato a un romanzo d'amore che possiede il ritmo
febbrile e coinvolgente di ogni vera passione: mentre di tutti gli altri personaggi sappiamo se si tratta di
un uomo o di una donna, l'autrice non ci lascia mai capire a quale sesso appartenga l'io narrante, la
voce e il punto di vista attraverso i quali vengono filtrate tutte le vicende e tutte le figure della storia
narrata. Di questa passione d'amore bruciante, poetica, profondamente incisa nei sensi e nella mente
conosciamo l'oggetto  Louise, una bellissima donna sposata dai capelli color rosso Tiziano  ma non
il soggetto, se non tramite rari indizi sparsi qua e l, troppo incerti per ricavarne una conferma
definitiva. Attraverso una scrittura appassionata, ironica, scandita con ritmi inusuali, il lettore si trover
cos a esplorare emozioni e sentimenti con un'ottica e con una partecipazione diverse, in un lungo e
lento viaggio nelle profondit e negli enigmi dell'erotismo e del desiderio.
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L'autrice.
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Jeanette Winterson (Manchester 1959)  considerata dalla critica internazionale una delle pi
importanti scrittrici contemporanee; ha esordito nel 1985 con Non ci sono solo le arance, vincendo il
prestigioso Whitbread First Novel Award, a cui hanno fatto seguito Passione e Il sesso delle ciliegie,
con cui ha vinto nel 1989 il premio dell'American Academy of Arts and Letters. In Italia si  imposta
con Scritto sul corpo (1992), cui hanno fatto seguito tra gli altri Arte e menzogne (1999), Simmetrie
amorose (1997), Il mondo e altri luoghi (1999), Powerbook (2002), Il custode del faro (2005), L'arte
dissente (2006), il libro per ragazzi Argenta nel tornado del tempo (2007) e Gli dei di pietra (2008),
tutti pubblicati da Mondadori.
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A Peggy Reynolds, con amore
Perch  la perdita la misura dell'amore?
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Non piove da tre mesi. Gli alberi scavano sonde sottoterra, inviano radici di riserva nel suolo
arido, radici che aprono come fossero rasoi ogni vena gonfia d'acqua.
I grappoli si sono appassiti sulle viti. Ci che dovrebbe essere turgido e sodo, resistente al tatto
per aprirsi in bocca,  spugnoso e piagato. Quest'anno non avr il piacere di rigirare gli acini bluastri
fra indice e pollice e di impregnarmi di muschio il palmo della mano. Perfino le vespe sdegnano quelle
esili gocce marroni. Perfino le vespe, quest'anno. Non  stato sempre cos.
Penso a un certo settembre: Colombaccio Farfalla Rossa Messe Gialla Notte Arancio. Dicesti:
Ti amo. Com' che la cosa meno originale che sappiamo dirci  tuttavia la sola cosa che desideriamo
sentire? Ti amo  sempre una citazione. Non sei stata tu a dirlo per la prima volta e nemmeno io,
eppure, quando lo dici tu e quando lo dico io, siamo come dei selvaggi che hanno scoperto due parole e
le venerano. Io le ho venerate ma adesso mi ritrovo nella solitudine di una roccia scavata dal mio stesso
corpo.
CALIBANO Mi avete insegnato a parlare come voi: e quel che ho guadagnato  questo: ora so
maledire. Vi roda la peste rossa per avermi insegnato la vostra lingua. 	L'amore pretende
l'espressione. Non star fermo, zitto, non sar buono, schivo, visibile, non rimarr muto, no. Irromper
in canti di lode, la nota acuta che spezza il bicchiere e ne fa versare il liquido. Non  un conservatore
l'amore.  un cacciatore e del suo gioco noi siamo la preda. Maledetto sia il suo gioco. Come si pu
essere preda quando le regole cambiano continuamente? Mi chiamer Alice e giocher a croquet con i
fenicotteri. Nel Paese delle meraviglie tutti barano e l'amore  il Paese delle meraviglie, no? L'amore
fa girare il mondo. L'amore  cieco. All You Need Is Love. Nessuno  mai morto d'amore. Ti passer.
Sar diverso quando saremo sposati. Pensa ai bambini. Il tempo rimargina le ferite. Ancora in attesa del
Signor Right? della Signora Right? e magari di tutti i piccoli Right?
Sono i clich il problema. Perch un'emozione precisa richiede un'espressione precisa. Se ci
che provo non  preciso, dovr comunque chiamarlo amore?  cos terrificante, l'amore, che tutto
quello che posso fare  ficcarlo dentro un cesto pieno zeppo di soffici giocattolini rosa e spedirlo al mio
indirizzo con un biglietto di Felicitazioni per il fidanzamento. Ma non  il fidanzamento,  la
confusione, il punto. Faccio di tutto per distogliere lo sguardo, perch l'amore non si accorga di me.
Voglio la versione annacquata, il linguaggio sdolcinato, i gesti insignificanti. La poltrona sfondata dei
clich. Va bene, milioni di culi si sono seduti qui prima del mio. Le molle hanno ceduto, il tessuto ha
un odore familiare. Non devo aver paura, ascolta, l'hanno fatto anche i nonni, lui con il colletto
inamidato e il cravattino, lei col vestito di mussola bianca che tirava un po' sui fianchi. L'hanno fatto
loro, l'hanno fatto i miei genitori, adesso lo far anch'io no?, le braccia aperte, non per abbracciarti, ma
per tenermi in equilibrio, mentre camminando nel sonno mi dirigo verso la poltrona. Come saremo
felici. Come saranno tutti felici. E vissero tutti felici e contenti.
Era un'afosa domenica d'agosto. Remavo fra le secche di un fiume l dove i pesciolini
azzardano il loro ventre al sole. Sulle sponde del fiume, il verde abituale dell'erba aveva ceduto il posto
a chiazze psichedeliche di virulenti calzoncini da ciclista in lycra e camicie hawaiane made in Taiwan.
Si erano raggruppati nel modo in cui le famiglie amano raggrupparsi: il padre con il giornale
appoggiato sulla pancia, la madre china sulla borsa termica. I bambini magri come pinnacoli, color rosa
roccia di mare. Appena la madre ti vide entrare in acqua, si alz dalla seggiola pieghevole da
campeggio di tela a righe. Si vergogni. Ci sono dei bambini qui.
Ridesti e le facesti un cenno, il tuo corpo luminoso traspariva nell'acqua verde chiaro, la sua
forma che ti contornava fedelmente, ti teneva. Ti girasti e i tuoi capezzoli scalfirono l'acqua e il fiume
orn di perle i tuoi capelli. Sei bianca come il latte tranne che per i capelli, quei capelli rossi che ti
incorniciano il volto.
Dir a mio marito di pensarci lui. George, vieni qui. George, vieni qui.
Non vedi che sto guardando la televisione? disse George senza voltarsi.
Ti alzasti in piedi e l'acqua si disperse in rivoli argentati. Senza pensarci, entrai in acqua e ti
baciai. Mi gettasti le braccia intorno alla schiena in fiamme. Dicesti: Non c' nessuno qui, solo noi
due.
Alzai lo sguardo, le rive erano deserte.
Stavi attenta a non dire le parole che presto sarebbero diventate il nostro altare privato. Io le
avevo gi dette molte altre volte, lasciandole cadere come monete nel pozzo dei desideri, sperando che
si avverassero. Le avevo gi dette molte volte ma non a te. Le avevo offerte come dei nontiscordardim
a ragazze che avrebbero fatto meglio a starci attente. Le avevo usate come proiettili e merce di
scambio. Non mi ritengo una persona insincera, ma se dico che ti amo e non lo intendo, cos'altro sono?
Ti vorr bene, ti adorer, ti ceder il passo, migliorer per te, dovunque guarder vedr solo te? Ti dir
la verit? E se l'amore non  tutte queste cose, allora cos'altro ?
Agosto. Stavamo litigando. Vuoi che l'amore sia cos sempre, vero? 34 gradi all'ombra. Questa
intensit, questo calore, il sole che come una sega circolare ti attraversa il corpo. Forse  perch vieni
dall'Australia?
Non hai risposto; mi tenevi per la mano calda fra le dita fresche e procedevi disinvolta, vestita
di lino e seta. Mi sentivo un essere ridicolo. Avevo addosso un paio di pantaloncini con la scritta
RECYCLE stampata su una gamba. Ricordo vagamente che una volta avevo una ragazza la quale
riteneva fosse maleducato indossare pantaloncini quando si visitano i monumenti. A ogni
appuntamento legavo la mia bici a Charing Cross e mi cambiavo nei bagni pubblici, prima di
incontrarla davanti alla colonna di Nelson.
Perch agitarsi? dicevo io. Ha solo un occhio.
Io ne ho due diceva lei e mi baciava.  un errore sancire l'illogicit con un bacio, ma lo
faccio sempre anch'io.
Non rispondesti. Chiss perch gli esseri umani hanno bisogno di risposte! Forse perch senza
una risposta, una qualsiasi, la domanda stessa subito sembra sciocca. Provate, in classe, a mettervi di
fronte agli studenti, e chiedetegli qual  la capitale del Canada. Gli occhi vi fissano, indifferenti, ostili,
alcuni addirittura rivolti altrove. Lo ripetete: Qual  la capitale del Canada?. Mentre aspettate nel
silenzio generale, vittime in assoluto, cominciate a dubitare. Qual  la capitale del Canada? Perch
Ottawa e non Montreal? Montreal  molto pi bella, fanno un espresso di gran lunga migliore, avete un
amico che abita l. Comunque, chi se ne importa qual  la capitale, probabilmente la cambieranno
l'anno prossimo. Forse Gloria andr in piscina stasera. Eccetera eccetera.
Alle domande pi importanti, alle domande con pi di una risposta, o alle domande senza
risposta,  pi difficile far fronte col silenzio. Una volta formulate non evaporano lasciando la mente a
pi serene meditazioni. Una volta formulate acquistano dimensione e consistenza, fanno inciampare per
le scale, svegliano nel cuore della notte. Un buco nero risucchia quanto c' intorno e neanche la luce gli
sfugge. Allora meglio non fare domande? Meglio allora essere un maiale soddisfatto che un Socrate
infelice? Giacch l'allevamento industriale  pi duro per i maiali di quanto non lo sia per i filosofi,
rischier.
Ritornammo alla nostra camera ammobiliata e ci sdraiammo su uno dei due letti. Da Brighton a
Bangkok, nelle camere ammobiliate il copriletto non  mai intonato alla moquette e gli asciugamani
sono troppo sottili. Ne sistemai uno sotto di te per proteggere le lenzuola. Avevi le mestruazioni.
Avevamo affittato questa stanza, una tua idea, per cercare di stare insieme pi a lungo che non
per una cena o per una notte o per una tazza di t dopo la biblioteca. Eri ancora sposata e bench non
abbia mai avuto tanti scrupoli, ho imparato ad averne qualcuno in relazione a quello stato benedetto.
Prima pensavo al matrimonio come a una vetrata di cristallo che non aspetta altro che un mattone.
Esibizione di s, autocompiacimento, servilismo, rigidit, culo stretto. E la maniera in cui le coppie
sposate escono a quattro come i cavalli delle pantomime, con gli uomini che camminano insieme
davanti e le donne che arrancano qualche passo indietro! Con gli uomini che sorseggiano lentamente il
loro gin tonic al bar mentre le donne vanno con le loro borsette alla toilette! Non  che debba essere per
forza cos, ma quasi sempre lo . Ne ho visti di matrimoni! Mai dalla navata, sempre dall'alto. Finch
cominciai a rendermi conto di aver ascoltato tutte le volte la stessa storia. Funziona cos.
Interno. Pomeriggio.
Una stanza da letto. Tende tirate a met. Coperte buttate in aria. Una donna di una certa et
giace nuda sul letto guardando il soffitto. Vuole dire qualcosa. Le  difficile. Al registratore una
cassetta di Ella Fitzgerald, Lady Sings the Blues.
DONNA NUDA Volevo dirti che di solito non lo faccio.  questo credo che chiamano
adulterio. (Ride) Non l'ho mai fatto prima d'ora. Non penso che potrei farlo ancora. Con qualcun altro,
voglio dire. Oh, voglio farlo ancora con te. Ancora e ancora. (Si gira sulla pancia) Amo mio marito,
sai. Lo amo davvero. Non  come gli altri uomini. Non avrei potuto sposarlo se lo fosse.  diverso,
abbiamo un sacco di cose in comune. Parliamo.
L'amante fa scorrere un dito sulle labbra senza trucco della donna nuda. Si sdraia su di lei, la
guarda. Non dice nulla.
DONNA NUDA Se non ti avessi incontrato credo che avrei cercato di fare qualcos'altro,
prendere un diploma all'Universit, per esempio. A questo non pensavo proprio. Non ho mai voluto
dargli la minima preoccupazione. Ecco perch non posso dirgli nulla; perch dobbiamo fare attenzione.
Non voglio essere crudele ed egoista. Mi capisci, vero?
L'amante si alza e va in bagno. La donna nuda si appoggia su un gomito e continua il suo
monologo in direzione del bagno.
DONNA NUDA Non starci molto, tesoro. (Pausa) Ho cercato di scacciarti dalla mente ma
sembra proprio che io non riesca a scacciarti dalla carne. Penso al tuo corpo giorno e notte. Quando
cerco di leggere, leggo di te. Quando mi siedo a mangiare, mangio te. Quando lui mi tocca, penso a te.
Sono una donna di mezza et felicemente sposata e non riesco a vedere altro che la tua faccia. Cosa mi
hai fatto?
Stacco sul bagno. L'amante sta piangendo. Fine della scena.
 lusinghiero credere che sia proprio tu e solo tu, grande amante, a provocare questo. Che senza
di te, il matrimonio, per quanto incompleto, per molti versi patetico, avrebbe prosperato della sua
magra dieta e, se non proprio prosperato, almeno non sarebbe avvizzito. Ora s' avvizzito, giace floscio
e inutilizzato, una specie di conchiglia vuota con gli inquilini entrambi fuggiti. Ma la gente non
colleziona conchiglie? Ci spendono dei soldi, le espongono in ripiani di cristallo. E altri le ammirano.
Ho visto alcune celebri conchiglie e ho soffiato nella cavit di molte altre ancora. Dove ho lasciato
crepe visibili, i proprietari hanno semplicemente girato dalla parte dell'ombra il lato danneggiato.
Vedi? Perfino in questo luogo segreto la mia sintassi ha ceduto all'inganno. No, non ho preso io
l'iniziativa; non ho tagliato il nodo, forzato la serratura, rubato dei beni che non era mio diritto
prendere. La porta era aperta.  vero, lei non l'apr proprio da sola. Per lei l'apr un maggiordomo, di
nome Noia. Lei disse: Noia, procurami un passatempo. Noia rispose: Come desidera signora, e
mettendosi i guanti bianchi, perch le impronte digitali non lo tradissero, buss al mio cuore e a me
parve che dicesse di chiamarsi Amore.
Pensi che stia cercando di sfuggire alle mie responsabilit? No, so cosa ho fatto e lo sapevo
allora. Ma non ho percorso la navata, non ho fatto la fila all'Ufficio di Stato Civile e non ho giurato di
essere fedele fino alla morte. Non avrei osato. Non ho detto: Con questo anello ti sposo. Non ho
detto: Ti venero con tutto il corpo. Come puoi dire cos a una persona e scopartene allegramente
un'altra? Non dovresti fare quella promessa per romperla come hai fatto tu, alla luce del sole.
Strano che il matrimonio, una manifestazione pubblica, aperta a tutti, apra la strada al pi
segreto dei legami, l'adulterio.
Un tempo avevo un'amante, si chiamava Betsabea. Era una donna felicemente sposata. A un
tratto ebbi la sensazione di far parte dell'equipaggio di un sottomarino. Non potevamo dirlo agli amici,
o per lo meno lei non poteva dirlo ai suoi, perch erano anche amici di lui. Io non potevo dirlo ai miei,
perch mi aveva chiesto di non farlo. Sprofondavamo sempre pi in basso nella nostra bara foderata di
piombo e d'amore. Dire la verit, affermava, era un lusso che non potevamo permetterci e cos mentire
divent una virt, una forma di risparmio che dovevamo per forza praticare. Dire la verit poteva ferire
e cos mentire divent una buona azione. Un giorno dissi: Glielo dir io. Questo accadde dopo due
anni, due anni durante i quali avevo pensato che lei avrebbe dovuto lasciarlo finalmente, finalmente,
finalmente. La parola che lei us fu mostruoso. Mostruoso dirglielo. Pensai a Calibano incatenato
alla sua roccia inabissata: Vi roda la peste rossa per avermi insegnato la vostra lingua.
In seguito, quando ebbi riguadagnato la libert da quell'universo di doppi sensi e di segnali
massonici, mi diedi al furto. Non le avevo mai rubato nulla, lei aveva sparpagliato le sue cose su una
coperta e mi aveva chiesto di scegliere. (Un prezzo c'era, ma fra parentesi.) Quando ci lasciammo, volli
indietro le mie lettere. I diritti d'autore erano miei, disse, ma suoi i diritti di propriet. Aveva detto la
stessa cosa del mio corpo. Forse sbagliai a salire in soffitta, per riprendermi quel che le restava di me.
Le lettere non fu difficile trovarle, erano infilate in una grande busta, con sopra un cartoncino del
Comitato Oxfordiano contro la Fame nel Mondo, che prescriveva mi venissero restituite
nell'eventualit della sua morte. Che pensiero carino! Lui le avrebbe senza dubbio lette, ma in quel
momento lei non sarebbe pi stata l a pagarne le conseguenze. E io le avrei lette? Forse. Che pensiero
carino!
Le bruciai una per una in giardino, mentre pensavo come  facile distruggere il passato e come 
difficile dimenticarlo.
Ho gi detto che questo mi  capitato molte altre volte? Penserete che ho passato il tempo a
entrare e uscire dalle soffitte di donne sposate. La mia testa regge bene l'alta quota,  vero, ma non ho
stomaco per gli abissi. Strano quindi averne esplorati cos tanti.
A letto, nella stanza d'affitto, ti offro da mangiare delle prugne dello stesso colore dei lividi. La
natura  fertile ma incostante. Un anno ti affama, l'anno dopo ti fa morire d'amore. Un anno fa i rami
s'erano incurvati per il troppo carico, quest'anno cantano leggeri al soffio del vento. Non ci sono
prugne mature in agosto. L'ho fraintesa, questa malcerta cronologia? Forse dovrei evocare gli occhi di
Emma Bovary, l'abito di Jane Eyre. Non so. Sono in un'altra stanza d'affitto adesso, e sto cercando di
trovare il modo per tornare al punto in cui le cose presero una brutta piega. Al punto in cui io presi una
brutta piega. Eri tu a guidare; io avevo perso la rotta.
Comunque, proseguir. C'erano le prugne e le aprii su di te. Dicesti: Perch ti faccio paura?.
Mi fai paura? S, mi fai paura. Ti comporti come se dovessimo stare insieme per sempre. Ti
comporti come se il piacere fosse infinito e il tempo senza fine. E io che ne so? L'esperienza mi ha
insegnato che il tempo ha sempre una fine. In teoria hai ragione tu, hanno ragione i fisici quantistici,
hanno ragione i romantici e i religiosi. Il tempo non ha fine. Ma in pratica tutt'e due portiamo
l'orologio. Se mi affanno in questa relazione  perch temo per essa. Temo ci sia una porta che non
riesco a scorgere e da un momento all'altro la porta si apra e tu esca. Allora che cosa? Allora che cosa 
mi metter a battere sui muri come l'Inquisizione in cerca di un santo? Dove trover il passaggio
segreto? Per me saranno sempre le stesse quattro mura.
Dicesti: Me ne vado.
Pensai: S, naturalmente, torni alla tua conchiglia. Che idiota che sono. L'ho rifatto, e avevo
giurato di non farlo pi.
Dicesti: Gliel'ho detto. Gliel'ho detto che non cambier idea anche se tu la cambierai.
 il copione sbagliato.  il punto in cui io dovrei essere in preda all'indignazione e all'ira. E tu
dovresti scoppiare in lacrime e dirmi com' duro dire certe cose e cosa puoi farci, cosa mai puoi farci e
ti odier; s, sai che ti odier, e non ci sono punti interrogativi in questo discorso, perch  un fait
accompli.
Ma tu mi stai guardando nel modo in cui Dio guard Adamo e mi imbarazza quello sguardo
d'amore e di possesso e di orgoglio. Voglio solo andarmene, e coprirmi con delle foglie di fico.  un
peccato non essere mai pronti, non sentirsi mai all'altezza.
Dicesti: Ti amo e il mio amore per te fa di ogni altra vita una menzogna.
Questo semplice e ovvio messaggio sar vero? O io sono uno di quei marinai naufragati che
afferrano una bottiglia vuota e avidamente vi leggono quello che non c'? Eppure tu ci sei, eccoti, salti
fuori come un genio dieci volte pi grande di quanto tu non sia in realt, troneggi su di me, mi tieni fra
le braccia come tra i fianchi di una montagna. I tuoi capelli rossi fiammeggiano e dici: Esprimi tre
desideri e si avvereranno. Esprimine trecento e li esaudir tutti.
Che facemmo quella notte? Ci abbracciammo e camminammo, credo, fino a un caff che era
una chiesa e mangiammo un'insalata greca che aveva il sapore di un banchetto nuziale. Incontrammo
un gatto che accett di farci da testimone di nozze e il bouquet furono dei fior di cuculo raccolti in riva
al canale. I nostri invitati furono circa duemila, per lo pi moscerini, e ci sentimmo abbastanza in et da
non aver bisogno di nessuno per arrivare all'altare. Sarebbe stato bello sdraiarci l e fare l'amore sotto
la luna ma la verit  che, se non nei film o nelle canzoni country e western, all'aperto  sempre
rischioso, scomodo.
Una volta avevo una ragazza con la fissa delle notti stellate. Pensava che i letti fossero roba da
ospedale. La eccitava farlo dovunque, purch non ci fossero di mezzo le molle. Se vedeva un piumino
accendeva il televisore. Con lei l'ho fatto in camping e in canoa, sulla British Railway e l'Aeroflot.
Comprai prima un futon, alla fine un tappetino da ginnastica. Mi tocc mettere una moquette
ultraspessa sul pavimento. Cominciai a portarmi appresso un plaid ovunque andassi, come un
eccentrico membro del Partito nazionalista scozzese. Alla fine, la quinta volta che mi presentai dal
medico per togliermi una spina, quello mi disse: Sa, l'amore  una cosa bellissima ma ci sono cliniche
specializzate per persone come lei. Ora, non  una cosa da poco trovarsi scritto SOGGETTO
PERVERTITO sulla cartella del Servizio sanitario nazionale, certe umiliazioni hanno un che di
eccessivamente romanzesco. Ci lasciammo e, bench per certi versi la rimpiangessi, ritrovai il piacere
di passeggiare per la campagna senza vedere in ogni cespuglio e in ogni arbusto un potenziale nemico.
Louise, in questo lettino, tra queste lenzuola sgargianti,  probabile che scoprir la mappa di
una caccia al tesoro. Ti esplorer, scender nelle tue caverne e tu mi ridisegnerai come ti piace.
Attraverseremo i confini che ci separano, saremo un'unica nazione. Prendimi nelle tue mani perch
sono terra fertile. Mangiami, fa' che io sia dolce.
Giugno. Il giugno pi umido che si ricordi. Facevamo l'amore ogni giorno. Eravamo felici
come puledri, impudenti come conigli, innocenti colombe alla ricerca del piacere. Non pensavamo ad
altro n tu n io, non avevamo nemmeno il tempo di discutere. Il tempo che avevamo lo usavamo tutto.
Quei giorni brevi e quelle ore ancor pi brevi erano piccole offerte a un dio che non si faceva placare
dalla carne ardente. Ci mangiavamo e la fame restava. C'erano sprazzi di sollievo, momenti di
tranquillit quieti come un lago artificiale, ma sempre, dietro di noi, la mugghiante marea.
C' chi dice che il sesso non  importante in un rapporto. Che sono l'amicizia e l'andare
d'accordo a farti tirare avanti negli anni. Sar senz'altro una testimonianza degna di fede, ma  vera?
Anch'io alla fine la pensavo cos. Per forza si arriva a pensarlo, dopo aver recitato per anni la parte del
Don Giovanni senza vedere che conti in rosso e mucchi di biglietti d'amore ingialliti come cambiali .
Ne avevo fin sopra i capelli di candele e champagne, di rose, di colazioni all'alba, di telefonate
intercontinentali e di improvvise fughe in aereo. L'avevo fatto perch volevo sfuggire alla tazza di
cioccolata e alla borsa dell'acqua calda. L'avevo fatto perch pensavo che la fornace ardente era meglio
del riscaldamento centralizzato.  che non potevo ammettere di essere in trappola in un clich in tutto e
per tutto ridondante quanto le rose nel giardino dei miei genitori. Cercavo il rapporto di coppia perfetto:
il potente orgasmo senza sonno, senza sosta. L'estasi senza fine. Me ne stavo a mollo nella bagnarola
melmosa della favola. Certamente la mia era un po' pi elettrizzante di altre, ho sempre avuto delle
macchine sportive, ma non si pu uscire sgommando dalla vita reale. Qualche brava ragazza finisce col
beccarti. E cos accadde.
Ero agli ultimi spasimi di una storia con un'olandese di nome Inge. Era un'inguaribile
romantica e un'anarcofemminista. Questo le rendeva le cose difficili perch significava non poter far
saltare in aria i bei monumenti. Sapeva che la Torre Eiffel era un odioso simbolo dell'oppressione
fallica ma quando le venne ordinato dal suo comandante di far esplodere l'ascensore, cos che nessuno
potesse inconsapevolmente scalare un'erezione, la sua mente si popol di giovani coppie romantiche
incantate da Parigi che aprivano aviogrammi che dicevano Je t'aime.
Andammo al Louvre a vedere una mostra di Renoir. Inge s'era messa il suo berretto da
guerrigliera e gli stivali, perch non fosse mai che la prendessero per una turista. Giustific il costo del
biglietto come finalizzato all'indagine politica. Guarda quei nudi disse, bench non avessi alcun
bisogno di sollecitazioni. Corpi ovunque, denudati, violentati, esibiti. Sai quanto venivano pagate le
modelle? A malapena il prezzo di una baguette. Dovrei strappare le tele dalle cornici e andare in
prigione urlando: Vive la rsistance.
I nudi di Renoir non sono certo i pi bei nudi del mondo, ma nonostante questo, davanti al
ritratto della Boulangre, scoppi a piangere. Disse: Lo odio perch mi commuove. Non dissi che 
cos che succede ai tiranni; risposi: Non  il pittore,  il dipinto. Dimentica Renoir, pensa al quadro.
Disse: Sai che Renoir si vantava di dipingere con il pene?.
Che t'importa? risposi. Era proprio cos. Quando mor, tra le palle non gli trovarono altro
che un vecchio pennello.
 una tua invenzione.
S?
Alla fine risolvemmo la crisi estetica di Inge portando il suo Semtex in un certo numero di
orinatoi accuratamente selezionati. Erano tutti prefabbricati Nissan, indiscutibilmente brutti e
chiaramente deputati al pene. Disse che come assistente nella lotta per il matriarcato non andavo bene
perch avevo SCRUPOLI. Era un'offesa gravissima. Comunque, non fu il terrorismo che ci divise,
furono i piccioni...
Il mio compito era di entrare negli orinatoi con in testa una delle calze di Inge. Questo fatto in
s poteva non attirare troppo l'attenzione, i bagni per uomini sono luoghi piuttosto anticonformisti, ma
il punto era che dovevo poi avvertire la fila di avventori che avrebbero rischiato le palle se non fossero
usciti immediatamente. La situazione ideale sarebbe stata di trovare cinque tipi, cazzo in mano, con gli
occhi fissi alla porcellana macchiata di marrone come fosse il Santo Graal. Perch gli uomini amano
fare tutto in compagnia? Dissi (citando Inge): Questo orinatoio  un simbolo del patriarcato e deve
essere distrutto. Poi (parole mie): La mia ragazza ha appena piazzato il Semtex, vi dispiacerebbe
sbrigarvi?.
Cosa fareste in tale frangente? L'incombente castrazione seguita da morte certa non basterebbe
a spingere un uomo normale a scrollarsi il pisello e a darsela a gambe? E invece no. Puntualmente non
facevano cos, si limitavano a scuotere con disprezzo l'ultima goccia e a scambiarsi dritte sulle corse di
cavalli. Sono una persona mite ma non amo la maleducazione. Per quell'incarico scoprii che era d'aiuto
portare una pistola.
La estrassi dalla cinta dei miei calzoncini RECYCLE (s, li ho da molto tempo) e puntai la
canna sul bellimbusto pi vicino. Il mio gesto caus un po' di agitazione e uno disse: Sei fuori di testa
o cosa?. Disse cos, ma richiuse la patta e se la svign. Mani in alto, ragazzi dissi. No, non
toccatelo, dovrete asciugarlo all'aria.
In quel momento udii le note iniziali di Stranger in the Night. Era il segnale di Inge per
comunicare che avevamo cinque minuti di tempo, finito o no. Spinsi quelle dubbiose teste di cazzo
verso la porta e mi misi a correre. Dovevo raggiungere un chiosco di hamburger che Inge usava come
nascondiglio. Mi rifugiai l dentro accanto a lei e guardai la scena da dietro i panini. Fu un'esplosione
meravigliosa. Un'esplosione splendida, sprecata per un mucchio di mezze tacche. Eravamo ai margini
del mondo, terroristi impegnati in una giusta lotta per una societ pi giusta. Pensavo di amarla ma poi
vennero i piccioni.
Mi proib di telefonarle. Diceva che i telefoni erano per le centraliniste, cio donne senza status.
Dissi: bene, ti scriver. Sbagliato, replic lei. Il servizio postale  gestito da despoti che sfruttano i
lavoratori non sindacalizzati. Che dovevamo fare? Io non volevo vivere in Olanda. Lei non voleva
vivere a Londra. Come potevamo comunicare?
Con i piccioni, disse lei.
Fu cos che affittai la mansarda del Pimlico Women's Institute. Il Women's Institute mi lascia
piuttosto indifferente, anche se furono loro le prime a lanciare una campagna contro gli spray che
contengono CFC e fanno un pessimo pan di Spagna ma in fin dei conti non me ne importa nulla. Il fatto
 che la loro mansarda guarda grossomodo in direzione di Amsterdam.
A questo punto vi chiederete senza dubbio se sono affidabile nel mio ruolo di voce narrante.
Perch non mollai Inge e mi diressi verso un bar per single? La risposta sta nelle sue tette.
Non erano meravigliosamente erette, tipo quelle che le donne ostentano come galloni, come un
simbolo di rango. N potevano essere oggetto delle fantasie di playboy imberbi. Avevano fatto il loro
tempo e cominciavano a sottomettersi alla sollecitazione della forza di gravit. La pelle era marrone, le
areole di un marrone ancora pi scuro, i capezzoli nero lucido. Le mie sorelle gitane, le chiamavo,
anche se non in sua presenza. Le idolatravo, senza mezzi termini, non perch fossero un surrogato
materno n per via del trauma uterino, ma in s e per s. Freud non sempre ha ragione. Qualche volta
una tetta  una tetta.
Una mezza dozzina di volte afferrai il telefono. Per sei volte lo posai di nuovo. Probabilmente
non avrebbe risposto. Lo avrebbe fatto staccare non fosse stato per sua madre che viveva a Rotterdam.
Non spieg mai come facesse a sapere che era sua madre al telefono e non una centralinista. Come
facesse a sapere che era una centralinista e non io. Volevo parlarle.
I piccioni  Adamo, Eva e Baciamisubito  non riuscirono a raggiungere l'Olanda. Eva arriv
fino a Folkestone. Adamo scomparve e and a vivere a Trafalgar Square, segnando un'altra vittoria per
Nelson. Baciamisubito aveva paura dell'altitudine, un bel guaio per un uccello, ma il Women's
Institute lo prese come mascotte e lo ribattezz Boudicca. Se non  gi morto vive ancora. Non so cosa
successe agli uccelli di Inge. Da me non arrivarono.
Poi incontrai Jacqueline.
Dovevo mettere la moquette nel mio nuovo appartamento, cos una coppia di amici venne ad
aiutarmi. Vennero con Jacqueline. Era l'amante di uno di loro e la confidente di tutti e due. Una specie
di animale domestico. Barattava sesso e comprensione per 50 sterline in modo da garantirsi il weekend
con un buon pasto alla domenica. Era un accordo civile anche se brutale.
Avevo comprato un nuovo appartamento per ricominciare, dopo una brutta storia d'amore che
mi aveva lasciato dei postumi. Niente di fisico, solo postumi emotivi. Dovevo tenere il mio cuore per
me se non volevo infettare qualcun altro. L'appartamento era grande e in stato di abbandono. Speravo
di poter restaurare al tempo stesso me e l'appartamento. Quella che mi aveva infettato era ancora con
suo marito nella loro bella casa ma mi aveva sganciato 10.000 sterline per collaborare finanziariamente
al mio acquisto. Dare/avere l'aveva definito lei. Sporco denaro, l'avevo definito io. Stava comprandosi
quel po' di coscienza che le restava. Mi proponevo di non vederla mai pi. Disgraziatamente era il mio
dentista.
Jacqueline lavorava allo zoo. Si occupava di bestioline pelose che non avevano tanto
l'intenzione di essere troppo gentili coi visitatori. I visitatori che hanno pagato 5 sterline a loro volta
non sembrano aver troppa pazienza con delle bestioline pelose che hanno paura e vorrebbero
nascondersi. Era compito di Jacqueline far ridiventare tutto luminoso e splendente. Era buona con i
genitori, buona con i bambini, buona con gli animali, buona con qualsiasi tipo di essere disturbato. Era
buona con me.
Quando arriv, elegante ma non alla moda, truccata ma non pesantemente, la voce piatta, gli
occhiali da clown, pensai: non ho niente da dire a questa donna. Dopo Inge e dopo la breve inevitabile
ricaduta con Betsabea, il dentista, non riuscivo a prefigurarmi il piacere in nessuna donna, meno che
mai in una che era stata vittima del suo parrucchiere. Pensai: puoi preparare il t mentre scherzo con gli
amici sui rischi di un cuore spezzato, poi andrete a casa tutti e tre insieme felici della vostra buona
azione mentre io apro una scatola di lenticchie e mi metto ad ascoltare Scienza oggi alla radio.
Me infelice! Non c' niente di pi dolce che crogiolarsi, no? Crogiolarsi  il massimo di
eccitazione sessuale per i depressi. Dovrei tenere a mente il detto di mia nonna offerto al sofferente
come rimedio pastorale. Lei non concepiva il dilemma doloroso, la scelta travagliata. O fai la cacca o
ti alzi dal vasino. Giusto. Perlomeno, stavo tra degli stronzi.
Jacqueline mi prepar un panino e mi chiese se avevo della biancheria da lavare. Venne il
giorno successivo e quello dopo ancora. Mi raccont tutto dei problemi con i lemuri allo zoo. Port con
s lo spazzolone. Lavorava dalle nove alle cinque dal luned al venerd, guidava una Mini e si
procurava da leggere ai club del libro. Non vantava feticci, fissazioni, esperienze di droga o altre
cazzate. Soprattutto era single e lo era sempre stata. N figli n marito.
Cominciai a pensarci sul serio. Non l'amavo e non volevo amarla. Non la desideravo e non
riuscivo a immaginare di desiderarla. Erano tutti punti a suo favore. Avevo recentemente imparato che
un altro modo di scrivere INNAMORARSI  CAMMINARE SULL'ASSE. Non ce la facevo pi a
tenermi in equilibrio con gli occhi bendati su un'asse stretta, un passo falso e gi negli abissi marini.
Volevo i clich, la poltrona. Volevo la strada a doppia corsia e dieci decimi di vista. Che c' di male in
tutto questo? Lo chiamano diventare adulti. Forse la maggior parte delle persone lustra le comodit con
una patina di romanticismo che per sbiadisce presto.  un investimento a lungo termine: il punto vita
che si allarga e la villetta a schiera in periferia. Che c' di male? La TV fino a tarda notte e russare
fianco a fianco fino al prossimo millennio. Finch morte non ci separi. L'anniversario, amore? Che c'
di male?
Cominciai a pensarci sul serio. Non aveva gusti costosi, non si intendeva di vini, non voleva
mai essere accompagnata all'opera e si era innamorata di me. Non avevo soldi, ero gi di morale. Era
un'unione voluta dal cielo.
Concordammo che stavamo bene insieme mentre mangiavamo un take-away cinese seduti nella
sua Mini. Era una notte nuvolosa, non si vedevano le stelle e, oltretutto, lei doveva svegliarsi alle sette
e mezzo per andare a lavorare. Mi pare addirittura che non dormimmo insieme quella notte. Fu la notte
seguente: era novembre inoltrato, faceva un freddo da morire e accesi il fuoco. Avevo messo dei fiori
nei vasi come piace a me, ma quando si tratt di tirar fuori la tovaglia e di cercare i bicchieri buoni non
mi scomodai. Non fa per noi mi dissi. Quel che c' tra noi  semplice e comune. Ecco perch mi
piace. Il suo pregio sta proprio nella semplicit. Niente pi vita disordinata per me.  come un giardino
in miniatura.
Nei mesi che seguirono la mia mente guar, non ero pi triste, n mi lamentavo per l'amore
perduto o per scelte impossibili. Ero reduce da un naufragio e mi piaceva la mia nuova isola con acqua
corrente calda e fredda, e visite regolari del lattaio. Cominciai a predicare la normalit. Tenevo
conferenze alle persone che frequentavo sulle virt della monotonia, lodavo i teneri lacci della mia
esistenza e per la prima volta sentivo di aver capito ci che tutti mi avevano detto avrei capito: la
passione va bene quando si  in vacanza, non nel quotidiano.
I miei amici erano pi cauti di me. Guardavano Jacqueline con circospetta approvazione, e me
come si guarda un malato di mente che si  comportato bene per alcuni mesi. Alcuni mesi? Pi di un
anno. Ero inflessibile. Solo lavoro e... e... qual  quella parola che comincia con la N?
Noia, ecco di cosa si tratta disse uno dei miei amici.
Protestai con l'ardore di un astemio scoperto a fissare una bottiglia. Provavo un senso di
appagamento. Avevo trovato una sistemazione.
Ma scopate?
Non molto. Non importa sai. S, di tanto in tanto. Quando ne abbiamo voglia sia lei che io.
Lavoriamo molto. Non abbiamo molto tempo.
La guardi e la desideri? La guardi e ti piace?
Andai su tutte le furie. Perch la mia casa da Heidi felicemente sistemata, felicemente felice,
veniva presa di mira da una persona amica che aveva sopportato tutti i miei drammi amorosi senza dire
una parola di rimprovero? Passai in rassegna con la mente tutte le possibili motivazioni a mia difesa.
Dovevo prenderlo come un insulto? Manifestare sorpresa? Dovevo fregarmene? Avrei voluto dire
qualche cattiveria per sfogare la mia rabbia e giustificarmi. Ma  difficile con i vecchi amici; difficile
perch cos facile. Ci si conosce reciprocamente come amanti e non si deve fingere. Mi versai da bere e
scrollai le spalle.
Niente  perfetto.
Il verme nel fiore in boccio. E allora? La maggior parte dei boccioli hanno i vermi. Li
cospargete di spray, vi arrabbiate, sperate che il buco non sia troppo grande, pregate che il tempo si
metta al bello. Ma appena il fiore sboccia, nessuno nota i bordi rovinati. Pensavo la stessa cosa di
Jacqueline e me. Cercavo con tutte le mie forze di proteggerci. Volevo che la relazione funzionasse per
motivi non proprio nobili; dopotutto era la mia ultima spiaggia. Niente pi scorribande per me. Inoltre
lei mi amava, davvero, nel suo modo privo di complicazioni e privo di pretese. Quando le dicevo: Non
mi scocciare, non mi scocciava, e non piangeva quando alzavo la voce con lei. Per la verit alzava la
voce a sua volta. Mi trattava come un felino dello zoo. Era molto orgogliosa di me.
L'amico mi disse: Trovati qualcuno alla tua altezza.
Fu allora che incontrai Louise.
Se dovessi ritrarre Louise, dipingerei i suoi capelli come uno sciame di farfalle. Un milione di
farfalle rosse in un alone di movimento e di luce. Ci sono molte leggende su donne che si trasformano
in alberi, ma ce n' qualcuna su alberi che si trasformano in donne?  strano dire che la persona che
ami ti ricorda un albero? Ebbene, lei mi ricorda un albero, per il modo in cui i suoi capelli si riempiono
di vento e le ondeggiano intorno alla testa. Spessissimo mi aspetto che stormisca. Non stormisce ma la
sua carne ha il riflesso lunare di una betulla bianca. Vorrei trovare riparo tra quegli arboscelli nudi e
spogli.
All'inizio non ci furono problemi. Andavamo avanti bene come triangolo. Louise era gentile
con Jacqueline e non cercava di mettersi fra noi neanche come amica. E comunque, perch avrebbe
dovuto? Era felicemente sposata e da dieci anni. Avevo conosciuto suo marito, un medico dall'aria
rassicurante, insignificante d'accordo, ma questo non  un difetto.
 molto bella, vero? disse Jacqueline.
Chi?
Louise.
S, s, immagino che lo sia se ti piace quel genere di donna.
A te piace quel genere?
Louise mi piace, s. Sai che mi piace. E anche a te.
S.
Lei riprese a leggere la sua copia di World Wildlife  e io uscii a fare una camminata.
Era solo una camminata, una classica camminata come tante, senza una meta precisa, ma mi
ritrovai davanti alla porta di casa di Louise. Santo cielo! Che ci faccio qui? Non stavo andando
nell'altra direzione?
Suonai il campanello. Louise rispose. Suo marito Elgin era nello studio alle prese con un
videogame che si chiama OSPEDALE. Consiste nell'operare un paziente che strilla se sbagli.
Ciao, Louise. Passavo di qui e ho pensato di far capolino.
Far capolino. Che frase ridicola. Che cosa sono, un orologio a cuc?
Attraversammo insieme l'ingresso. Elgin cacci fuori la testa dalla porta dello studio. Ciao a
tutti. Ciao, ciao, che piacere. Vengo subito, ho un problema con il fegato, non lo trovo.
In cucina Louise mi diede una cosa da bere e un casto bacio sulla guancia. Sarebbe stato casto
se avesse subito ritratto le labbra, ma invece diede il bacetto di circostanza muovendo
impercettibilmente le labbra. Ci volle circa il doppio del tempo necessario, che  comunque un tempo
inesistente. A meno che non si tratti della tua guancia. A meno che tu non stia gi pensando a una certa
cosa e non ti stia chiedendo se anche qualcun altro sta pensando a quella certa cosa. Lei fece finta di
niente. Io feci finta di niente. Ci sedemmo a parlare ascoltando musica e non mi accorsi che si era fatto
buio ed era tardi, la bottiglia era vuota e il mio stomaco anche. Il telefono suon, oscenamente
rumoroso, facendoci trasalire. Louise rispose con il suo fare compito, ascolt un momento e poi mi
porse la cornetta. Era Jacqueline. Disse, in tono molto triste, non di rimprovero, ma triste: Mi
chiedevo che fine avessi fatto.  quasi mezzanotte. Mi chiedevo che fine avessi fatto.
Scusami. Prendo subito un taxi. Sar da te fra un secondo.
Mi alzai in piedi sorridendo. Puoi chiamarmi un taxi?
Ti accompagno disse. Mi fa piacere vedere Jacqueline.
Sulla via del ritorno non parlammo. Le strade erano tranquille, non c'era in giro nessuno. Ci
fermammo fuori di casa mia, la ringraziai e ci mettemmo d'accordo per prendere insieme un t la
settimana seguente; a quel punto lei disse: Ho i biglietti per l'opera, domani sera. Elgin non pu
venire. Vuoi venire tu?.
Pensavamo di stare a casa, domani sera.
Annu e scesi dalla macchina. Niente bacio. Che fare? Restare a casa con Jacqueline odiando
quella decisione, e innescare cos il lento meccanismo dell'odio? Trovare una scusa e uscire? Dire la
verit e uscire? Non pu andare sempre come piace a me, i rapporti si fondano su dei compromessi.
Dare e avere. Forse io non voglio rimanere a casa ma lei vuole che ci rimanga. Dovrei essere felice di
farlo. Ci render pi forti, pi dolci. Tali erano i miei pensieri mentre lei dormiva al mio fianco, e se
aveva delle paure in quelle ore notturne non le manifest. La guardai che dormiva fiduciosa nel posto
in cui aveva dormito per tante notti. Poteva essere traditore questo letto?
Al mattino ero in preda al cattivo umore e alla stanchezza. Jacqueline, allegra come sempre, sal
sulla Mini e and a trovare la madre. A mezzogiorno telefon per invitare anche me. Sua madre non
stava bene e voleva passare la notte da lei.
Jacqueline le dissi, rimani pure. Staremo insieme domani.
Provai una sensazione di sollievo e mi sentii un esempio di virt. Adesso potevo stare a casa per
conto mio e pensare in modo pragmatico. Qualche volta siamo noi stessi i nostri migliori amici.
Durante l'intervallo delle Nozze di Figaro mi resi conto con quanta insistenza la gente guardava
Louise. Da ogni parte ci bersagliavano lustrini, l'oro ci abbagliava. Le donne portavano i gioielli come
fossero medaglie. Un marito qui, un divorzio l: erano il palinsesto delle loro avventure amorose. I
girocollo, le spille, gli anelli, i diademi, gli orologi tempestati di gemme che non avrebbero potuto
indicare l'ora se non a chi disponesse di una lente d'ingrandimento. I braccialetti, le catenine alla
caviglia, le velette appese con delle perline e gli orecchini il cui numero superava di gran lunga quello
delle orecchie. Tutti questi gioielli venivano scortati da abiti grigi di ampio taglio e da cravatte con
audaci fantasie. Le cravatte si contraevano al passaggio di Louise e i vestiti indietreggiavano di un
passo. I gioielli sprizzavano minacce contro la gola nuda di Louise. Lei indossava un abito
semplicissimo di seta verde muschio, un paio di orecchini di giada e la fede matrimoniale. Non
staccare mai gli occhi da quell'anello mi dissi. Ogni qual volta pensi di essere sul punto di cedere,
ricordati che quell'anello  incandescente e ti brucer fino al midollo.
Cosa stai guardando? disse Louise.
Idiota mi disse un amico. Un'altra donna sposata.
Louise e io stavamo parlando di Elgin.
 di famiglia ebrea ortodossa disse. Si sente frustrato e al tempo stesso superiore.
La madre e il padre di Elgin vivevano ancora in una villetta a schiera degli anni Trenta a
Stamford Hill. L'avevano occupata durante la guerra e si erano poi accordati con la famiglia di
londinesi che, nel tornare finalmente a casa propria, aveva trovato la serratura cambiata e un cartello
sulla porta che diceva SABBATH. VIETATO L'INGRESSO. Era un venerd sera del 1946. Il sabato
sera del 1946 Arnold e Betty Small si ritrovarono faccia a faccia con Esa e Sarah Rosenthal. Il denaro,
ovvero, per essere pi precisi, una certa quantit d'oro pass di mano, e gli Small proseguirono il loro
cammino verso cose pi importanti. I Rosenthal aprirono una farmacia dove si rifiutavano di servire gli
ebrei progressisti o convertiti.
Siamo il popolo eletto da Dio dicevano, parlando di loro stessi.
Da tali umili, arroganti origini, nacque Elgin. Volevano chiamarlo Samuel ma, mentre era
incinta, Sarah visit il British Museum e, rimasta impassibile di fronte alle mummie, alla fine giunse al
cospetto dello splendore della Grecia. Questo non avrebbe dovuto necessariamente influenzare il
destino di suo figlio di per s, ma Sarah ebbe delle serie complicazioni durante le quattordici ore di
travaglio e sembrava sul punto di morire. Mentre sudava e delirava, sbattendo la testa da una parte
all'altra, riusciva soltanto a ripetere un'unica parola: ELGIN. Esa, sfinito e demoralizzato, torturando
lo scialle da preghiera sotto il cappotto nero, non era immune dalla superstizione. Se quella era l'ultima
parola di sua moglie allora certamente doveva avere un significato, doveva diventare qualcosa. E cos il
verbo divenne carne. Samuel divenne Elgin e Sarah non mor. Visse per produrre migliaia di galloni di
brodo di pollo e ogni qual volta lo versava nella scodella diceva: Elgin, Jahv mi ha risparmiato
perch ti servissi.
E cos Elgin crebbe pensando che il mondo dovesse servirlo, odiando il bancone scuro della
botteguccia del padre e odiando il fatto di essere evitato dagli altri ragazzi anche se in realt non
desiderava altro. Non sei nulla, sei solo polvere diceva Esa. Innalzati e sii uomo.
Elgin vinse una borsa di studio per una scuola privata. Era piccolo, col torace stretto, miope e di
un'intelligenza straordinaria. Purtroppo la sua religione lo escludeva dalle gare del sabato e per evitare
le persecuzioni si isolava sempre di pi. Sapeva di essere migliore di quei campioni dalle spalle
squadrate, diritte, la cui bellezza e la cui grazia imponevano simpatia e rispetto. Inoltre, erano tutti
finocchi, Elgin li aveva visti che si stropicciavano gli uni contro gli altri, le bocche aperte, i cazzi duri.
Nessuno di loro cerc mai di toccarlo.
Si innamor di Louise quando lo sconfisse alle finali del Circolo culturale. La scuola di lei era
solo a un miglio dalla sua e lui doveva passarci davanti tornando a casa. Cominci a passarci davanti
proprio all'ora in cui Louise usciva. Era gentile con lei, ce la metteva tutta, non si pavoneggiava, non
era sarcastico. Lei era in Inghilterra da solo un anno e soffriva il freddo. Erano entrambi profughi e
trovarono consolazione l'uno nell'altra. Poi Elgin and a Cambridge, scegliendo un college famoso per
i suoi successi in ambito sportivo. L'anno seguente, quando arriv, Louise cominci ad avere il vago
sospetto che Elgin fosse un masochista. Questo sospetto venne confermato allorch si sdrai sul suo
lettino, a gambe divaricate, e le chiese di tenergli su il pene con delle graffette.
Ce la faccio a sopportarlo disse. Da grande far il medico.
Nel frattempo, nella casa di Stamford Hill, Esa e Sarah, rinchiusi in preghiera per le
ventiquattro ore del Sabbath, si domandavano cosa sarebbe accaduto al loro ragazzo, caduto nelle
grinfie di una tentatrice dai capelli di fuoco.
Lo porter alla rovina disse Esa.  condannato. Siamo tutti condannati.
Il mio bambino, il mio bambino diceva Sarah. Alto solo un metro e mezzo.
Non parteciparono alle nozze che si celebrarono nel Municipio di Cambridge. Come avrebbero
potuto se Elgin le aveva volute di sabato? C'era Louise con un vestito svolazzante di seta color avorio e
un fermacapelli d'argento. Janet, la sua migliore amica, con la macchina fotografica e gli anelli. Il
miglior amico di Elgin, di cui non ricordava il nome. Elgin, con un tight noleggiato, di una taglia pi
piccola.
Sai disse Louise, per me, lui era inoffensivo, potevo tenerlo sotto controllo, ero io ad avere
in mano le redini.
E lui, lui che pensava?
Per lui ero bellissima, ero un premio. Voleva qualcosa di vistoso ma non volgare. Voleva
andare in giro per il mondo dicendo: Guardate che cosa ho.
Pensai a Elgin. Era molto in vista, molto noioso, molto ricco. Louise affascinava tutti. Attirava
su di lui l'attenzione della gente, nuove conoscenze, cucinava, era decorativa, intelligente, soprattutto
era bellissima. Elgin era goffo e sempre fuori posto. C'era una certa dose di razzismo nel modo in cui
veniva trattato. I suoi colleghi erano per la maggior parte gli stessi giovanotti che erano stati suoi
compagni di scuola e che nell'intimo disprezzava. Naturalmente conosceva altri ebrei, ma quelli che
esercitavano la sua stessa professione erano tutti disinvolti, colti, liberali. Non erano ebrei ortodossi di
Stamford Hill che solo una villetta a schiera occupata abusivamente separava dalla camera a gas. Elgin
non parlava mai del suo passato, finch, a poco a poco, con Louise al suo fianco, divent irrilevante.
Anche lui si fece disinvolto, colto e liberale. Andava all'opera e comprava oggetti d'antiquariato.
Faceva battute sui rabbini e sul pane azimo e arriv persino a perdere il suo accento. Quando Louise lo
incoraggi a mettersi in contatto con i suoi genitori, sped loro un biglietto d'auguri natalizi.
 lei disse Esa da dietro il bancone scuro. Maledette le donne fin dal peccato di Eva.
E Sarah, mentre lucidava, rimetteva in ordine, rammendava, serviva i pasti, avvert il peso della
maledizione e si sent lei stessa pi dannata.
Ciao Elgin dissi, quando entr in cucina con i pantaloni di velluto a coste blu navy (taglia M)
e la camicia da casa di Viyella (taglia S). Si appoggi al bancone e part con una raffica di domande
rivolte a me. Era il suo sistema di conversazione preferito; in questo modo non doveva esporsi.
Louise tagliava la verdura. Elgin sar via la prossima settimana disse, troncando il suo
discorso con la stessa abilit con cui lui avrebbe reciso una trachea.
Giusto, giusto disse lui allegramente. Mi tocca fare una relazione a Washington. Conosci
Washington?
Marted 12 maggio ore 10.40. Volo British Airways per Washington pronto al decollo. Elgin 
in Club Class con un bicchiere di champagne e gli auricolari per sentire Wagner. Ciao, Elgin.
Marted 12 maggio ore 13. Toc toc.
Chi ?
Ciao, Louise.
Sorriso. Giusto in tempo per il pranzo.
Il cibo  sexy? Playboy pubblica regolarmente articoli su asparagi e banane e porri e zucchine
o sull'essere spalmati di miele o gelato alla stracciatella. Una volta comprai un certo olio erotizzante
per il corpo, all'aroma di Pia Colada, e me lo rovesciai addosso, ma il risultato fu che la lingua
dell'amante di turno si ritrasse in tutta fretta.
Poi ci sono le cene a lume di candela e quegli ammiccanti camerieri in panciotto con enormi
macinapepe. Ci sono, anche, i semplici picnic sulla spiaggia, ma funzionano solo quando si 
innamorati, altrimenti non si sopporterebbe la sabbia nel Brie. Il contesto  tutto, o almeno cos
pensavo, finch non cominciai a mangiare con Louise.
Quando port il cucchiaio da minestra alle labbra, come desiderai essere quell'innocente pezzo
di acciaio inossidabile. Avrei volentieri barattato tutto il sangue del mio corpo con mezzo litro di brodo
vegetale. Fammi essere carota a dadini, vermicelli, cos che tu mi prenda in bocca. Invidiavo i crostini.
La guardavo spezzare e imburrare ogni pezzo, immergerlo lentamente nella scodella, lasciarlo
galleggiare finch, pesante e grasso, si inabissava in quella profonda massa rossa, per poi venir
resuscitato al glorioso piacere dei suoi denti.
Le patate, il sedano, i pomodori, tutti erano passati per le sue mani. Quando mangiavo la zuppa,
mi sforzavo di sentire il sapore della sua pelle. Ci doveva esser rimasto qualcosa di lei. L'avrei trovata
nell'olio e nelle cipolle, l'avrei scoperta attraverso l'aglio. Sapevo che sputava nella padella per
verificare se l'olio era pronto.  un vecchio sistema, ogni cuoco lo fa, o lo faceva. E cos, quando le
domandavo cosa c'era nella minestra, sapevo che avrebbe omesso l'ingrediente essenziale. Sentir il
tuo sapore anche solo attraverso quello che hai cucinato.
Tagli una pera; una delle pere del suo giardino. Dove abitava, un tempo, c'era un orto e il suo
albero preferito aveva duecentovent'anni. Pi vecchio della Rivoluzione francese. Abbastanza vecchio
da aver nutrito Wordsworth e Napoleone. Chi era andato in giardino a raccogliere la frutta? I loro cuori
battevano forte come il mio? Mi offr met della pera e un pezzo di parmigiano. Pere come queste
hanno visto il mondo, cio loro sono state ferme e il mondo ha visto loro. A ogni morso scoppiavano
guerra e passione. La storia era avvolta nei semi e nella buccia verde rana.
Fece gocciolare il succo viscoso sul mento e prima che potessi aiutarla se lo asciug. Guardai il
tovagliolo; potevo rubarlo? La mia mano stava gi strisciando sulla tovaglia come in un racconto di
Poe. Mi tocc e lanciai un grido.
Ti ho fatto male? disse, piena di preoccupazione e di rimorso.
No, mi hai dato la scossa.
Si alz e mise il caff sul fuoco. Gli inglesi sono bravissimi a fare questi gesti.
Avremo una relazione? disse.
Non  inglese,  australiana.
No dissi. Tu sei sposata e io sto con Jacqueline. Sar solo amicizia.
Disse:  amicizia.
S,  gi amicizia, mi piace trascorrere la giornata con te in discorsi seri e senza senso. Non mi
dispiacerebbe lavare i piatti accanto a te, spolverare accanto a te, leggere le ultime pagine del giornale
mentre tu leggi le prime.  gi amicizia e mi mancheresti, mi manchi e penso a te molto spesso. Non
voglio perdere quest'oasi felice dove ho trovato una persona simpatica e disponibile che non si
preoccupa di controllare l'agenda, quando fissiamo un incontro. Sulla via di casa mi dicevo queste cose
e queste cose erano il solido marciapiede sotto i miei piedi e le siepi ben curate e il negozio all'angolo e
la macchina di Jacqueline. Ogni cosa al suo posto; l'amante, l'amica, la vita, tutto l'insieme. A casa le
tazze della colazione sono dove le abbiamo lasciate e so, anche a occhi chiusi, il posto esatto del
pigiama di Jacqueline. Pensavo che Cristo avesse torto, fosse troppo severo, quando diceva che
immaginare di commettere adulterio  peccato quanto commetterlo effettivamente. Ma adesso, in
questo spazio familiare inviolato, ho gi cambiato per sempre il mio mondo e il mondo di Jacqueline.
Lei ancora non lo sa. Non sa che a partire da oggi c' una revisione della mappa. Che il territorio, che
pensava fosse suo,  stato annesso. Non si regala mai il proprio cuore, lo si presta di tanto in tanto. Se
non fosse cos, come potremmo riprendercelo senza chiederlo?
Accolsi con gioia le ore quiete del tardo pomeriggio. Niente scocciature, potevo prepararmi una
tazza di t bollente e sedermi al mio solito posto, sperando che la saggezza degli oggetti cambiasse le
cose. Qui, con intorno tavolini e sedie e libri, avrei certamente capito che dovevo fermarmi. Troppo a
lungo avevo vagato dal punto di vista emotivo. Non era questo il traguardo che avevo finalmente
raggiunto, debole come chi sia stato pestato, per difendere con un recinto lo spazio che adesso Louise
minacciava?
Oh Louise, non sto dicendo la verit. Non mi stai minacciando, sono io che mi minaccio. La
mia vita prudente e ben guadagnata non significa niente. L'orologio ticchettava. Pensavo: quanto
manca perch comincino gli urli? Quanto manca alle lacrime e alle accuse e al dolore? Quel particolare
peso sullo stomaco che duole quando perdi qualcosa che non sei riuscito ad apprezzare? Perch  la
perdita la misura dell'amore?
Questo preludio e questo pronostico non sono insoliti ma ammetterne l'esistenza  precludersi
l'unica via d'uscita; il grande pretesto della passione. Non hai scelta, qualcosa ti travolge. Ti prendono,
ti possiedono forze esterne e tu fai quello che devi fare, ma  troppo tardi, non puoi capire ecc. ecc.
Vuoi ricominciare daccapo ecc. ecc. Perdonami. Alla fine del ventesimo secolo ci rivolgiamo ancora ai
vecchi demoni per spiegare le nostre azioni pi comuni. L'adulterio  molto comune. Non ha valore di
rarit eppure a livello individuale viene spiegato ogni volta come un UFO. Non posso pi dirmi di
queste bugie. L'ho sempre fatto ma ora no. So esattamente cosa sta accadendo e so anche che sto
saltando da questo aereo di mia spontanea volont. No, non ho un paracadute e, ancora peggio, non ce
l'ha neanche Jacqueline. Quando parti, portane sempre uno con te.
Mi tagliai una fetta di pane con le uvette. Se hai dei dubbi, mangia. Posso capire perch, per
alcune persone, il miglior assistente sociale  il frigorifero. Abitualmente il mio confessionale  un
Macallan liscio, ma non prima delle cinque. Per questo motivo forse cerco di farmi venire le crisi in
serata. Bene, eccomi qui alle quattro e mezzo con il pane alle uvette e una tazza di t, ma invece di
riprendere il controllo, riesco solo a pensare a come assumere quello di Louise.  il cibo che fa questi
scherzi. Non potrebbe esserci momento meno romantico di questo, eppure l'odore di lievito dell'uvetta
e della segale mi eccita pi delle banane di cui parla Playboy.  solo una questione di tempo.  pi
nobile lottare per una settimana prima di andarsene o farei meglio a prendere lo spazzolino da denti e
andarmene subito? Sto annegando nell'inevitabile.
Telefonai a un amico che mi consigli di fare come i marinai con una moglie in ogni porto. Se
l'avessi detto a Jacqueline avrei rovinato tutto, e per cosa? Se l'avessi detto a Jacqueline le avrei inferto
una ferita insanabile e avrei fatto bene? Probabilmente era solo una febbre da cavallo che sarebbe
durata due settimane e l'avrei alla fine superata per tornare alla mia stalla.
Buon senso. Senso comune. Brava bestia.
Cosa dicono i fondi del t? Nient'altro che una L maiuscola.
Quando Jacqueline torn a casa la baciai e le dissi: Vorrei che non puzzassi di zoo.
Sembr sorpresa. Non posso farci niente. Gli zoo sono luoghi puzzolenti.
And immediatamente a prepararsi un bagno. Le versai qualcosa da bere pensando quanto non
mi piacevano i suoi vestiti e il modo in cui accendeva la radio, appena entrava in casa.
Controvoglia cominciai a preparare la cena. Che avremmo fatto stasera? Mi sentivo un bandito
che nasconde una pistola in bocca. Se avessi parlato avrei rivelato tutto. Meglio tacere. Mangiare,
sorridere, far posto a Jacqueline. Ma  giusto cos?
Squill il telefono. Mi precipitai a rispondere, chiudendo la porta della camera da letto.
Era Louise.
Vieni da me domani disse. Ho qualcosa da dirti.
Louise, se ha qualcosa a che vedere con oggi, non posso... sai, ho deciso che non posso. Cio,
non potevo perch, be', cio se, sai...
Il telefono fece clic e tacque. Lo guardai come Lauren Bacall nei film con Humphrey Bogart.
Quel che mi servirebbe in momenti simili  una macchina con predellino e fari antinebbia. E in dieci
minuti sarei da te, Louise. Il problema  che tutto quello che ho a disposizione  una Mini di propriet
della mia ragazza.
Stavamo mangiando spaghetti. Pensai, finch non pronuncio il suo nome andr tutto bene.
Ingaggiai una sfida tra me e me, misurando sul cinico quadrante dell'orologio la portata del successo.
Ma chi sono? Mi sento come uno studente agli esami, davanti a un compito che non riesce a terminare.
Che l'orologio vada pi veloce. Voglio uscire. Alle nove dissi a Jacqueline che non mi reggevo in
piedi. Si protese per prendermi la mano. Non sentivo nulla. Ed eccoci qui fianco a fianco, in pigiama,
io con le labbra sigillate e le guance sul punto di gonfiarsi come quelle di un gerbillo perch ho la
bocca piena di Louise.
Non  necessario che vi dica dove andai il giorno seguente.
Durante la notte feci un sogno orrendo su una mia ex ragazza che aveva la mania della
cartapesta. Era cominciato come un hobby. Chi avrebbe nulla da obiettare contro qualche secchio di
farina e acqua e un rotolo di fil di ferro? Sono un tipo progressista e credo nella libera espressione. Un
giorno andai a casa sua e dalla cassetta delle lettere, proprio all'altezza del basso ventre, sbucava la
testa di un serpente giallo e verde. Non vero ma sufficientemente inviperito, con la lingua rossa e i
denti di carta argentata. Esitai a suonare il campanello. Esitai perch raggiungere il campanello
significava spingere le mie parti intime contro la testa del serpente. Mi misi a dialogare tra me e me.
ME Non fare l'idiota.  uno scherzo.
IO Che vuol dire uno scherzo.  mortale.
ME Questi denti non sono veri.
IO Non devono essere veri per fare male.
ME Che penser di te se starai qui immobile tutta la notte?
IO Che pensa di me comunque? Che genere di ragazza punta un serpente ai tuoi genitali?
ME Una giocherellona.
IO Ah ah.
La porta si spalanc e Amy comparve sulla soglia. Indossava un caffetano e una lunga collana
di perline. Non ti far nulla disse.  per il postino. Mi ha molestata.
Non mi fa paura risposi.  solo un serpente giocattolo. Non fa paura.
Non c' nulla di cui debba spaventarti disse. In bocca ha una trappola per topi. Rientr in
casa lasciandomi titubante sullo scalino con in mano una bottiglia di Beaujolais Nouveau. Ritorn con
un porro e lo ficc in bocca al serpente. Si ud uno scatto pauroso e la parte terminale del porro si
abbatt sullo zerbino. Portalo dentro per favore! disse. Lo mangiamo dopo.
Mi svegliai in un bagno di sudore, in preda ai brividi. Jacqueline dormiva tranquillamente
accanto a me, la luce filtrava dalle vecchie tende. Mi avvolsi nella vestaglia e andai in giardino, felice
per l'improvvisa sensazione di umido sotto i piedi. L'aria era limpida, appena tiepida, e il cielo era
graffiato di rosa. C' un piacere tutto cittadino nella consapevolezza di essere l'unica persona a
respirare quell'aria. L'inarrestabile inspira-espira-inspira-espira di milioni di polmoni mi deprime.
Siamo troppi su questo pianeta e la cosa comincia a farsi sentire. Le tapparelle dei vicini erano
abbassate. Quali erano i loro sogni e i loro incubi? Come sarebbe stato diverso vederli adesso, le
mascelle rilassate, i corpi indifesi. Potremmo riuscire a dirci qualcosa di vero invece che il solito
rattrappito: Buongiorno.
Andai a guardare i girasoli, che crescevano diritti, sicuri che il sole ci sarebbe stato per loro,
soddisfatti nel modo giusto, e al momento giusto. Pochi riescono a fare ci che fa la natura, senza
sforzo e per lo pi senza fallo. Non sappiamo chi siamo e come agire, meno ancora come fiorire.
Natura Cieca. Homo Sapiens. Chi sta prendendo in giro chi?
Allora, che cosa devo fare? Lo chiesi al pettirosso sul muro. I pettirossi sono creature fedeli che
un anno dopo l'altro si accoppiano con lo stesso compagno. Mi piace lo splendido scudo rosso sul loro
petto e il piglio deciso con cui seguono la vanga alla ricerca di vermi. Dove vango, ecco, il piccolo
pettirosso acchiappa il verme. Homo Sapiens. Natura Cieca.
Non mi sento un esempio di saggezza. Perch agli umani  concesso di crescere senza il
necessario equipaggiamento per prendere decisioni di un qualche valore etico?
La mia situazione non  certo insolita:
1 Amo una donna sposata.
2 Lei mi ama.
3 Sto con un'altra.
4 Come faccio a sapere se andare verso Louise oppure evitarla?
La Chiesa potrebbe dirmelo, i miei amici hanno cercato di aiutarmi, potrei seguire l'esempio
degli stoici e fuggire le tentazioni, o issare la vela e virare di bordo verso il vento che si alza.
Per la prima volta in vita mia, voglio fare la cosa giusta, non quello che mi pare. Credo di
doverlo a Betsabea...
Ricordo quando venne a trovarmi al ritorno da un viaggio di sei settimane in Sudafrica. Prima
che partisse, le avevo lanciato un ultimatum: o lui o io. I suoi occhi, cos spesso pieni di lacrime di
autocommiserazione, mi rimproverarono per quell'ennesimo colpo basso. Le diedi un ultimatum e
naturalmente decise per lui. Ok. Sei settimane. Mi sentivo come la fanciulla della favola di Tremotino
alla quale viene data una stanza piena di paglia da trasformare in oro per la mattina successiva. Tutto
ci che avevo avuto da Betsabea erano state balle di paglia ma quando stava con me credevo che
fossero promesse scolpite su pietre preziose. Ora dovevo riparare al danno e allo scompiglio e lavorai
sodo per spazzar via la pula. Poi entr lei, impenitente, smemorata come sempre, chiedendo perch mai
non avevo risposto alle sue interurbane o perch non le avevo scritto fermoposta.
Parlavo sul serio.
Rimase seduta in silenzio per quasi un quarto d'ora mentre reincollavo le gambe di una sedia da
cucina. Poi mi chiese se c'era un'altra persona. Risposi di s, laconicamente, vagamente,
fiduciosamente.
Annu e si gir per andarsene. Quando fu sulla porta mi disse: Volevo dirtelo gi prima che noi
partissimo, ma me ne sono dimenticata.
Alzai lo sguardo su di lei, inattesa e tagliente. Odiavo quel noi.
S prosegu, Uriah ha preso l'uretrite asintomatica da una donna con cui  andato a letto a
New York. Ci  andato a letto per punire me, naturalmente. Ma non me l'ha detto e il dottore ritiene
che ce l'abbia anch'io. Ho preso degli antibiotici per cui non ci dovrebbero essere problemi. Cio, tu
non dovresti avere problemi. Comunque devi fare un controllo.
Avanzai verso di lei con la gamba della sedia. Volevo sbattergliela dritto sulla faccia
perfettamente truccata.
Stronza.
Non dire cos.
Mi avevi detto che non scopavi pi con lui.
Pensavo che non fosse giusto. Non volevo fare a pezzi quel po' di fiducia che poteva ancora
avere nella propria sessualit.
Suppongo che per questo non ti sei mai presa il disturbo di dirgli che non sa farti godere.
Non rispose. A quel punto piangeva. Mi fece salire il sangue agli occhi. La incalzai.
Da quanto tempo sei sposata? Il matrimonio perfetto agli occhi della gente. Dieci anni, dodici?
E non gli chiedi di metterti la testa in mezzo alle gambe perch pensi che lo troverebbe disgustoso.
Chiamala fiducia nella sessualit.
Basta disse, spingendomi in l. Devo tornare a casa.
Saranno le sette.  ora di rientrare, vero? Perci lasciavi presto lo studio, per farti una rapida
scopata di un'ora e mezzo e poi darti una sistematina, dire: Ciao, amore, e andare a preparare la
cena.
Tu mi facevi godere disse.
S, ti facevo godere anche con le mestruazioni, anche quando stavi male, t'ho fatta sempre
godere.
Non intendevo dire questo. Volevo dire che godevamo tutt'e due. Tu mi volevi.
Io ti volevo sempre e la cosa patetica  che ti voglio ancora.
Mi guard. Mi riaccompagni in macchina, per favore?
Ricordo ancora quella notte con vergogna e rabbia. Non la riaccompagnai in macchina.
Camminai con lei fino a casa per i vicoli bui, sentendo il fruscio del suo impermeabile e lo strofinio
della borsa sul polpaccio. Come fossi Dirk Bogarde, mi inorgogliva il suo profilo, che la luce smorta
dei lampioni illuminava con gli effetti giusti. La lasciai dove sapevo che non avrebbe corso pericoli e
rimasi ad ascoltare il ticchettio dei suoi tacchi svanire. Dopo pochi secondi si fermarono. Un'abitudine
che conoscevo; stava controllandosi i capelli e il viso, scuotendomi via dal cappotto e dai lombi. Il
cancello cigol serrando metallo su metallo. Erano dentro, adesso, saldamente ancorati, dividevano
ogni cosa, in salute e in malattia.
Mentre tornavo a casa, respirando profondamente, sapendo di tremare e non sapendo come
smettere, pensavo: sono colpevole quanto lei. Non avevo forse permesso che accadesse, non ero
complice dell'inganno, non avevo acconsentito a che il mio orgoglio venisse incenerito? Non valevo
niente, ero un misero pezzo di merda, mi meritavo Betsabea. Amor proprio. Si dice che lo insegnino
nell'Esercito. Forse mi dovrei arruolare. Ma sarebbe consigliabile scrivere Cuore Spezzato alla voce
Interessi Personali?
Il giorno successivo, al Reparto Scolo, guardavo i miei compagni di sofferenze. Ambigui
giovanottoni, grassi uomini d'affari in abiti dal taglio studiato apposta per nascondere il gonfiore.
Alcune donne, prostitute certo, ma anche altre. Donne con occhi pieni di dolore e paura. Cos'era questo
posto e perch nessuno gliene aveva parlato? Chi ti ha contagiato, tesoro? Volevo chiederlo a una
donna di mezza et con un vestito a fiori. Continuava a guardare i poster sulla gonorrea per poi cercare
di concentrarsi su una copia di Country Life. Divorzia da lui volevo dirle. Pensi che sia la prima
volta? La chiamarono e scomparve in una squallida stanza bianca. Questo posto  come l'anticamera
del Giorno del Giudizio. Un bricco di caff stantio, sporchi divanetti di similpelle, fiori di plastica in un
vaso di plastica e dappertutto sulle pareti poster per ogni tipo di escrescenza genitale o di emissione
scolorita.  impressionante quante malattie si possano prendere in pochi centimetri di carne.
Ah, Betsabea, niente a che vedere con il tuo elegante ambulatorio, vero? L i tuoi pazienti
possono sottoporsi all'estrazione ascoltando Vivaldi e godersi venti minuti di riposo su una poltrona
reclinabile. Fiori freschi ogni mattina e le tisane pi profumate. Appoggiati al tuo camice bianco, la
testa sul tuo petto, nessuno di loro teme l'ago e la siringa. Venni per una corona e mi offristi un regno.
Sfortunatamente potevo prenderne possesso solo fra le cinque e le sette, nei giorni feriali, e a weekend
alterni quando lui andava a giocare a calcio.
Chiamarono me.
Ce l'ho?
L'infermiera mi guard come si guarda uno pneumatico sgonfio e disse: No.
Poi cominci a riempire un modulo e mi disse di tornare dopo tre mesi.
Per quale motivo?
Una malattia a trasmissione sessuale normalmente non  un fatto isolato. Se le vostre abitudini
ve l'hanno fatta contrarre una volta  probabile che la riprendiate. Fece una pausa. Siamo il prodotto
delle nostre abitudini.
Io non l'ho presa, non ho preso un bel niente.
Apr la porta. Tre mesi saranno sufficienti.
Sufficienti per cosa? Camminai per il corridoio superando CHIRURGIA, OSTETRICIA e
AMBULATORIO IN FONDO.  una caratteristica del Reparto Scolo quella di essere situato
lontanissimo dal percorso dei pazienti veramente meritevoli di cure. L'astuzia labirintica faceva s che
l'utente dovesse chiedere almeno cinque volte come arrivarci. Bench abbassassi la voce, in particolar
modo per rispetto all'OSTETRICIA, non ottenevo in cambio la stessa cortesia. Malattie veneree? In
fondo giri a destra giri a sinistra sempre dritto oltre il cancello salga con l'ascensore scenda le scale il
corridoio dopo l'angolo passi la porta girevole e ce l'ha davanti url l'infermiere, fermando con cura
il carrello carico di lenzuola sporche proprio sul mio piede... Ha detto VENEREE?
S, e lo ripetei al dottorino che faceva roteare lo stetoscopio con aria sbarazzina davanti agli
AMBULATORI. Reparto Scolo? Nessun problema, non pi di cinque minuti di sedia a rotelle. Si
sbellic dalle risate e punt il dito verso lo scivolo dell'inceneritore. Quella  la via pi breve. Buona
fortuna.
Forse  la mia faccia. Forse oggi sembro uno straccio. Mi sento come se lo fossi.
Per strada mi comprai un mazzo di fiori.
Va a trovare qualcuno? disse la ragazza; la sua voce si arricciava agli angoli come i sandwich
dell'ospedale. Si annoiava a morte a dover essere gentile, schiacciata dietro le felci, con la mano destra
che gocciolava acqua verdastra.
S, me. Voglio capire come sto.
Inarc le sopracciglia e squitt: Va tutto bene?.
Prima o poi dissi, gettandole un garofano.
A casa misi i fiori in un vaso, cambiai le lenzuola e andai a letto. Cos'altro mi ha dato
Betsabea se non una dentatura perfetta?
Per mangiarti meglio disse il Lupo.
Mi procurai una bomboletta di vernice e scrissi AMOR PROPRIO sulla porta.
Che Cupido si provi a oltrepassarla.
Louise stava facendo colazione quando arrivai. Aveva indosso una vestaglia a strisce militari
verdi e rosse di una taglia spropositata. I capelli sciolti le riscaldavano il collo e le spalle, e ricadevano
sulla tovaglia in fili di luce. C'era un che di pericolosamente elettrico in Louise. La mia ansia era che la
sua fiamma ostentata e costante potesse essere alimentata da una corrente molto pi effimera. In
superficie sembrava serena, ma sotto si sentiva la stessa forza crepitante che mi innervosisce quando
passo accanto ai pali della luce. Somigliava pi a un'eroina vittoriana che a una donna moderna.
L'eroina di un romanzo gotico, regina della casa, eppure capace di darle fuoco e fuggire nella notte con
una valigia. Me la immaginavo con i mazzi di chiavi legati in vita. Mi aspettavo sempre di vederla
prendere dalla cinta un mazzo di chiavi. Era compressa, smorzata, un vulcano addormentato ma non
estinto. Mi venne in mente che se Louise era un vulcano, io potevo essere Pompei.
Non entrai subito. Mi appostai fuori col bavero alzato, nascondendomi per avere una vista
migliore. Pensai: mi meriterei proprio che chiamasse la polizia. Ma non la chiamer, prender dalla
vetrina di cristallo il revolver col manico di madreperla e mi sparer dritto al cuore. Nel corso
dell'autopsia troveranno un cuore ingrossato, ma niente palle.
La tovaglia bianca, la teiera marrone. Il portapane cromato e i coltelli con le lame argentate.
Oggetti comuni. Guarda come li prende e li posa, come si asciuga rapidamente le mani col bordo della
tovaglia; non farebbe cos se fosse in compagnia. Aveva finito l'uovo, vedevo la cima del guscio nel
piatto, un po' di burro che mette in bocca con la punta del coltello. Adesso  andata a fare il bagno e la
cucina  vuota. Stupida la cucina senza Louise.
Fu facile entrare, la porta non era chiusa a chiave. Mi sentivo come un ladro col sacco pieno di
sguardi rubati.  strano trovarsi nella stanza di qualcuno quando non c'. Specialmente se ami quel
qualcuno. Ogni oggetto ha un altro significato. Perch lo ha comprato? Cosa preferisce? Perch si siede
su questa sedia e non su quell'altra? La stanza diventa un codice che hai solo pochi minuti per
decifrare. Quando rientrer, richieder la tua attenzione, e poi  maleducazione fissare con insistenza.
Eppure avrei voluto aprire i cassetti e far scorrere le dita sui bordi impolverati dei quadri. Forse nel
cestino dei rifiuti, o nella dispensa, trover un indizio che mi porter a te, riuscir a dipanarti, ti
prender fra le dita e stender ogni filo per sapere quanto misuri. La compulsione a rubare  assurda,
irrefrenabile. Non voglio uno dei tuoi cucchiai di finto argento, per quanto siano belli, con quel
minuscolo stivale edoardiano sul manico. Allora perch l'ho messo in tasca? Tiralo subito fuori
ordina l'Istitutrice che vigila sul mio comportamento. Riuscii a reinfilarlo nel cassetto anche se, per
essere un cucchiaino da t, oppose un sacco di resistenza. Mi sedetti e cercai di concentrarmi. Proprio
nel mio campo visivo c'era la cesta dei panni sporchi. La cesta dei panni sporchi no... per favore.
Non ho mai avuto tendenze feticiste. Non mi va di imbottirmi le tasche di mutandine usate.
Conosco persone che lo fanno e hanno la mia comprensione.  rischioso entrare in una sala riunioni
animata, con un enorme fazzoletto bianco in una tasca e un minuscolo paio di slip nell'altra. Come si fa
a ricordarsi dove stanno l'uno e l'altro? Fissavo come in ipnosi la cesta dei panni sporchi, sembravo un
incantatore di serpenti a riposo.
Proprio mentre mi alzavo in piedi, Louise entr dalla porta, con i capelli raccolti sulla testa e
trattenuti da un fermaglio di tartaruga. Emanava da lei il vapore del bagno e un aroma di sapone
amarognolo. Mi apr le braccia, il viso le si addolc d'amore, io le presi le mani, le portai alla bocca e le
baciai una dopo l'altra lentamente, per scolpire nella memoria la forma delle sue nocche. Non
desideravo solo la carne di Louise, desideravo le sue ossa, il suo sangue, i suoi tessuti, i tendini che la
tenevano insieme. L'avrei tenuta stretta a me anche quando il tempo avesse cambiato il colore e la
consistenza della sua pelle. L'avrei tenuta stretta per milioni di anni finch lo scheletro fosse diventato
polvere. Chi sei tu che mi fai provare queste sensazioni? Chi sei tu per cui il tempo non ha significato?
Sentendo il calore delle sue mani pensai:  il fuoco che sfida il sole. Qui mi riscalder, mi
nutrir, trover conforto. Mi aggrapper a questa pulsazione obliando ogni altro ritmo. Il mondo andr
avanti e indietro in balia della marea del giorno ma non qui nelle sue mani, con il mio futuro fra le sue
palme.
Disse: Vieni di sopra.
Salimmo in fila indiana superando il pianerottolo al primo piano, lo studio al secondo, su per le
scale che si facevano pi strette, e le stanze pi piccole. Sembrava che la casa non finisse mai, che le
scale nel loro avvolgersi ci portassero sempre pi in alto, fuori, in una soffitta in cima a una torre dove
gli uccelli battevano contro le finestre e il cielo era un'offerta. C'era un lettino con una trapunta
patchwork. Il pavimento era in pendenza, una tavola dell'impiantito si era sollevata, pareva una ferita.
Le pareti, irregolari, screpolate, respiravano. Le sentivo muoversi sotto le mie dita. Erano appena un
po' umide. La luce del sole, incanalata dall'aria rarefatta, riscaldava i vetri, tanto che non si poteva pi
aprirli. Questa stanza alta e selvaggia ci ingigantiva. Potevamo toccare il soffitto e il pavimento, ogni
angolo della nostra cella d'amore. Mi baciasti e provai il gusto della tua pelle.
E poi? Poi tu, che ti eri appena vestita, abbandonasti gli abiti in un mucchio disordinato e io
scoprii che portavi la sottoveste. Louise, la tua nudit era troppo per me, che non avevo ancora
imparato l'estensione delle tue dita. Come potevo dominare quel territorio? Si sentiva cos Colombo
quando vide le Americhe? Non sognavo di possedere te, volevo che tu possedessi me.
Molto tempo dopo sentii il rumore dei bambini che tornavano da scuola. Le loro voci, eccitate e
impazienti, salirono attraverso le stanze pi quiete per giungere alla fine, distorte, alla nostra Casa della
Fama. Forse eravamo sul tetto del mondo, dove era stato Chaucer con la sua aquila. Forse la fretta e
l'incalzare della vita finivano qui, con le voci che si raccoglievano sulle travi, ripetendosi fino alla
ridondanza. L'energia non si perde, si trasforma; dove vanno le parole?
Louise, ti amo.
Con dolcezza mise la mano sulla mia bocca e scosse la testa. Non dirlo adesso. Non ancora.
Forse non  quello che vuoi dire.
Mi misi a protestare con un'ondata di superlativi, fino a somigliare a un piazzista. Naturalmente
il suo  per forza il modello migliore, il pi importante, davvero meraviglioso, addirittura
incomparabile. Oggi i sostantivi non hanno valore, a meno che non vengano affiancati da un paio di
aggettivi roboanti. Pi enfatizzavo, pi suonava vuoto. Louise non disse niente e alla fine mi zittii.
Quando ho detto che forse non volevi dire quello, volevo dire che forse a te non  possibile
dirlo.
Non ho vincoli matrimoniali.
Pensi che questo significhi essere liberi?
Significa essere pi liberi.
Significa anche che  pi facile cambiare idea. Non metto in dubbio che lasceresti Jacqueline.
Ma resteresti con me?
Ti amo.
Hai amato altre persone e nonostante questo le hai lasciate.
Non  cos semplice.
Non voglio essere un altro trofeo.
Hai cominciato tu, Louise.
Lo ammetto. Abbiamo cominciato insieme.
Cosa stava succedendo? Avevamo fatto l'amore una volta. Ci conoscevamo da un paio di mesi
e gi metteva in dubbio la mia idoneit per una candidatura a lungo termine? Glielo dissi.
Cos ammetti che sono solo un trofeo?
Ero in preda alla rabbia e allo sconcerto. Louise, non so chi sei. Ho fatto di tutto per cercare di
evitare quello che  successo oggi. Ma mi colpisci in un modo che non so valutare o tenere a freno.
Tutto ci che posso misurare  l'effetto, e l'effetto  che ho perso il controllo.
Cos cerchi di riassumere il controllo dicendo che mi ami.  un terreno che ti  noto, vero? 
l'avventura, il corteggiamento e il turbine.
Non voglio mantenere il controllo.
Non ti credo.
No e hai ragione a non credermi. Quando in dubbio, scegli la sincerit.  uno dei miei trucchi.
Mi alzai e andai a prendere la camicia. Era sotto la sua sottoveste. Afferrai invece la sottoveste.
Posso averla?
Trofeo di caccia?
I suoi occhi erano pieni di lacrime. L'avevo ferita. Rimpiansi di averle raccontato tutte quelle
storie sulle mie ragazze. Avevo voluto farla ridere e sulle prime aveva riso. Ma avevo disseminato di
rovi il nostro cammino. Non si fidava di me. Finch s'era trattato di amicizia, l'avevo divertita. Ma
come amante ero mortale. La capivo. Non vorrei avere troppo a che fare con una persona come me. Mi
inginocchiai sul pavimento e strinsi le sue gambe al petto.
Dimmi cosa vuoi che faccia e lo far.
Mi accarezz i capelli. Voglio che tu venga da me senza passato. Le frasi che hai imparato,
dimenticale. Dimentica di aver frequentato altre stanze da letto, altri luoghi. Vieni da me come fosse la
prima volta. Non dire mai che mi ami fino al giorno in cui non me lo dimostri.
Come lo dimostrer?
Non posso essere io a dirti cosa fare.
Il labirinto. Trova la via d'uscita e avrai in premio ci che il tuo cuore desidera. Fallisci e
vagherai per sempre fra le sue mura implacabili.  questa la prova? Vi ho detto che Louise ha qualcosa
di gotico. Sembrava convinta che dovessi giungere a lei dal groviglio del mio passato. In soffitta era
appesa una stampa del quadro di Burne-Jones intitolato Amore e il viandante. Un angelo dalla veste
immacolata guida, tenendolo per mano, un pellegrino stanco e coi piedi doloranti. Il pellegrino  vestito
di nero e il suo mantello  ancora impigliato nel folto cespuglio di rovi dal quale entrambi emergono.
Louise mi avrebbe fatto da guida allo stesso modo? Volevo avere una guida? Aveva ragione, non avevo
pensato all'enormit di tutto questo. Avevo un'attenuante: stavo pensando a Jacqueline.
Pioveva quando lasciai la casa di Louise per prendere l'autobus in direzione dello zoo. Era
pieno di donne e bambini. Stanche donne indaffarate che cercavano di tranquillizzare bambini
scalmanati e nervosi. Una bambina aveva ficcato la testa del fratello nella cartella, e i libri si erano
sparpagliati per terra, mandando su tutte le furie la bella mammina fino a spingerla a un passo
dall'omicidio. Perch il lavoro della madre non  inserito nel calcolo del Prodotto Nazionale Lordo?
Perch non sappiamo come quantificarlo rispondono gli economisti. Dovrebbero provare a prendere
un autobus.
Scesi di fronte all'ingresso principale della Casa degli Animali. Il ragazzo al botteghino era solo
e annoiato. Aveva i piedi appoggiati al cancello d'entrata, il vento umido si infilava nello sportello e
schiaffeggiava la sua minuscola TV portatile. Non mi guard quando mi chinai per ripararmi dietro un
elefante di perspex.
Lo zoo chiude fra dieci minuti disse con tono di mistero. Non si entra dopo le cinque.
Il sogno di ogni segretaria: Non si entra dopo le cinque. Mi rallegrai per un paio di secondi,
poi vidi Jacqueline che veniva verso il cancello, col basco calzato sulla fronte per ripararsi dalla
pioggia. Aveva una borsa della spesa piena di roba da mangiare, con i porri che premevano ai lati.
'Notte, tesoro disse il ragazzo senza muovere le labbra.
Non mi aveva visto. Volevo nascondermi dietro l'elefante di perspex, saltar fuori e dirle:
Andiamo a cena fuori.
Mi prendono spesso di queste mattane romantiche. Le uso come scappatoie dalle situazioni
reali. Chi diavolo vorrebbe andare a cena alle cinque e mezzo? Chi vorrebbe farsi una passeggiata
romantica sotto la pioggia al fianco di migliaia di pendolari che tornano a casa, tutti come voi, con in
mano una borsa della spesa piena di roba da mangiare?
Tieni duro mi dissi. Prosegui cos.
Jacqueline dissi  tipo agente dell'Anticrimine.
Alz la testa, sorrise compiaciuta, mi diede la borsa e si avvolse nel cappotto. Cominci a
camminare verso la macchina, raccontandomi la sua giornata, un wallaby aveva avuto bisogno del
veterinario, sapevo che allo zoo li usano per gli esperimenti animali? Che li decapitano vivi? 
nell'interesse della scienza.
Ma non nell'interesse degli wallaby?
No disse lei. E perch dovrebbero soffrire? Tu non mi taglieresti la testa, vero?
La guardai con sgomento. Stava scherzando ma non sembrava uno scherzo.
Andiamo a prendere un caff e una fetta di torta. La presi per il braccio e ci allontanammo
dal parcheggio verso una sala da t senza pretese, meta abituale dei visitatori appena usciti dallo zoo.
Era gradevole quando non ce n'erano e quel giorno era cos. Gli animali devono invocare la pioggia.
Normalmente non vieni a prendermi al lavoro disse.
No.
C' qualcosa da festeggiare?
No.
La condensa scendeva lungo le vetrate. Niente era chiaro, ora.
Si tratta di Louise?
Annuii, rigirando la forchettina fra le dita e spingendo le ginocchia sotto il ripiano di quel
tavolino da casa di bambola. Niente era proporzionato. La mia voce risultava troppo alta, Jacqueline
troppo piccola, la donna che serviva le ciambelle con meccanica efficienza parcheggi le tette sul
bancone di cristallo, minacciando di mandarlo in frantumi con tanta potenza mammellare. Era
straordinario come riusciva a sbatterti sul piatto le paste al cioccolato e d'un sol colpo annegare gli
ignari clienti in montagne di panna senza calorie. Mia madre diceva sempre che avrei fatto una fine
appiccicosa.
La vedi? la voce esitante di Jacqueline.
Rabbia dalla punta dei piedi alla cima dei capelli. Volevo ringhiare, cane che non sono altro.
Certo che la vedo. Vedo il suo viso su ogni pubblicit, sulle monete che ho in tasca. La vedo
quando ti guardo. La vedo quando non ti guardo.
Non dissi nulla del genere, balbettai qualcosa tipo s, come sempre, ma le cose sono cambiate.
LE COSE SONO CAMBIATE, che frase del cazzo, io ho cambiato le cose. Le cose non cambiano, non
sono come le stagioni che passano, giorno dopo giorno. La gente cambia le cose. Si  vittime del
cambiamento, non vittime delle cose. Perch mi faccio complice di questo uso scorretto del linguaggio?
Comunque la metta, non posso rendere le cose pi facili per Jacqueline. Posso rendere le cose un po'
pi facili per me e credo sia quello che sto facendo.
Disse: Pensavo che avessi deciso di cambiare.
L'ho fatto ed  un problema, no?
Pensavo che prima avessi deciso di cambiare. Mi avevi detto che non lo avresti fatto di nuovo.
Mi avevi detto che volevi una vita diversa. Non ci vuole molto a farmi del male.
Era vero quello che diceva. Avevo pensato di poter uscire coi giornali della mattina e tornare a
casa per il telegiornale delle sei. Non avevo mentito a Jacqueline, pareva piuttosto che avessi mentito a
me.
Non ho ricominciato con le scappatelle, Jacqueline.
E allora che cosa stai facendo?
Bella domanda. Ci sarebbe voluto un angelo custode che traducesse le mie azioni in parole
semplici. Avrei voluto venire da te con tutta la sicurezza di un programmatore di computer, con la
sicurezza che avremmo trovato le risposte, se solo avessimo formulato le domande giuste. Perch non
mi stavo comportando secondo i piani? Come  sciocco dire non lo so e scuotere le spalle con
l'atteggiamento idiota di chi s' innamorato e non riesce a spiegarlo. Ho un sacco di esperienza, dovrei
essere capace di spiegarlo. L'unica parola che mi viene in mente  Louise.
Jacqueline, sotto la luce violenta del neon del locale, stringe fra le mani la tazza in cerca di
conforto ma si brucia. Rovescia il t nel piattino e, mentre cerca di asciugarlo con un tovagliolino
inadatto allo scopo, fa cadere per terra la sua fetta di dolce. Silenziosamente, ma con occhio d'aquila, la
Tettona si china a pulire tutto. Ha gi assistito a scene come questa, non gliene importa niente, tranne
che fra un quarto d'ora vorrebbe chiudere. Si ritira dietro il bancone e accende la radio.
Jacqueline si pul gli occhiali.
Cosa pensi di fare?
Sta a noi deciderlo.  una decisione comune.
Vuoi dire che ne parleremo e che farai comunque quello che vuoi.
Non so cosa voglio.
Annu e si alz per andar via. Prima che trovassi gli spiccioli per pagare Jacqueline era gi in
strada, va a prendere la macchina, pensai.
Corsi a raggiungerla ma quando arrivai al parcheggio dello zoo lo trovai chiuso. Mi afferrai al
reticolato a rombi tipo rete da tennis, e scossi invano l'indifferente catenaccio. Era una notte di maggio
umida, pi simile a febbraio che alla dolce primavera, avrebbe dovuto essere mite e luminosa, ma la
luce era stata assorbita da una fila di fiochi lampioni che riflettevano la pioggia. La Mini di Jacqueline
era abbandonata in un angolo del recinto desolato. Ridicola questa triste perdita di tempo.
Attraversai il piccolo parco e mi sedetti su una panchina umida sotto un salice gocciolante.
Avevo indosso un paio di calzoncini comodi, larghi, che con questo tempo somigliavano a quelli della
campagna di arruolamento dei Boy Scouts. Ma non sono un Boy Scout e non ne ho mai fatto parte. Li
invidio; sanno esattamente cos' una Buona Azione.
Di fronte a me, le linde, tranquille casette che davano sul parco mostravano del giallo a una
finestra, del nero a un'altra. Una sagoma tir le tende, qualcuno apr la porta d'ingresso, per un istante
udii della musica. Che vite integre e assennate. Forse che quella gente restava sveglia durante la notte,
nascondendo il proprio cuore mentre concedeva il corpo? Forse che quella donna alla finestra si
disperava in silenzio mentre l'orologio la spingeva sempre pi prossima all'ora di coricarsi? Amava
suo marito? Lo desiderava? E quando lui vedeva sua moglie spogliarsi, cosa provava? In un'altra casa
c' qualcuno che lui desidera quanto un tempo desiderava lei?
Al luna park una volta c'era una macchinetta a gettoni che si chiamava Cosa ha visto il
maggiordomo. Si schiacciavano gli occhi contro una specie di cannocchiale, si infilava una moneta nel
buco e immediatamente un gruppo di ballerine cominciava a sfilarsi la gonna e a fare l'occhiolino. A
poco a poco si toglievano quasi tutti i vestiti, ma se si voleva il colpo di grazia bisognava inserire
un'altra moneta prima che la mano bianca del maggiordomo tirasse una tenda discreta. Il piacere
ovviamente consisteva nell'accuratezza della simulazione. L'intenzione era di ricreare le sensazioni che
prova chi assista a uno spettacolo di variet, ovviamente dal posto migliore. Si vedevano file di
poltroncine di velluto e una sfilza di teste impomatate. Attraeva perch puerile e malizioso. Mi sentivo
sempre colpevole, ma era un caldo fremito di colpa, non il tremendo peso del peccato. Cos mi
trasformai in un voyeur, anche se di modesta levatura. Mi piaceva passare davanti alle finestre aperte e
dare una sbirciata alla vita di dentro.
Nessun film muto  stato girato a colori ma le immagini attraverso le finestre sono cos. Tutto si
muove con una bizzarra animazione meccanica. Perch quell'uomo sta alzando le braccia? Le mani
della ragazza scivolano sul pianoforte senza alcun suono. Soltanto mezzo centimetro di vetro mi separa
da un mondo silenzioso dove non esisto. Loro non sanno che sono qui ma comincio ad avere
un'intimit con loro, come fossi di famiglia. Ancora di pi, perch mentre quelli muovono le labbra
come fanno i pesci rossi nel vaso, sono io che scrivo la sceneggiatura e gli metto le parole in bocca.
Una volta avevo una ragazza, avevamo l'abitudine di fare questo gioco: quando eravamo senza una lira
gironzolavamo intorno a case eleganti inventandoci storie sui ricchi. Si chiamava Catherine e voleva
scrivere. Diceva che era un buon esercizio di fantasia inventare piccoli canovacci per ignari personaggi.
Io non volevo scrivere ma non mi dispiaceva portarle il quaderno. Mi venne in mente, in quelle notti
oscure, che i film sono una tremenda mistificazione. Nella vita reale, lasciati ai loro progetti,
specialmente dopo le sette di sera, gli esseri umani a malapena si muovono. Qualche volta mi facevo
prendere dal panico e dicevo a Catherine che avremmo dovuto chiamare un'ambulanza.
Nessuno pu star seduto tanto a lungo dicevo. Deve essere morta. Guardala,  sopravvenuto
il rigor mortis, neanche un battito di ciglia.
Poi andavamo in un cineclub dove proiettavano Chabrol o Renoir e per tutto il film l'intero cast
non faceva che entrare e uscire dalle camere da letto, spararsi, divorziare. Era stressante. I francesi si
vantano di essere degli intellettuali ma per essere un popolo di pensatori corrono parecchio. Pensare 
considerata un'occupazione sedentaria. Mettono pi azione nei loro film d'arte di quanto riescano a
fare gli americani in una dozzina di pellicole di Clint Eastwood. Jules et Jim  un film d'azione.
Eravamo cos felici in quelle notti umide e spensierate. Ci sentivamo come il Dottor Watson e
Sherlock Holmes. Sapevo dov'ero. Poi Catherine disse che se ne sarebbe andata. Non voleva farlo ma
sentiva che una scrittrice non pu essere una buona compagna.  solo questione di tempo disse,
diventer un'alcolizzata e dimenticher come si fa a cucinare.
Proposi di aspettare e di provare a superare lo scoglio. Scosse la testa e mi batt la mano sulla
spalla. Prenditi un cane.
Naturalmente ero a pezzi. Mi piaceva vagabondare di notte con lei, la breve sosta al negozio del
pesce, buttarsi nello stesso letto all'alba.
C' niente che possa fare per te prima che tu te ne vada? domandai.
S disse. Sai perch Henry Miller diceva: Scrivo con il cazzo?
Perch era vero. Quando mor, tra le sue gambe non trovarono altro che una penna a sfera.
Stai scherzando disse.
S?
Sedevo sulla panchina, sorridente e coi vestiti zuppi. Non ero felice, ma il potere della memoria
 tale che pu sospendere per un po' la realt. Oppure la memoria  il luogo pi reale? Mi alzai e
strizzai le gambe dei pantaloncini. Era buio, dopo il tramonto, il parco apparteneva ad altra gente e io
non appartenevo a loro. Meglio andare a casa a cercare Jacqueline.
Quando arrivai la porta era chiusa a chiave. Cercai di entrare ma c'era la catena. Gridai e presi a
pugni la porta. Alla fine la cassetta delle lettere si apr di scatto e ne scivol fuori un biglietto. Diceva
VATTENE. Cercai una penna e scrissi sul retro.  CASA MIA. Come temevo, non ci fu risposta. Per
la seconda volta in quel giorno finii a casa di Louise.
Dormiremo in letti diversi, stanotte disse, mentre riempiva la stanza da bagno con nuvole di
vapore e oli profumati. Adesso scaldo la stanza mentre ti sdrai nella vasca e bevi questa cioccolata.
Tutto bene, Christopher Robin?
S, con o senza cappuccio azzurro. Com' tenero tutto ci;  inverosimile. Non posso crederci.
Jacqueline doveva sapere che questo era l'unico posto dove potevo andare. Perch si  comportata
cos? Forse si sono messe d'accordo, per farmela pagare? Forse la morte  gi arrivata e questo  il
Giorno del Giudizio Universale. Giudizio Universale o no, non posso tornare da Jacqueline. Qualsiasi
cosa succeda qui, e non avevo grandi aspettative, sapevo che la separazione da lei era stata troppo
profonda per poterla risanare. Nel parco sotto la pioggia avevo almeno capito una cosa: era Louise la
donna che desideravo, anche se non avessi potuto averla. Jacqueline, dovevo ammetterlo, non l'avevo
mai desiderata, semplicemente era quello che mi ci voleva per un po'.
I legami fra molecole sono una bella sfida per i biochimici. Ci sono molti modi per mettere
insieme le molecole ma sono solo poche le sovrapposizioni che le portano sufficientemente vicine. A
livello molecolare il successo pu voler dire scoprire quale conformazione, quale specie chimica,
consentir l'unione della struttura della proteina con una cellula tumorale. Se riesci a risolvere questo
rischiosissimo rompicapo potresti aver scoperto la cura per il carcinoma. Ma sia le molecole sia gli
esseri umani sono solo una parte di ci che esiste in un universo di possibilit. Ci tocchiamo l'uno con
l'altro, creiamo legami e li spezziamo, scivoliamo via in campi di forza che non comprendiamo.
Legarsi a Louise poteva magari curare un cuore ferito, ma poteva anche risultare un esperimento ad
alto costo e disastroso.
Mi infilai l'accappatoio ruvido che Louise mi aveva dato. Speravo che non fosse di Elgin. Per
un malcostume diffuso nelle pompe funebri, mentre il defunto, vestito nei suoi abiti migliori, viene
preparato per la sepoltura, il becchino e i suoi aiutanti si provano i suoi indumenti. Chi li indossa
meglio offre al loro posto uno scellino; o meglio, lo scellino viene infilato nella cassetta delle offerte e i
vestiti sfilati al cadavere. Ovviamente glieli lasciano addosso finch la salma  esposta, ma non appena
arriva il momento di chiudere il coperchio, uno degli inservienti spoglia il poveraccio e lo ricopre con
un sudario da quattro soldi. Se stavo per pugnalare Elgin alle spalle, non volevo farlo con indosso la
sua vestaglia.
 mia disse Louise mentre salivo di sopra. Non preoccuparti.
Come l'hai capito?
Ti ricordi quando ci ha sorpreso quel terribile acquazzone, tornando a casa tua? Jacqueline ha
insistito perch mi spogliassi e mi ha dato la sua vestaglia.  stato un gesto molto gentile, anche se
morivo dalla voglia di infilarmi la tua. Era il tuo odore che stavo cercando.
Non l'avevo indosso io, la mia?
S. Il che era ancora pi eccitante.
Aveva acceso il caminetto nella stanza a un letto che chiamava l'Alcova d'emergenza. Nella
maggior parte delle case non ci sono pi caminetti a fiamma viva; Louise non ha riscaldamento
centralizzato. Disse che Elgin si lamentava ogni inverno, anche se era lei a comprare il combustibile e a
fare il fuoco.
In realt lui non vuole vivere in questo modo disse, riferendosi all'austera magnificenza della
loro casa coniugale. Sarebbe molto pi felice in una casa degli anni Trenta finto Tudor con il
riscaldamento a pannelli.
Allora perch ci vive?
Gli d un bel tocco di originalit.
A te piace?
L'ho messa su io. Fece una pausa. La sola cosa che Elgin ha messo in questa casa  stato il
denaro.
Lo disprezzi, vero?
No, non lo disprezzo. Mi ha delusa.
Elgin era stato uno studente brillante durante il tirocinio. Aveva lavorato sodo e si era fatto una
buona esperienza. Si era impegnato a fondo nella sperimentazione. Nei primi anni in ospedale, quando
Louise lo aveva sostenuto economicamente pagando tutti i conti che si andavano accumulando nel
corso della loro sobria vita in comune, Elgin aveva manifestato le pi serie intenzioni di specializzarsi e
andare a lavorare nel Terzo Mondo. Disprezzava quello che definiva il percorso dello specialista
ospedaliero, per seguire il quale giovani dotati e di buona famiglia non si sprecavano pi di tanto nella
faticosa attivit ospedaliera e venivano presto promossi, passando a occuparsi di cose pi semplici e pi
gratificanti. C' una strada a scorrimento veloce nella medicina. Pochissime sono le donne che la
percorrono,  il classico itinerario del medico di successo.
E poi cosa accadde?
La madre di Elgin si ammal di cancro.
A Stamford Hill, Sarah si ammal. Si era sempre alzata alle cinque; pregava e accendeva le
candele, si dava da fare per preparare il cibo dell'intera giornata e per stirare le camicie di Esa. In
quelle ore antelucane portava in testa un fazzoletto, e metteva la lunga parrucca nera pochi istanti prima
che suo marito scendesse, alle sette. Facevano colazione e salivano insieme sulla loro vecchia auto per
percorrere le tre miglia fino al negozio. Sarah spazzava il pavimento e spolverava il bancone mentre
Esa infilava il camice bianco sopra lo scialle da preghiera e trascinava gli scatoloni di cartone nella
retrobottega. In realt non  che alle nove aprissero il negozio: si limitavano a togliere il chiavistello
alla porta. Sarah vendeva spazzolini da denti e pastiglie. Esa confezionava pacchetti di medicinali.
Avevano fatto cos per cinquant'anni.
Il negozio era immutato. Il bancone di mogano e le vetrine di cristallo erano l gi prima della
guerra, prima che Esa e Sarah comprassero una licenza sessantennale per tirare avanti fino alla
vecchiaia. A fianco, il ciabattino era diventato una drogheria, che poi era diventata un negozio di
delicatessen che era diventato una Kebab Kosher House. Dall'altro lato, la lavanderia a gettoni era
diventata un lavasecco. Era ancora gestita dai figli dei loro amici, gli Shiffy.
Tuo figlio disse Shiffy a Esa fa il medico, l'ho visto sul giornale. Potrebbe portarti una
buona clientela. Potresti espanderti.
Ho settantadue anni disse Esa.
Che vuol dire che hai settantadue anni? Pensa ad Abramo, pensa a Isacco, pensa a
Matusalemme. Novecentosessantanove anni. Non  ancora il momento di preoccuparsi per l'et.
Ha sposato una gentile.
Tutti facciamo degli errori. Guarda Adamo.
Esa non disse a Shiffy che non aveva pi avuto notizie di Elgin. Non pensava che ne avrebbe
mai pi avute. Due settimane pi tardi, mentre Sarah era in ospedale e non riusciva a parlare per il
dolore, Esa fece il numero di Elgin sul suo telefono di bachelite antidiluviano. Non si erano mai
preoccupati di sostituirlo con un modello pi nuovo. I figli di Dio non hanno bisogno del progresso.
Elgin arriv immediatamente e parl con il medico prima di incontrare suo padre al capezzale.
Il dottore disse che non c'erano speranze. Sarah aveva un cancro al midollo e non sarebbe
sopravvissuta. Il dottore disse che doveva aver sofferto per anni. Disfacendosi lentamente, polvere alla
polvere.
Mio padre lo sa?
In un certo senso. Il medico aveva da fare e doveva continuare il suo lavoro. Diede a Elgin le
sue annotazioni e lo lasci a una scrivania, sotto un lume con la lampadina fulminata.
Sarah mor. Elgin and al funerale, poi riaccompagn suo padre al negozio. Esa armeggi con
le chiavi per aprire la porta. Sul pannello di vetro c'erano ancora le lettere dorate che un tempo
annunciavano il miracolo della fortuna di Esa. Sopra c'era scritto ROSENTHAL, e sotto
FARMACISTA. Il tempo e le stagioni avevano infierito sull'insegna e, bench recitasse ancora
ROSENTHAL, ora sotto si leggeva FARMACI.
Elgin, un passo dietro il padre, avvert un malessere allo stomaco. Era l'odore della sua
infanzia: formaldeide e menta. Era l'odore dei compiti dietro il bancone. Le lunghe sere in attesa che i
genitori lo portassero a casa. Qualche volta si addormentava, in calzettoni grigi e calzoni corti, con la
testa sopra le tavole dei logaritmi; allora Esa lo sollevava e lo portava in braccio fino alla macchina.
Ricordava la tenerezza di suo padre solo attraverso il filtro dei sogni e del dormiveglia. Esa era duro
con il ragazzo ma quando vedeva la sua testa appoggiata sul tavolo, le gambe magre che penzolavano
dalla sedia, si inteneriva e gli sussurrava all'orecchio qualcosa sui mughetti e la Terra Promessa.
Elgin sent le gambe cedergli, mentre osservava il padre appendere lentamente il cappotto nero
all'attaccapanni e infilare le braccia nel camice da farmacista. Sembrava trovare conforto in questi gesti
abituali, senza guardare Elgin tir fuori il registro delle ordinazioni e si sedette borbottando qualcosa.
Dopo un po' Elgin toss e disse che doveva andare. Suo padre annu, senza proferire parola.
Posso fare qualcosa per te? chiese Elgin senza aspettarsi una risposta.
Puoi dirmi perch tua madre  morta?
Elgin si schiar la gola una seconda volta. Era disperato.
Pap, la mamma era vecchia, non ha avuto la forza di riprendersi.
Esa dondol la testa su e gi, su e gi.  stata la volont di Dio. Il Signore d, il Signore
toglie. Quante volte l'ho detto, oggi? Ci fu un altro lungo silenzio. Elgin toss.
Devo andare.
Esa si trascin dietro il bancone e frug dentro un grosso barattolo scolorito.
Porse a suo figlio un busta di carta scura piena di pastiglie.
Hai la tosse, figliolo. Prendi queste.
Elgin infil la busta nella tasca del cappotto e se ne and. Cammin pi svelto che pot per
allontanarsi dal quartiere ebraico e, quando arriv sulla strada principale, ferm un taxi. Prima di salirci
gett la busta nel cestino dei rifiuti alla fermata dell'autobus. Fu l'ultima volta che vide suo padre.
 vero che all'inizio Elgin non si rese conto che la sua ossessiva ricerca sul carcinoma avrebbe
portato benefici sostanziali pi a se stesso che ai suoi pazienti. Si serviva della simulazione
computerizzata per riprodurre gli effetti di una rapida moltiplicazione delle cellule malate. Considerava
la terapia genica come la pi promettente via d'uscita per un corpo assediato da se stesso. Era un
aspetto della medicina molto affascinante. La terapia genica  il territorio di frontiera dove si pu aver
successo e far fortuna. Elgin fu ingaggiato da un'industria farmaceutica americana che lo sped
immediatamente in laboratorio. Tanto, lui non aveva mai amato gli ospedali.
Elgin disse Louise non sa pi mettere un cerotto su un dito ferito, ma sa dirti tutto ci che
c' da sapere sul cancro. Tutto, meno cosa lo provoca e come curarlo.
Un po' cinico, no? dissi.
A Elgin non importa dei malati. Non vede mai nessun malato. Da dieci anni non mette piede
nel reparto malati terminali. Sta rinchiuso in Svizzera per met dell'anno, in un laboratorio da vari
milioni di sterline a fissare un computer. Vuole fare la grande scoperta. Vuole il premio Nobel.
Non c' niente di sbagliato nell'essere ambiziosi.
Rise. C' molto di sbagliato in Elgin.
Mi chiesi se potevo essere all'altezza di Louise.
Ci coricammo insieme e percorsi con il dito l'arco delle sue labbra. Aveva un bel naso dritto,
severo ed esigente.
La sua bocca era in contraddizione con il naso, non perch non fosse seria, ma perch era
sensuale. Era piena, lasciva, profonda, con un tocco di crudelt. L'insieme del naso e della bocca
produceva uno strano effetto di sensualit ascetica. C'era saggezza, e al tempo stesso bramosia,
nell'insieme. Era un cardinale romano, casto, ma con un debole per l'angelico corista.
I gusti di Louise non trovano collocazione nella fine di questo ventesimo secolo, dove il sesso 
tutto giocato sullo scoprire e non sul celare. Lei preferiva l'ammiccare stuzzicante. Il suo godimento
consisteva in un orgasmo lento e sicuro, un gioco fra eguali che potevano anche scegliere di non restare
eguali. Non era un tipo alla D.H. Lawrence; nessuno avrebbe potuto possedere Louise con animalesca
ineluttabilit. Era necessario coinvolgere tutta la sua persona. La mente, il cuore, l'anima e il corpo
potevano presentarsi solo come due coppie di gemelli. Non si poteva separarla da se stessa. Preferiva
l'astinenza a una brutale scopata.
Elgin e Louise non facevano pi l'amore. Di tanto in tanto lo faceva venire, ma non si lasciava
penetrare. Elgin accettava la cosa come parte del loro mnage e Louise sapeva che andava a puttane. Le
sue inclinazioni lo avrebbero reso inevitabile anche in un matrimonio pi tradizionale. Il suo hobby del
momento era prendere l'aereo per la Scozia e annegare in un bagno di porridge mentre un paio di
geishe celtiche gli inguantavano il cazzo.
Non sopporta di essere nudo davanti a degli estranei disse Louise. Sono la sola persona, a
parte sua madre, che lo ha visto senza vestiti.
Perch resti con lui?
Era un buon amico, questo prima che cominciasse a lavorare tutto il giorno. Avrei potuto
accontentarmi di restare con lui e vivere la mia vita, ma  successo qualcosa.
Cosa?
Ho visto te nel parco.  stato molto tempo prima che ci conoscessimo.
Volevo farle delle domande. Ma il cuore mi batteva troppo veloce, mi sentivo senza forza e
senza energia, sensazione che mi prende quando bevo a stomaco vuoto. Qualsiasi cosa Louise avesse
da dirmi non avrei saputo come affrontarla. Mi sdraiai sulla schiena e mi misi a osservare le ombre che
disegnava la fiamma. Nella stanza c'era una palma ornamentale, le cui foglie proiettavano ombre
grottesche e smisurate. Non era un tranquillo interno domestico.
Nelle ore seguenti, alternando la veglia e il sonno con una febbre leggera che mi aiut a
liberarmi dalla passione e dall'angoscia, la stanzetta mi parve popolata da fantasmi. Alla finestra, delle
figure scrutavano attraverso le tende di mussola, parlottando tra loro a voce bassa. Un uomo si scaldava
vicino al fuoco semispento. Non c'erano altri mobili se non il letto, e il letto stava levitando. Eravamo
circondati da mani e volti che si allontanavano per poi riunirsi, ora delineandosi, evanescenti ed
enormi, ora scomparendo come le bolle di sapone che soffiano i bambini.
Le figure prendevano forme che riconoscevo: Inge, Catherine, Betsabea, Jacqueline. Altre delle
quali Louise non sapeva nulla. Venivano vicinissime, mi infilavano le dita nella bocca, nelle narici, mi
strappavano gli occhi. Mi accusavano di menzogna e tradimento. Aprivo la bocca per parlare ma non
avevo pi la lingua, era solo una caverna sventrata. A quel punto devo aver gridato perch mi trovai fra
le braccia di Louise che si chinava su di me, mi accarezzava la fronte, mi tranquillizzava, mi
sussurrava: Non ti lascer pi andar via.
Come potevo rimettere piede nel mio appartamento? La mattina seguente telefonai allo zoo e
chiesi di parlare con Jacqueline. Mi risposero che non era andata al lavoro. Avevo qualche linea di
febbre e solo un paio di calzoni corti sottomano, ma ritenni fosse meglio tentare di sistemare la
faccenda con lei il pi presto possibile. Niente scorciatoie, bisognava affrontare la situazione.
Louise mi prest la macchina. Quando arrivai al mio appartamento le imposte erano ancora
chiuse ma non c'era pi il chiavistello alla porta. La aprii spingendola con cautela. Mi aspettavo quasi
che Jacqueline si slanciasse contro di me con il tritacarne. Mi fermai nell'ingresso e la chiamai. Non ci
fu risposta. A essere precisi, Jacqueline non abitava con me. Divideva un appartamento con altri. A
casa mia teneva solo alcune cose che, per quanto potevo vedere, non c'erano pi. Niente cappotto
dietro la porta. Niente cappello n guanti appoggiati sul mobile dell'ingresso. Provai in camera da letto.
Era distrutta. Qualunque cosa Jacqueline avesse fatto la notte precedente, non aveva avuto il tempo di
dormire. La stanza sembrava un pollaio, c'erano piume dappertutto. I cuscini erano stati squarciati, il
piumino sventrato e svuotato. Aveva sfilato i cassetti dal com e rovesciato tutto intorno quello che
c'era dentro, come un ladro professionista. Rimasi a bocca aperta, mi chinai a raccogliere una maglietta
e la lasciai ricadere. Avrei potuto usarla come straccio per la polvere, perch ci aveva fatto un buco
proprio in mezzo. Ritornai in soggiorno. L andava un po' meglio, niente piume, niente di rotto,
semplicemente era sparito tutto. Il tavolo, le sedie, lo stereo, i vasi da fiori e i quadri, i bicchieri, le
bottiglie, specchi e lumi. Era beatamente zen. Aveva lasciato un mazzo di fiori in mezzo al pavimento.
Probabilmente non era riuscita a ficcarlo in macchina. Gi, la macchina. La macchina era bloccata.
Come aveva fatto ad andar via con le mie cose?
Andai a far pip. Sembrava una mossa sensata, ammesso che il bagno fosse ancora al suo posto.
C'era, ma si era portata via il water. La stanza da bagno sembrava essere stata il bersaglio di un
idraulico depravato e sadico. I rubinetti erano tutti storti e sotto il tubo dell'acqua calda, che qualcuno
si era dato da fare per staccare, c'era una chiave inglese. I muri erano coperti di segni a pennarello. Era
la scrittura di Jacqueline. Un lungo elenco delle sue qualit sovrastava la vasca da bagno, e una lista
ancora pi lunga dei miei difetti il lavandino. Spiaccicato tutto intorno al soffitto, come una
decorazione acid-house, c'era il nome di Jacqueline ripetuto all'infinito. Jacqueline in collusione con
Jacqueline. Una clonazione senza fine di Jacqueline in inchiostro nero. Andai a far pip nella
caffettiera. Il caff non le piaceva. Fissando la porta del bagno vidi che sopra c'era impiastricciato
MERDA. La parola e la materia. Questo spiegava il tanfo.
Il verme nel fiore in boccio.  vero, la maggior parte dei boccioli ha i vermi, ma che ne dite di
quelli che si trasformano? Pensavo che ora Jacqueline sarebbe sgusciata fuori silenziosamente, come
prima aveva strisciato dentro.
I vecchi saggi, fautori di un percorso di ragionevolezza, senza troppa passione, n troppo sesso,
molta verdura e a letto presto, non riescono a credere a una fine come questa. Nel loro mondo, le buone
maniere e il buon senso prevalgono. Non immaginano che scegliere la ragionevolezza sia come
piazzarsi una bomba a orologeria sotto i piedi. Non immaginano che tu sia maturo per la raccolta, e
aspetti solo la tua occasione. Non pensano al disastro che una vita esplosiva pu causare. Non sta
scritto nel loro regolamento, anche se succede continuamente. Mettiti seduto, piedi sotto il tavolo. 
una bella ragazza,  un bel ragazzo. Sono i clich che creano problemi.
Mi sdraiai sul duro pavimento di legno del mio nuovo soggiorno zen e mi misi a contemplare
un ragno che tesseva la ragnatela. Natura Cieca. Homo Sapiens. Diversamente da re Roberto di Scozia,
non mi colse nessuna folgorante rivelazione, soltanto un'immensa tristezza. Non sono il genere di
persona che pu sostituire l'amore con la convenienza, o la passione con le avventure occasionali. Non
mi va bene tenere in casa le pantofole e le scarpe da ballo in un pied--terre due traverse pi in l. 
cos che si fa, no? Impacchetta la tua vita stile supermercato, non mischiare il cuore con il fegato.
Non sono certo il tipo da pantofole; il tipo che rimane in casa credendo con cieca fiducia a
un'altra riunione in ufficio fino a tarda ora; che va a letto in solitudine alle undici, facendo finta di
dormire, con le orecchie ritte come un cane da guardia per sentire il rumore dell'auto nel vialetto. Non
ho allungato la mano per controllare l'ora, col peso di tutte le ore perdute che ticchettano nello
stomaco.
Piuttosto, sono il tipo scarpette da ballo, e come ho fatto divertire le donne! Venerd sera,
riunione del fine settimana, s, nel mio appartamento. Via gli abiti da ufficio, gambe divaricate che mi
attirano a s, una pausa per champagne e formaggio. E intanto c' chi guarda fuori dalla finestra per
vedere se il tempo cambia. Guarda l'orologio, guarda il telefono, ha detto che avrebbe chiamato dopo
l'ultima seduta. Telefona. Si stacca da me e compone il numero appoggiando il ricevitore al seno. 
bagnata di sesso e di sudore. Ciao amore, s, tutto bene, sta piovendo.
Spegni le luci. Tutto ci  fuori dal tempo. Il margine di un buco nero da dove non si pu
andare n avanti n indietro. I fisici fanno ipotesi su cosa potrebbe succedere se ci sistemassimo sui
bordi del cratere di uno di questi buchi. Sembra che, data la peculiarit dell'orizzonte virtuale,
potremmo guardare la storia che scorre e mai diventare storia noi stessi. Resteremmo intrappolati a
contemplare in eterno, senza nessuno con cui parlare. Forse  l che sta Dio, e allora Dio capisce le
ragioni dell'infedelt.
Non muoverti. Non possiamo muoverci, imprigionati come aragoste nell'acquario di un
ristorante. Questi sono i confini della nostra vita insieme, questa stanza, questo letto. Questo  il
voluttuoso esilio liberamente scelto. Non ci azzardiamo a mangiare fuori, chiss chi incontreremmo?
Dobbiamo comprare da mangiare in anticipo, con la previdenza di un contadino russo. Dobbiamo
conservare tutto fino a quel giorno, congelarlo nel frigorifero, riscaldarlo nel forno. Temperature calde
e fredde, fuoco e ghiaccio, gli estremi fra i quali viviamo.
Non facciamo uso di droghe, la nostra droga  il pericolo, dove vederci, quando parlare, cosa
succeder quando ci incontreremo in pubblico. Pensiamo che nessuno ci abbia visto, ma ci sono sempre
delle facce dietro le tende, occhi per la strada. Non c' altro su cui spettegolare, perci spettegolano su
di noi.
Accendi la musica. Balliamo insieme, in un abbraccio serrato, come una coppia di omosessuali
anni Cinquanta. Se qualcuno bussa alla porta non risponderemo. Se risponderemo, diremo:  la mia
segretaria. Sentiamo solo la musica, oleosa come un tubo di crema che ci unge mentre rotoliamo sul
pavimento. L'ho aspettata tutta la settimana. Tutta la settimana  stata scandita da orologi e calendari.
Temevo che avrebbe telefonato gioved per dire che non poteva venire, come talvolta succede, anche se
stiamo insieme solo un weekend su cinque e solo qualche ora rubata dopo l'ufficio.
Inarca il suo corpo come un gatto che si stira. Strofina la fica sulla mia faccia come una puledra
contro lo steccato. Ha l'odore del mare. Ha l'odore di quelle pozze d'acqua fra le rocce nella mia
infanzia. C' dentro una stella marina. Mi acquatto per assaporare il sale, faccio scorrere le dita intorno
al bordo. Si apre e si chiude come un anemone marino. Ogni giorno si riempie con nuove ondate di
desiderio.
Il sole non si ferma dietro gli scuri. La stanza  investita di luce che forma onde sinuose sul
tappeto. Nel tappeto, che sembrava cos rispettabile dentro il negozio, ora c' un harem rosso. Mi
avevano detto che era rosso vino.
Controluce si appoggia a una verga di luce. Sotto le sue ciglia la luce si scompone in tanti
colori. Vuole che la luce la penetri, rompa il pesante gelo dell'anima che niente ha scaldato da pi estati
di quante lei possa contare. Suo marito la copre come una tela cerata. Entra dentro di lei come se fosse
una palude. Lei lo ama e lui ama lei. Sono ancora sposati, no?
Domenica, dopo che lei se ne  andata, posso aprire le tende, caricare l'orologio e togliere i
piatti ammucchiati intorno al letto. Posso prepararmi il pranzo con gli avanzi e pensare a lei, a casa sua
per il pranzo domenicale, mentre ascolta il ticchettio gentile dell'orologio e il rumore di mani
indaffarate che le preparano un bagno. Suo marito sar dispiaciuto per lei, con le borse sotto gli occhi,
distrutta. Povera piccola, non ha chiuso occhio. Le rimbocca le lenzuola. Io porto quelle nostre,
sporche, in lavanderia.
Sono queste le cose che spingono un cuore infranto verso tutte le Jacqueline di questa terra, e
tutte le Jacqueline di questa terra verso queste stesse cose. C' un altro modo? La felicit  sempre un
compromesso?
Quando andavo dal dentista leggevo sempre riviste femminili. Mi affascinavano con il loro
mondo misterioso di consigli sul sesso e di suggerimenti su come intrappolare gli uomini. Ho appreso
da quelle pagine patinate che il sistema per capire se tuo marito ha una relazione sta nel controllargli le
mutande e l'acqua di colonia. Quelle riviste affermano che quando un uomo si fa un'amante desidera
nascondere il cazzo sotto panni regali. Desidera nascondere le proprie tracce dietro un nuovo
dopobarba. Senza dubbio quelle riviste sanno il fatto loro. Ecco il signor Right che si chiude
furtivamente in bagno per provarsi i boxer nuovi di zecca (taglia L) nella confezione da sei paia. I suoi
fedeli slip ingrigiti giacciono abbandonati per terra. Lo specchio del bagno  stato appeso in modo da
avere una buona visuale della faccia, ma per raggiungere la parte che pi gli interessa deve tenersi in
equilibrio sul bordo della vasca afferrandosi al tubo della doccia. Cos va meglio, ora quello che riesce
a vedere  la pubblicit di una rivista per uomini, finissimo batista di cotone su un busto muscoloso.
Salta gi, soddisfatto, e si rovescia addosso un litro di Hommage Homme. La signora Right non se ne
accorger, sta cucinando il pollo al curry.
Se  la signora Right ad avere una relazione, sar pi difficile scoprirlo, cos dicono le riviste
femminili, che sanno il fatto loro. Lei non si mette a comprare vestiti nuovi, anzi,  probabile che
indossi il solito vestito in modo che suo marito le creda quando dice che va a un corso serale di liuto
medievale. A meno che non sia una donna in carriera,  molto difficile che possa svignarsela con
regolarit, se non di pomeriggio.  per questo che tante donne scelgono di mettersi in carriera? Per
questo Kinsey ha rilevato che tanta gente preferisce il sesso pomeridiano?
Una volta avevo una ragazza che raggiungeva l'orgasmo solo fra le due e le cinque del
pomeriggio. Lavorava all'Orto Botanico di Oxford e si occupava dei ficus. Era una bella impresa
cercare di soddisfarla, quando in qualsiasi momento poteva arrivare un visitatore con regolare biglietto
d'ingresso a chiedere informazioni sul Ficus elastica. Ci nonostante, sotto la spinta della passione,
andavo a trovarla a inverno inoltrato, imbacuccandomi dalla testa ai piedi, lasciando con gli stivali una
scia di neve quasi fossi un personaggio di Anna Karenina.
Vronskij mi  sempre piaciuto ma non credo alla letteratura che diventa vita. Judith era
presissima da Conrad. Sedeva tra i ficus leggendo Cuore di tenebra. La cosa pi erotica che potessi
dirle era: Il signor Kurtz   morto. I sovietici, mi hanno detto, soffrono moltissimo a doversi mettere
cappottoni di pelliccia per uscire, e poi spogliarsi fino a restare in mutande quando sono al chiuso. Il
mio problema era proprio questo. Judith viveva in un mondo eternamente surriscaldato di pantaloncini
e T-shirt. Dovevo portarmi dietro dei vestiti leggeri o rischiare di sfrecciare nel freddo con solo un
montgomery a farmi caldo.
Un pomeriggio tranquillo, dopo aver fatto l'amore su dei ciocchi di legna sotto una vite,
litigammo e mi chiuse fuori dalla serra. Corsi di finestra in finestra bussando invano sui vetri. Stava
nevicando e avevo addosso solo la tutina con i disegni di Topolino.
Morir, se non mi fai entrare.
E muori.
Decisi che ero troppo giovane per morire di freddo. Corsi fino a casa con tutta la disinvoltura
che potevo. Una vecchia pensionata mi diede 50 pence per la festa della matricola, ma scampai
all'arresto. Dovremmo rendere grazie al cielo anche per i piccoli favori. Telefonai a Judith per dirle che
era tutto finito e chiederle di restituirmi le mie cose.
Le ho bruciate mi rispose.
Forse  destino che io non debba possedere beni terreni. Forse intralcerebbero il mio cammino
spirituale, e perci il mio io pi elevato continua a scegliere situazioni nelle quali si ritrova alla fine
libero dai fardelli materiali.  un pensiero confortante, un tantino meglio che sentirsi presi per il culo
da Judith. Ne far tesoro.
Al centro dei miei vagheggiamenti infantili il volto di Louise, le parole di Louise: Non ti
lascer pi andar via.  ci che temevo, ci che ho evitato con tutti i miei instabili amori. Adoro i
primi sei mesi. Le telefonate a mezzanotte, le esplosioni di energia, l'amante che diventa una batteria di
ricarica per tutte le cellule esaurite. Dopo l'ultima batosta con Betsabea avevo giurato che non l'avrei
pi fatto. Mi era venuto il sospetto che forse ci provavo gusto a prendere batoste, e in questo caso
dovevo perlomeno imparare a mettermi un cappotto in pi. Jacqueline era un cappotto. Attutiva i miei
sensi. Con lei avevo dimenticato cosa fosse il sentimento e mi crogiolavo in una sorta di appagamento.
L'appagamento sarebbe un sentimento? Siete sicuri che non sia l'assenza di sentimento? Lo paragono
al tipo di stordimento che si ha dopo una visita dal dentista. Non un dolore n l'assenza di dolore, ma
quella leggera sensazione di essere sotto l'effetto di una droga. L'appagamento  la versione in positivo
della rassegnazione. Ha le sue attrattive ma non  giusto portare il cappotto, le babbucce con il pelo e i
guanti pesanti quando quello che il corpo vuole davvero  starsene nudo.
Non avevo mai pensato alle mie ragazze precedenti finch non mi misi con Jacqueline. Non ne
avevo mai avuto il tempo. Con Jacqueline mi ritrovai nel clich del colonnello col casino di caccia
pieno di trofei e per ognuno dozzine di ricordi. Mi scoprivo con un bicchierino di sherry in mano a
fantasticare piccole schermaglie amorose vissute nella mente con Inge, Catherine, Betsabea, Judith,
Estelle... Estelle, non pensavo a Estelle da anni. Si occupava di Cascami di Ferro. No, no, no! Non
voglio tornare indietro nel tempo come in un thriller di fantascienza. Perch mi viene in mente che
Estelle aveva una Rolls-Royce sgangherata con il sedile posteriore molleggiato? Sento ancora l'odore
della tappezzeria di pelle.
La faccia di Louise. Sotto il suo sguardo fiero il mio passato incenerisce. L'amante ha l'effetto
dell'acido nitrico. Spero forse che Louise mi salvi? Che sia l'onnipotente lavacro di azioni buone e
cattive, da dove tutto esce lindo e candido alla radice? In Giappone fabbricano un'ottima protesi per la
verginit con la chiara d'uovo. Per almeno ventiquattr'ore, si pu avere un imene nuovo. In Europa
abbiamo sempre preferito servirci di un mezzo limone. Non solo fa da rudimentale diaframma, ma
rende molto difficile, anche per il pi ostinato degli uomini, gettare l'ancora in ci che sembra essere la
parte pi arrendevole della donna. La chiusura stagna viene scambiata per novit; l'uomo, tutto
soddisfatto, crede che la sua sposina abbia le cavit ancora sigillate. E non vede l'ora di immergersi in
lei centimetro dopo centimetro.
 facile imbrogliare. Non c' vanto nell'essere infedeli. Tradire la fiducia che qualcuno ha
riposto in te all'inizio non costa nulla. La fai franca, continui a prendere sempre un po' di pi, finch
non rimane pi nulla. Stranamente, le mani dovrebbero essere piene dopo tutto quel prendere, ma
quando le apri non ci trovi nulla.
Quando dico ti sar fedele sto delimitando un territorio tranquillo, fuori dalla portata dei
desideri altrui. Nessuno pu dettar legge all'amore; non gli si possono dare ordini e non lo si pu
rimettere in riga con le lusinghe. L'amore appartiene a se stesso, sordo alle suppliche e irremovibile di
fronte alla violenza. L'amore non  qualcosa di negoziabile. L'amore  la sola cosa pi forte del
desiderio e l'unica vera ragione per resistere alle tentazioni. C' chi dice che le tentazioni possono
essere chiuse fuori dalla porta. C' chi pensa che i desideri fortuiti possano essere banditi dal cuore
come i mercanti dal tempio. Forse si pu, se si tengono sotto controllo giorno e notte i propri punti
deboli: non si guarda, non si sente, non si sogna. Il sistema di sicurezza pi affidabile, benedetto dalla
Chiesa e approvato dallo Stato,  il matrimonio. Giura che ti concederai solo a lui o a lei e per magia
sar cos. L'adulterio ha a che fare sia con l'illusione sia con il sesso. L'incantesimo non ha funzionato.
Hai speso tutti quei soldi, hai mangiato la torta nuziale e non ha funzionato. Non  colpa tua, vero?
Il matrimonio  l'arma pi inefficace per combattere il desiderio.  come puntare una pistola
giocattolo contro un pitone. Un mio amico, un banchiere ricchissimo che aveva girato il mondo, mi
disse che stava per sposarsi. Ci mi sorprese, sapendo che per anni era stato dietro a una ballerina che
per motivi suoi, senza senso o sacrosanti, non voleva impegnarsi. Alla fine aveva perduto la pazienza,
si era scelto una ragazza carina e posata che dirigeva una scuola d'equitazione. Lo incontrai a casa sua
il weekend prima delle nozze. Mi spieg che aveva intenzioni serie riguardo al matrimonio, che aveva
letto il testo della funzione e lo trovava bellissimo. Intuiva la felicit nei confini del matrimonio.
Proprio in quel momento suon il campanello e gli consegnarono una montagna di gigli bianchi. Li
stava sistemando con entusiasmo parlandomi delle sue teorie sul matrimonio, quando il campanello
suon di nuovo e gli consegnarono una cassa di Veuve Clicquot insieme a un'enorme scatola di
caviale. Aveva preparato la tavola e mi accorsi che guardava continuamente l'orologio.
Dopo che saremo sposati disse, proprio non immagino di poter desiderare un'altra donna.
Il campanello suon per la terza volta. Era la ballerina, venuta per il weekend. Non sono ancora
sposato disse lui.
Quando dico ti sar fedele, lo affermo malgrado ogni formalit, contro ogni formalit. Se
commetto adulterio con il cuore, allora un po' ti ho perduto. La limpida visione del tuo viso si
offuscher. Posso non farci caso la prima volta o la seconda, gonfiarmi di orgoglio per aver goduto di
quelle avventure della carne nel pi cerebrale dei modi. E invece ho smussato la punta dell'acciarino
che accendeva la scintilla fra noi, il desiderio sopra ogni altra cosa.
King Kong. L'enorme gorilla  in cima all'Empire State Building e tiene Fay Wray nel palmo
della mano. Una squadriglia di aerei  stata inviata per colpire il mostro ma quello li spazza via come
fossero mosche. Di fronte alla morsa del desiderio, un biplano a due posti con la scritta oggi sposi sulla
fiancata riuscirebbe a malapena a fare un graffio al bestione. Potresti vegliare tutta la notte rigirando la
fede intorno al dito.
Con Louise voglio fare qualcosa di diverso. Voglio insieme la vacanza e il quotidiano. Per me
lei  allo stesso tempo eccitante e familiare, ma devo crederci per pi di sei mesi. Il mio orologio
circadiano, che mi fa addormentare la sera e mi sveglia al mattino in un ciclo regolare di
ventiquattr'ore, ha un raggio d'azione pi ampio, sembra regolato sulle ventiquattro settimane. Posso
non tenerne conto, ce l'ho fatta altre volte, ma non posso fermarlo uscendone fuori. Con Betsabea, la
mia storia d'amore pi lunga, durata tre anni, l'orologio inesorabile si fece fregare. Era cos poco
presente, lei, che pur occupando una bella fetta del mio tempo, riempiva a malapena i miei giorni.
Questo deve esser stato il suo segreto. Se avesse dormito con me, mangiato con me, lavato e strofinato i
pavimenti con me, fatto il bagno con me, forse sarebbe finita dopo sei mesi, o almeno non avrei visto
l'ora che finisse. Penso che lei lo sapesse.
Allora cos' che influenza l'orologio circadiano? Cosa lo ferma, lo fa rallentare, lo fa
accelerare? Queste domande interessano un'oscura branca della scienza chiamata cronobiologia.
L'interesse per questo meccanismo va accrescendosi perch, mentre viviamo in modo sempre pi
artificiale, ci piacerebbe studiare a fondo la natura per adeguare i suoi schemi alle nostre esigenze. Chi
lavora di notte e chi vola di frequente  totalmente vittima del proprio, ostinato, orologio circadiano.
Gli ormoni sono fortemente implicati nella faccenda, e cos pure i fattori sociali e ambientali. Ci che
emerge da questo quadro composito, a poco a poco,  la luce. La quantit di luce alla quale siamo
esposti influenza in maniera determinante il nostro orologio. La luce. Il sole che come una sega
circolare attraversa il tuo corpo. Ceder come fossi una meridiana allo sguardo diretto di Louise?  un
rischio; gli esseri umani possono impazzire senza un po' d'ombra, ma come rompere altrimenti
un'abitudine che dura da una vita?
Louise mi prese il viso fra le mani. Sentii le sue lunghe dita affusolate ai lati della testa, i pollici
sotto la mascella. Mi attir a s, baciandomi dolcemente, con la lingua. L'abbracciai, senza capire se
ero l'amante o il figlio di lei. Volevo che mi nascondesse sotto le sue gonne per proteggermi da ogni
pericolo. C'erano anche delle impennate di desiderio, ma c'era soprattutto una quiete pacifica e
sonnolenta come fossi nella barchetta dell'infanzia. Mi cullava stringendomi a s, mare tranquillo, mare
sotto un cielo chiaro, una barca col fondo di vetro e niente di cui aver paura.
Si sta alzando il vento disse.
Louise, fammi navigare in te su queste onde agitate. Ho le stesse speranze di un santo su una
zattera. Che cosa li spingeva a partire molto prima dell'anno Mille con niente a proteggerli dalla furia
del mare se non pezzi di corda e assi di legno? Cosa li rendeva sicuri dell'esistenza di un'altra terra non
segnata sulle carte e mai vista da nessuno? Me li vedo davanti, mentre mangiano pane nero e miele, e si
riparano dalla pioggia nella tana di qualche animale. I corpi sono segnati dalle intemperie ma le anime
sono trasparenti. Il mare  un mezzo e non un fine. Si fidano del mare nonostante i presagi.
I primi pellegrini avevano una cattedrale al posto del cuore. Erano loro il tempio, non costruito
da mani umane. L'Ecclesia di Dio. Il canto che li sospingeva sulle onde era l'inno che intonavano i
barcaioli. Le gole nude in onore di Dio. Guardali, le teste riverse, le bocche aperte, soli, se non per i
gabbiani che si tuffano a prua. Contro il mare troppo salato e il cielo inospitale, le loro voci elevano
uno schermo di laudi.
Era l'Amore che li spingeva. L'Amore che li riportava a casa. L'Amore rendeva callose le loro
mani sui remi e riscaldava i loro muscoli nonostante la pioggia. I viaggi che facevano erano contro ogni
buon senso; chi abbandonerebbe il focolare per il mare aperto? Soprattutto senza bussola, soprattutto in
inverno, soprattutto da solo? Quello che si rischia  misura di ci che si vale. Al cospetto dell'amore,
focolare e ricerca diventano una cosa sola.
Louise, sar felice di dare alle fiamme il passato per te, di andare avanti senza voltarmi. Fino a
oggi ho vissuto incurante di tutto, senza pensare ai costi, immemore di essi. Questa volta ho fatto i
conti in anticipo. So cosa comporter riscattarmi da quanto accumulato nel corso della vita. Lo so e non
me ne importa. Hai disposto davanti a me uno spazio sgombro da ogni associazione. Potrebbe essere un
vuoto o una liberazione. Quel che  certo  che sono disponibile a rischiare. Sono disponibile a
rischiare perch la vita che avevo accumulato sta ammuffendo.
Mi baci e nel suo bacio c'era tutta la complessit della passione. L'amante e il figlio, la
vergine e la puttana. Avevo mai ricevuto un bacio? Ero di una timidezza pari a quella di un puledro non
domato. Avevo la boria di Mercuzio. Quella era la donna con la quale avevo fatto l'amore il giorno
prima, il suo sapore era ancora nella mia bocca, ma sarebbe rimasta? Tremavo dalla testa ai piedi.
Stai tremando disse.
Devo aver preso freddo.
Lascia che ti riscaldi.
Ci sdraiammo sul pavimento, le spalle contro il giorno. Non avevo bisogno di pi luce di quanta
gi non fosse nel suo tocco, le sue dita che scorrevano sulla mia pelle, risvegliando le terminazioni
nervose. Con gli occhi chiusi cominciai un viaggio lungo la sua spina dorsale, la strada acciottolata che
mi condusse a una fenditura e a una vallata umida e poi a un pozzo profondo nel quale annegare. Ci
sono altri luoghi al mondo oltre a quelli che si scoprono sul corpo di un amante?
Restammo insieme in silenzio dopo aver fatto l'amore. Guardammo il sole pomeridiano posarsi
oltre il giardino, le lunghe ombre della prima sera tracciavano dei disegni sulle pareti bianche. Tenevo
la mano di Louise, consapevole di questo atto, ma avvertendo ugualmente che poteva nascere una
nuova intimit, quella forma di riconoscimento dell'altro che  pi profonda della coscienza, riposta nel
corpo pi che tenuta nella mente. Non capivo quella sensazione, mi chiedevo se fosse falsa, non
l'avevo mai provata prima anche se l'avevo osservata in una coppia che stava da tanto tempo insieme.
Il tempo non aveva indebolito il loro amore. Sembrava che ognuno fosse diventato l'altro senza perdere
la propria individualit. Lo avevo visto una sola volta e l'avevo invidiato. La cosa strana di Louise, di
stare con Louise, era il senso di dj vu. Non potevo conoscerla bene, eppure la conoscevo bene. Non
era una questione di circostanze e di date, avevo una curiosit infinita per la sua vita, un tipo piuttosto
particolare di confidenza. Quel pomeriggio, mi sembr di essere da sempre con Louise, eravamo
vecchie conoscenze.
Ho parlato a Elgin disse. Gli ho detto cosa rappresenti per me. Gli ho detto che sono stata a
letto con te.
Cosa ti ha detto?
Ha domandato in quale letto.
Quale letto?
Il nostro letto coniugale, come credo lo definirebbe, l'ha costruito lui quando vivevamo del
mio stipendio in una casa piccolissima. Lui stava facendo il tirocinio, io insegnavo, ha costruito il letto
lavorandoci di sera...  scomodissimo. Gli ho detto che abbiamo usato il mio letto. L'Alcova di
emergenza... Questo lo ha tranquillizzato.
Potevo capire cosa provava Elgin per il suo letto. Betsabea aveva sempre insistito perch
usassimo il letto matrimoniale. Io dovevo mettermi dalla parte di lui. Obiettavo che significava
profanarne l'innocenza, il letto dovrebbe essere un luogo sicuro. E sicuro non  se non fai in tempo a
girare le spalle che qualcuno lo occupa al posto tuo. Adesso ostento i miei scrupoli, ma sul momento
non mi fermarono. Mi disprezzo per questo.
Ho detto a Elgin che voglio poterti vedere, voglio essere libera di uscire con te. Gli ho detto
che non ho intenzione di raccontare bugie e non voglio che ne racconti a me... Mi ha chiesto se l'avrei
lasciato e gli ho risposto in tutta onest che non lo so.
Gir il viso verso di me, serio e inquieto. In tutta onest non lo so. Vuoi che lo lasci?
Deglutii e mi affannai a cercare una risposta. La risposta nella gola che veniva dritta dal cuore
era: S. Fa' subito le valigie. Non potevo dirlo, mi feci dettare la risposta dalla testa.
Meglio stare a vedere come va fra di noi.
La faccia trad Louise solo per un secondo, sapevo come anche lei desiderasse il mio s. Cercai
di soddisfare sia lei sia me.
Prendiamoci tre mesi per decidere.  la cosa migliore, non credi? Per Elgin, per te.
E per te?
Scossi le spalle. Ho chiuso con Jacqueline. Sono qui per te, se mi vuoi.
Rispose: Voglio darti qualcosa di pi del tradimento.
Guardai il suo viso bellissimo e pensai: non  ancora il momento per me. Ho gli stivali ancora
bagnati. Dissi: Ieri ti sei arrabbiata con me, hai avanzato nei miei confronti l'accusa di essere a caccia
di trofei e mi hai imposto di non dichiararti il mio amore finch non ne avessi l'assoluta certezza.
Avevi ragione. Dammi il tempo di fare quello che devo fare. Non cercare di rendermi le cose pi facili.
Voglio avere la certezza di quello che faccio. Voglio che tu ne sia certa.
Annu. Quando ti vidi due anni fa pensai che eri la pi bella creatura che avessi mai visto,
maschio o femmina.
Due anni fa, di cosa sta parlando?
Ti vidi nel parco, camminavi per conto tuo, parlavi per conto tuo. Ti seguii per circa un'ora e
poi tornai a casa. Non avrei mai immaginato di rivederti. Nella mia testa eri solo una preda.
Ti capita spesso di seguire la gente nel parco?
Rise. Mai successo prima e solo una volta da allora. La seconda volta che ti vidi, fu alla British
Library.
Mentre traducevo?
S. Mi segnai il numero del tuo posto e chiesi all'impiegato se sapeva come ti chiamavi. Una
volta avuto il nome, ho trovato l'indirizzo ed ecco come, sei mesi fa, hai incontrato sulla strada di
fronte a casa tua una persona bagnata come un pulcino e disperata.
Mi hai detto che ti avevano rubato la borsa.
S.
Mi hai detto se potevi asciugarti un po' e telefonare a tuo marito.
S.
Non era vero niente?
Dovevo parlarti. Fu l'unica cosa che ero riuscita a escogitare. Non molto astuta. Poi ho
conosciuto Jacqueline e ho pensato che dovevo fermarmi, ho pensato a Elgin e ho cercato di fermarmi.
Mi sono convinta che potevamo limitarci all'amicizia, che essere tua amica sarebbe stato sufficiente.
Tra noi  nata una bella amicizia, non  vero?
Mi torn in mente il giorno in cui avevo trovato Louise sotto la pioggia. Sembrava Puck saltato
fuori dalla bruma. I capelli le brillavano di goccioline luccicanti di pioggia, la pioggia le scorreva sul
seno, il cui profilo risaltava sotto il vestito di mussola bagnato.
 stata Emma, Lady Hamilton, a darmi l'idea disse Louise, rubandomi i pensieri. Si
bagnava i vestiti prima di uscire. Era molto provocante e con Nelson aveva funzionato.
No, ancora Nelson.
S, quel giorno. La vidi dalla finestra della mia camera da letto e corsi fuori. Era stato un gesto
di cortesia da parte mia, ma l'avevo fatto con piacere. Il giorno seguente fui io a telefonarle.
Gentilmente mi invit a pranzo. Fin qui mi era tutto chiaro, quello che non riuscivo a capire era cosa
l'aveva spinta a farlo. Non manco di autostima ma non sono una creatura che si potrebbe definire
bellissima, questa  una parola riservata a pochissime persone, come Louise. Glielo dissi.
Non vedi quello che vedo io. Mi diede un buffetto. Sei una fonte d'acqua chiara in cui gioca
la luce.
Si udirono dei colpi violenti contro la porta. Trasalimmo.
Dev'essere Jacqueline disse Louise. Sapevo che col buio sarebbe tornata.
Non  mica un vampiro.
I colpi cessarono e una chiave s'infil cauta nella serratura. Era Jacqueline che controllava se
c'era qualcuno in casa? La udii che entrava e andava in camera da letto. Poi apr la porta del soggiorno.
Vide Louise e scoppi in lacrime.
Jacqueline, perch ti sei portata via tutta la mia roba?
Ti odio.
Cercai di convincerla a sedersi e a bere qualcosa, ma non appena ebbe in mano il bicchiere lo
scagli contro Louise. Manc il bersaglio e il bicchiere and a fracassarsi sul muro. Si butt sul
pavimento per afferrare uno dei pezzi pi grossi e si lanci verso il viso di Louise. Afferrai il polso di
Jacqueline e glielo storsi contro il braccio. Url lasciando cadere il frammento di vetro.
Fuori di qui dissi, tenendola stretta. Dammi le chiavi e vattene. Era come se non mi fosse
mai importato nulla di lei. Volevo spazzarla via definitivamente. Volevo cancellare la sua stupida
faccia piena di rabbia. Non meritava questo trattamento, in qualche angolo della mente sapevo che era
stata la mia, non la sua debolezza, a condurci a questa giornata umiliante. Avrei dovuto calmare le
acque, barcamenarmi, invece le diedi un ceffone e le tolsi le chiavi dalla tasca.
Questo  per come hai ridotto il bagno dissi mentre si toccava la bocca sanguinante.
Jacqueline si diresse barcollando verso la porta e mi sput in faccia. La presi per il bavero e la trascinai
fino all'auto. Se la svign senza neanche accendere i fari.
Rimasi a guardarla mentre se ne andava, con le mani abbandonate lungo i fianchi. Feci un
gemito e mi sedetti sul muretto accanto a casa. L'aria era fresca e infondeva tranquillit. Perch l'avevo
colpita? Mi vantavo di essere eccellente come partner, intelligente e sensibile, capace di apprezzare le
buone maniere e di agire di conseguenza. Adesso avevo dimostrato, a me prima di tutto, di essere una
specie di delinquente comune. Mi aveva fatto arrabbiare e avevo reagito picchiandola. Quante volte
episodi di questo genere finiscono in tribunale? Quante volte avevo storto la bocca alla notizia di
violenze commesse da altri?
Mi presi la testa fra le mani e piansi. Tutto questo orrore faceva parte del mio modo di agire.
Un'altra relazione fallita, un altro essere umano ferito. Quando avrei smesso di comportarmi cos?
Sfregai le nocche contro il muro ruvido. C' sempre una scusa, un buon motivo per giustificare il
nostro comportamento. Non riuscivo a trovarne uno.
Ok mi dissi. Questa  la tua ultima chance. Se meriti qualche cosa, dimostralo adesso.
Meritati Louise.
Tornai in casa. Louise sedeva immobile, fissando il pezzo di vetro che teneva fra le mani come
fosse una sfera di cristallo.
Perdonami dissi.
Non hai mica picchiato me. Si volt dalla mia parte con le sue labbra carnose serrate in una
lunga linea sottile. Se mi picchiassi, ti lascerei.
Il mio stomaco si contrasse. Volevo difendermi ma non riuscii ad aprir bocca. Non mi fidavo
della mia voce.
Louise si alz e and in bagno. Non la misi in guardia. La udii aprire la porta e di botto
trattenere il fiato per la sorpresa. Torn indietro e mi tese la mano. Passammo il resto della notte a
pulire.
La cosa interessante dei nodi  la loro complessit formale. Anche il pi semplice nodo con
pedigree, il trifoglio, con i suoi tre lobi grossomodo simmetrici, possiede sia una bellezza matematica
sia una bellezza artistica. Per chi  religioso, si dice che il nodo di re Salomone incarni l'essenza di
ogni sapere. Per i tessitori di tappeti e di stoffe di tutto il mondo, la sfida del nodo sta nelle regole della
sua inesauribile variet. I nodi possono variare ma devono essere fatti con criterio. Un nodo informe 
un garbuglio.
Un unico laccio d'amore legava me e Louise. La corda che passava intorno ai nostri corpi non
faceva brusche involuzioni n giravolte sinistre. I nostri polsi non erano legati e non c'era cappio
intorno ai nostri colli. In Italia, fra il Tre e il Quattrocento, uno dei passatempi preferiti consisteva nel
legare due lottatori con una corda robusta e farli battere fino alla morte. E spesso finiva con la morte,
perch il perdente non poteva ritirarsi e il vincitore difficilmente lo risparmiava. Questi prendeva poi la
corda e ci faceva un nodo. Bastava che andasse per le strade facendola oscillare per estorcere denaro ai
passanti spaventati.
Non voglio essere il tuo passatempo, n che tu sia il mio. Non voglio prenderti a pugni solo per
il gusto di farlo, ingarbugliando le semplici funi che ci legano, mettendoti in ginocchio per poi
sollevarti di nuovo. Lo specchio evidente di una vita governata dal caos. Voglio che il cerchio intorno
ai nostri cuori sia una guida e non una minaccia. Non voglio tenerti pi stretta di quanto tu possa
sopportare. N voglio che le funi si allentino, che il filo ceda da un lato, che ci sia corda a sufficienza
per impiccarci.
Stavo in biblioteca, scrivendo queste cose a Louise, mentre guardavo il facsimile di un
manoscritto miniato, la cui prima lettera era un'enorme L. Una L intrecciata con figure di uccelli e
angeli che scivolavano fra le linee disegnate dal pennino. Quella lettera era come un labirinto.
All'esterno, in cima alla L, c'era un pellegrino con cappello e tonaca. Al centro della lettera, le cui
dimensioni erano state calcolate per formare un rettangolo grande il doppio della lettera stessa, c'era
the Lamb of God: l'Agnello di Dio. Come avrebbe fatto il pellegrino ad avventurarsi nel labirinto, quel
labirinto cos semplice per gli angeli e gli uccelli? Tentai a lungo di individuare il sentiero ma mi
ritrovavo in vicoli ciechi, dove mi assalivano serpenti fiammeggianti. Rinunciai e chiusi il libro,
dimenticando che la prima parola era Love.
Nelle settimane che seguirono, Louise e io stavamo insieme tutto il tempo che potevamo. Lei
era prudente con Elgin. Io ero prudente con loro due. La prudenza ci stava logorando.
Una notte, dopo aver mangiato tagliatelle ai frutti di mare accompagnate da una bottiglia di
champagne, facemmo l'amore con un'irruenza tale che l'Alcova d'emergenza fu trascinata da una parte
all'altra del pavimento, sospinta dal turbine della nostra lussuria. Cominciammo vicino alla finestra e
finimmo vicino alla porta. Si sa che i molluschi hanno un effetto afrodisiaco. Casanova mangiava cozze
crude prima di accingersi a soddisfare una gentildonna, ma all'epoca si credeva anche nelle propriet
eccitanti della cioccolata calda.
Il movimento delle dita, il linguaggio dei sordomuti, scrivere sul corpo il desiderio del corpo.
Chi ti ha insegnato a scrivere col sangue sulla mia schiena? Chi ti ha insegnato a usare le mani come
ferri per marchiare? Hai inciso il tuo nome sulle mie spalle, hai apposto su di me il tuo marchio. I
polpastrelli delle tue dita sono diventati punzoni, trasmetti un messaggio alla e sulla mia pelle, il
messaggio viene recepito nel mio corpo. Il tuo codice Morse intralcia il battito del mio cuore. Avevo un
cuore sano prima di incontrarti, potevo contare su di lui, era stato in prima linea ed era diventato forte.
E adesso alteri il suo incedere con il tuo ritmo, lo suoni per me, pizzicandomi come una corda di
violino.
Scritto sul corpo c' un codice segreto, visibile solo in certe condizioni di luce; quello che si 
accumulato nel corso della vita si ritrova l. In certe parti il palinsesto  inciso con forza tale che le
lettere si possono sentire al tatto, come fosse stato scritto in braille. Preferisco tenere il mio corpo
ripiegato, al riparo da occhi indiscreti. Mai aprirsi troppo, svelare tutta la storia. Non sapevo che Louise
avesse mani capaci di leggere. Mi aveva tradotto nel suo libro personale.
Cercammo di far piano per rispetto a Elgin. Aveva deciso di restar fuori ma Louise pensava che
fosse in casa. Ci amammo in silenzio, al buio, con il palmo della mano seguivo il rilievo delle sue ossa,
mi chiedevo cosa avrebbe fatto il tempo a quella pelle cos fresca sotto il mio tocco. Avrei mai potuto
provare qualcosa di meno intenso per questo corpo? Perch l'ardore si spegne? Il tempo che far
avvizzire te far avvizzire anche me. Cadremo come frutta matura e rotoleremo insieme sull'erba.
Amica cara, lasciami sdraiare al tuo fianco a guardare le nuvole finch la terra non ci ricopra, fino a
scomparire.
La mattina seguente, a colazione, incontrammo Elgin. Fu uno shock. Era bianco come la sua
camicia. Louise scivol al suo posto a un'estremit del lungo tavolo. Io presi una posizione neutra,
circa a met strada. Imburrai una fetta di pane tostato e la addentai. Il rumore fece vibrare il tavolo.
Elgin sobbalz.
Devi proprio fare tutto questo baccano?
Scusami, Elgin dissi, inondando la tovaglia di briciole.
Louise mi pass la teiera e sorrise.
Di che sei felice? disse Elgin. Neanche tu hai chiuso occhio.
Mi avevi detto che saresti stato fuori fino a oggi disse Louise con calma.
Invece sono tornato a casa.  casa mia. L'ho comprata io.
 casa nostra e ti avevo detto che stanotte ci avresti trovato qui.
Potevo anche andare a dormire in un bordello.
Pensavo che avresti fatto cos.
Elgin si alz e gett il tovagliolo sul tavolo. Sono stanchissimo ma andr a lavorare. Dal mio
lavoro dipendono delle vite umane e a causa tua oggi non sar in piena forma. Considerati
un'assassina.
Potrei, ma non lo far disse Louise.
Sentimmo Elgin sbatacchiare la sua mountain bike uscendo dall'ingresso. Dalla finestra del
seminterrato lo vidi allacciarsi il casco rosa. Gli piaceva andare in bicicletta, pensava che fosse un buon
esercizio per il cuore.
Louise era persa nei suoi pensieri. Bevvi due tazze di t e lavai le stoviglie. Stavo pensando di
andarmene a casa quando mi abbracci da dietro, appoggiando il mento sulla mia spalla.
Cos non funziona disse.
Mi chiese di aspettare tre giorni, promettendo che alla fine di essi mi avrebbe mandato un
messaggio. Annuii, senza aprir bocca, e tornai nel mio rifugio. Amavo disperatamente Louise ed ero in
preda al terrore. Passai quei tre giorni a cercare di riflettere sulla nostra situazione, alla ricerca di un
porto in mezzo al mare in tempesta dove potermi cullare ammirando il paesaggio. Non c'era nessun
paesaggio, solo il viso di Louise. La pensavo nella sua intensa sensibilit, nella sua fuga dal luogo
comune. Non sapevo mai quale sarebbe stata la sua prossima mossa. Stavo scaricando su di lei il peso
di tutte le mie paure. Volevo ancora che fosse lei la guida della nostra spedizione. Perch mi riusciva
cos difficile riconoscere che eravamo in fondo all'abisso? Io nel suo abisso, lei nel mio? Il fato  un
concetto inquietante. Non voglio essere in balia del fato, voglio scegliere. Ma forse Louise doveva
essere scelta. Se la scelta  cos drastica da ridursi all'alternativa Louise o non Louise, allora non c'
affatto scelta.
Il primo giorno andai in biblioteca per cercare di lavorare alle mie traduzioni, ma in realt
scarabocchiai sul quaderno il filo della mia vera ricerca. Avevo mal di pancia per la paura. La paura
opprimente di non vederla pi. Non avrei rotto la promessa. Non avrei telefonato. Esaminai la fila di
teste assorte. More, bionde, grigie, calve, con la parrucca. Un bel po' pi in l c'era una fiamma rosso
brillante. Sapevo che non era Louise ma non potevo staccare gli occhi da quel colore. Mi consolava,
come un orsacchiotto qualunque consolerebbe un bambino lontano da casa. Non era il mio, ma era
uguale al mio. Se riducevo gli occhi a due fessure, il rosso invadeva l'intera stanza. La cupola era
illuminata di rosso. Mi sentivo come un chicco di melagrana. Alcuni affermano che la mela di Eva in
realt era una melagrana, il frutto del ventre. Pur di assaporarti mangerei fino a sprofondare nella
dannazione.
L'amo, che ci posso fare?
Il signore con il gil fatto a mano seduto di fronte a me alz lo sguardo e aggrott la fronte.
Avevo trasgredito alla regola parlando a voce alta. Peggio, avevo parlato tra me e me. Raccolsi i miei
libri e uscii frettolosamente dalla sala, sotto lo sguardo sospettoso dei custodi, e scesi i gradini fra le
imponenti colonne del British Museum. Mi diressi a piedi verso casa, cercando di convincermi che non
avrei mai pi avuto notizie di Louise. Sarebbe andata in Svizzera con Elgin e avrebbe fatto un figlio.
Un anno fa Louise aveva lasciato il lavoro su richiesta di Elgin, per poter fare dei figli. Aveva abortito
una volta e non voleva che succedesse di nuovo. Mi aveva detto che era decisa a non avere bambini. Le
credevo? Mi aveva fornito l'unica ragione alla quale potevo credere. Aveva detto: Potrebbe somigliare
a Elgin.
Ragioniamo. Stavo vivendo tra le mura di un incubo alla Piranesi. I sentieri logici, le tappe
opportune non conducevano in nessun luogo. La mente mi si inerpicava su per scale tortuose che si
aprivano su porte che davano sul nulla. Sapevo che il mio problema era in parte dovuto alle vecchie
ferite di guerra che riemergevano. Di fronte a una storia che avesse la bench minima somiglianza con
quella con Betsabea, io cominciavo a dare gran colpi. Betsabea mi aveva sempre chiesto del tempo per
prendere la decisione definitiva, e poi tornare con un elenco di compromessi. Louise, lo sapevo bene,
non era tipo da compromessi. Sarebbe sparita.
Dieci anni di matrimonio  parecchio. Certo, io non sono proprio affidabile per chi voglia una
descrizione corretta di Elgin. E, cosa ancor pi importante, non ho mai conosciuto l'altro Elgin, quello
che lei ha sposato. Una persona di cui Louise s' innamorata non pu essere una nullit, se lo credessi
dovrei accettare il fatto che anch'io potrei esserlo. Quantomeno, non le avevo mai fatto pressioni
perch se ne andasse. Sarebbe stata una sua decisione.
Una volta avevo un ragazzo che si chiamava Crazy Frank. Era stato cresciuto da due nani,
bench lui fosse alto pi di un metro e novanta. Voleva bene ai suoi genitori adottivi e spesso li portava
in giro tenendoseli uno per spalla. Lo incontrai mentre girava, esattamente in questo modo, a una
mostra di Toulouse-Lautrec a Parigi. Andammo in un bar, poi in un altro, ci ubriacammo per bene e
infine, nel letto sgangherato di una pensioncina, mi parl della sua passione per le miniature.
Saresti la perfezione se fossi di dimensioni pi ridotte disse.
Gli chiesi se portava sempre con s i genitori e lui rispose di s. Non occupavano molto spazio e
lo aiutavano a farsi nuovi amici. Mi spieg che era molto timido.
Frank aveva il corpo di un toro, un'immagine che rafforzava portando grandi anelli d'oro
attaccati ai capezzoli. Disgraziatamente aveva unito i due anelli con una pesante catena sempre d'oro.
L'effetto finale doveva risultare molto macho, ma in realt sembrava piuttosto il manico di una borsa di
Chanel.
Non voleva legarsi. La sua ambizione era quella di farsi una tana in ogni porto. Non aveva
particolari preferenze per il genere di tana. Frank credeva che l'amore fosse stato inventato per gli
stupidi. La sua teoria era sesso e amicizia.  vero o no che la gente si comporta meglio con gli amici
che con gli amanti? Mi consigli di non innamorarmi mai, anche se le sue parole arrivavano in ritardo
perch lo amavo gi. Era un vagabondo incallito, la sacca in una mano e un cenno di saluto con l'altra.
Non rimaneva mai a lungo in nessun posto, a Parigi solo per due mesi. Lo pregai di tornare in
Inghilterra con me ma si mise a ridere, disse che l'Inghilterra era per le coppie sposate. Devo essere
libero disse.
Per, dovunque vai, porti con te i tuoi genitori.
Frank part alla volta dell'Italia e io tornai a casa in Inghilterra. Per due giorni interi fui in preda
al dolore, poi pensai: un uomo con i suoi nani. Era questo che volevo? Un uomo con dei gioielli sul
petto che tintinnano mentre cammina?
 successo anni fa ma arrossisco ancora. Il sesso pu farti provare le stesse sensazioni
dell'amore, o forse  il senso di colpa che mi fa chiamare amore il sesso. Ne ho passate tante che dovrei
sapere cosa sto facendo con Louise. Ormai dovrei comportarmi da persona adulta. Perch mi sento
come una vergine vissuta in convento?
Il secondo giorno della mia prova portai in biblioteca un paio di manette e mi incatenai al
sedile. Affidai la chiave al signore con il gil fatto a mano, chiedendogli di liberarmi alle cinque. Gli
dissi che avevo una scadenza, che se non terminavo la traduzione uno scrittore sovietico non avrebbe
avuto asilo politico in Gran Bretagna. Prese la chiave senza dire nulla ma mi accorsi che circa un'ora
dopo si era allontanato dal suo posto.
Continuai a lavorare, in qualche modo il silenzio concentrato della biblioteca mi distraeva dal
pensiero di Louise. Perch la mente  incapace di decidere da sola l'argomento dei suoi pensieri?
Perch quando vogliamo disperatamente pensare a una cosa, invariabilmente pensiamo a un'altra?
L'arcata imperiosa di Louise mi aveva distratto da ogni altra sintassi. Mi piacciono i giochi mentali,
trovo che lavorare sia facile e lavoro velocemente. In passato in qualunque situazione mi trovassi avevo
trovato pace nel lavoro. Adesso avevo perduto questa capacit. Ero come un teppista che doveva essere
tenuto sotto chiave.
Ogni qual volta la parola Louise mi veniva in mente, la sostituivo con un muro di mattoni.
Dopo alcune ore di questo giochino la mia mente non era che un muro di mattoni. Peggio, la mia mano
sinistra si era gonfiata, penso perch, essendo legata alla gamba della sedia, non le arrivava sangue a
sufficienza. Non c'era traccia del signore col gil. Feci un cenno al custode e gli esposi sussurrando il
mio problema. Torn con un collega, insieme sollevarono la sedia e mi trasportarono come su una
portantina attraverso la sala di lettura della British Library. Va tutto a onore del carattere dell'erudito il
fatto che nessuno alz lo sguardo.
Nell'ufficio del direttore cercai di spiegare l'accaduto.
Lei  comunista? disse quello.
No, sono un cane sciolto.
Mi fece liberare e mi denunci per Danneggiamento Doloso Di Sedia Della Sala Di Lettura.
Cercai di convincerlo a modificare l'accusa in danneggiamento colposo ma fu irremovibile. Poi
archivi solennemente il suo rapporto e mi disse di consegnargli la mia tessera.
Non posso consegnare la tessera. Mi ci guadagno da vivere.
Doveva pensarci prima di ammanettarsi a una Propriet della Biblioteca.
Gli consegnai la mia tessera e presi un modulo per il ricorso. Potevo cadere pi in basso di cos?
La risposta  s. Trascorsi la notte aggirandomi come un detective intorno alla casa di Louise.
Guardai le luci spegnersi in alcune finestre e accendersi in altre. Era nel letto di lui? Cosa aveva a che
fare con me tutto questo? Intrattenni un dialogo schizofrenico fra me e me durante le prime ore di buio
fino alle ore piccole, chiamate cos perch il cuore si riduce alle dimensioni di un pisello e non ci resta
dentro neanche un filo di speranza.
Al mattino ero a casa nella pi assoluta disperazione e con il corpo scosso da brividi. Mi
rallegrai per i brividi perch sperai che annunciassero l'arrivo della febbre. Se avessi trascorso alcuni
giorni in preda al delirio, il fatto che lei mi lasciasse mi avrebbe addolorato di meno. Con un po' di
fortuna potevo perfino morire. Gli uomini sono sempre morti, e i vermi li hanno sempre divorati, ma
non per amore, Orazio. Shakespeare aveva torto. E io ne ero la prova vivente.
Dovresti essere la prova morta mi dissi. Se sei la prova vivente vuol dire che aveva ragione
lui.
Mi sedetti a scrivere un testamento nel quale lasciavo tutto a Louise. Ero nel pieno possesso
delle mie facolt fisiche e mentali? Mi misurai la febbre. Niente. Diedi un'occhiata alla faccia nello
specchio. Niente. Meglio andare a letto, chiudere le tende e dar fondo alla bottiglia di gin.
Louise mi trov in questo stato alle sei del pomeriggio del terzo giorno. Era da mezzogiorno
che provava a chiamare ma il mio stato di torpore era tale da non farmi sentire gli squilli.
Mi hanno ritirato la tessera dissi quando la vidi.
Scoppiai in lacrime e mi rifugiai singhiozzando fra le sue braccia. Non c'era niente che potesse
fare se non prepararmi un bagno e un sonnifero. Nel mio profondo stato confusionale la sentii dire:
Non ti lascer pi andar via.
Nessuno sa quali forze spingono due persone l'una verso l'altra. Ci sono molte ipotesi;
l'astrologia, i fattori chimici, il bisogno reciproco, la spinta biologica. Pubblicazioni periodiche e
manuali in tutte le lingue spiegano come scegliere il partner perfetto. Le agenzie matrimoniali
sottolineano la scientificit dei loro metodi anche se il possesso di un computer non rende scienziati. La
vecchia musica del romanticismo viene suonata con i moderni mezzi digitali. Perch affidarsi al caso
quando ci si pu affidare alla scienza? In breve, i metodi di accoppiamento secondo le caratteristiche
individuali, studiati in pseudo-laboratori, aprirebbero la strada a veri e propri esperimenti i cui risultati,
per quanto insoliti, sarebbero controllabili. O almeno cos si afferma. (Si vedano, per un parallelo,
queste formulazioni, la scissione dell'atomo, la terapia genica, la fecondazione in vitro, la coltura
incrociata di ormoni, e perfino l'umile raggio catodico.) Non preoccupatevi. La Realt Virtuale  alle
porte.
Attualmente, per entrare in un mondo virtuale si deve indossare un casco da palombaro
dall'aspetto inquietante, del tipo di quelli che si portavano negli anni Quaranta, e uno speciale guanto
non diverso da un guanto da giardinaggio. Bardati in questo modo vi ritrovate dentro un televisore a
360 con un programma tridimensionale, un audio tridimensionale, e con oggetti solidi che potete
afferrare e spostare da una parte all'altra. Non assistete pi a un film da una prospettiva fissa, potete
muovervi dentro questo set cinematografico, e perfino cambiarlo se non vi piace. Per i vostri sensi siete
in un mondo reale. Non importa che abbiate in testa un casco da palombaro e su una mano un guanto
da giardinaggio.
Fra non molto, tutto questo equipaggiamento sar sostituito da un ambiente dove si potr
camminare come in una stanza qualsiasi. Con la piccola differenza che sar uno spazio intelligente. La
stanza sar un mondo virtuale a vostra scelta, che andr da una parete all'altra. Se vorrete, potrete
vivere giorno e notte in un mondo creato dal computer. Potrete sperimentare una vita Virtuale con
l'amante Virtuale che desiderate. Potrete entrare nella vostra casa Virtuale e fare le relative pulizie
Virtuali, metteteci uno o due bambini, potrete perfino scoprire che invece siete gay. O che preferite
essere single. O che siete normale. Perch esitare se si pu ricorrere alla simulazione?
E il sesso? Ma certo. La parola giusta  telecopulazione. Potrete collegare la vostra telepresenza
alla rete di miliardi di fibre ottiche che attraversa il mondo e congiungervi al vostro partner nella
Virtualit. I vostri corpi reali indosseranno delle tute con migliaia di piccoli sensori tattili per
centimetro quadrato. Grazie alla rete di fibre ottiche riceverete e trasmetterete sensazioni tattili.
L'epidermide Virtuale sar altrettanto sensibile quanto lo strato superficiale della vostra pelle.
Quanto a me, un essere assolutamente destrutturato, preferirei tenerti fra le mie braccia e
camminare nell'umidit della vera campagna inglese sotto una vera pioggia inglese. Preferirei
viaggiare per il mondo con te al fianco, piuttosto che stare a casa e telefonare alla tua telepresenza. Gli
scienziati dicono che posso scegliere, ma quanta possibilit di scelta ho nelle altre loro invenzioni? La
mia vita non  in mio possesso, in parole povere devo contrattare la mia realt. Mi comporto da
luddista? No, non voglio fare a pezzi le macchine, ma non voglio neanche che le macchine facciano a
pezzi me.
Agosto. La strada come una piastra arroventata che ci cuoce. Louise mi port a Oxford per
allontanarsi da Elgin. Non mi disse cos'era successo nei tre giorni precedenti, mantenne il segreto come
fosse un agente di guerra. Era sorridente, calma, una cospiratrice esemplare. Non mi fidavo. Pensavo
che fosse sul punto di rompere con me, che si fosse riconciliata con Elgin e avesse chiesto questo
periodo di giubilo per uscirne fuori con un fremito di rimpianto. Il mio petto era pieno di massi.
Passeggiavamo, nuotavamo nel fiume, leggevamo spalla a spalla come fanno gli innamorati.
Parlavamo continuamente, di tutto tranne che di noi. Eravamo in un mondo Virtuale nel quale l'unico
tab era la vita reale. Ma in un vero mondo Virtuale avrei potuto afferrare delicatamente Elgin e
buttarlo fuori di scena per sempre. Con la coda dell'occhio lo vedevo aspettare e aspettare. Elgin
rimaneva l accucciato a occupare la vita, finch quella non si mosse.
Stavamo nella stanza che avevamo affittato, con le finestre aperte per il caldo. Fuori, gli intensi
rumori dell'estate: grida dalla strada, il rumore di una palla da croquet, risate, improvvise, spezzate, e
sopra di noi Mozart suonato da un pianoforte stridulo. Un cane, bau bau bau, che inseguiva la
falciatrice. Avevo la testa sul tuo grembo e sentivo il pranzo che avanzava nel tuo intestino.
Dicesti: Me ne vado.
Pensai: S, certo, torni alla conchiglia.
Dicesti: Me ne vado via da lui perch il mio amore per te fa di ogni altra vita una menzogna.
Ho nascosto queste parole nella fodera del cappotto. Le tiro fuori come fa un ladro di gioielli
quando nessuno lo vede. Non sono sbiadite. Niente di te  sbiadito. Sei ancora del colore del mio
sangue. Sei il mio sangue. Quando mi guardo allo specchio non  la mia faccia quella che vedo. Il tuo
corpo  raddoppiato. Una volta sei tu e una volta io. Chi  chi?
Tornammo a casa mia, e della tua vita precedente portasti con te solo i vestiti che avevi
addosso. Elgin aveva insistito perch non portassi via niente prima che vi foste accordati per il
divorzio. Lo invitasti a chiedere il divorzio per Adulterio ma lui insistette che la motivazione doveva
essere Comportamento Irragionevole.
Gli permetter di salvarsi la faccia dicesti. Adulterio  roba da cornuti. Comportamento
Irragionevole  roba da martiri. Una moglie pazza  meglio che una cattiva moglie. Cosa dir agli
amici?
Non so cosa disse ai suoi amici ma so cosa disse a me. Louise e io vivevamo insieme
felicemente da circa cinque mesi. Si avvicinava il Natale e avevamo decorato la casa con ghirlande di
agrifoglio e edera raccolte nei boschi. Avevamo pochissimi soldi; non avevo lavorato quanto avrei
dovuto alle traduzioni e Louise non poteva riprendere il lavoro prima dell'anno nuovo. Aveva trovato
un posto come insegnante di storia dell'arte. Non ci importava. Eravamo sconvenientemente felici.
Cantavamo e giocavamo e camminavamo per miglia e miglia guardando i palazzi e osservando la
gente. Ci era capitato fra le mani un tesoro e quel tesoro eravamo noi.
Quei giorni hanno ora per me una limpidezza cristallina. In qualunque modo io li esponga alla
luce riflettono un colore differente. Louise con il vestito azzurro che raccoglie pigne ammucchiandole
nella gonna. Louise contro il cielo viola che sembra un'eroina preraffaellita. Il verde acerbo delle
nostre vite e le ultime rose gialle di novembre. I colori si offuscano e riesco a vedere solo la sua faccia.
Poi sento la sua voce candida e frizzante e Non ti lascer andar pi via.
La vigilia di Natale Louise and a trovare sua madre che aveva sempre odiato Elgin, fino al
momento in cui Louise le aveva detto che avrebbe divorziato. Louise sperava che il clima di festa
potesse giocare in suo favore e cos quando le stelle furono ben salde e luminose raccolse le lunghe
chiome e usc. La salutai con la mano, sorridendo: come sarebbe stata bella nella steppa russa.
Stavo per chiudere la porta, quando un'ombra avanz verso di me. Era Elgin. Non volevo
invitarlo a entrare, ma aveva un aspetto minaccioso mascherato da una poco convincente giovialit. Mi
prudeva il collo, quasi fossi un animale. Pensai che per amore di Louise dovevo affrontare la
situazione.
Gli offrii da bere e si mise a parlare del pi e del meno finch non ce la feci pi. Gli chiesi cosa
voleva. Era per il divorzio? In un certo senso disse sorridendo. Penso ci sia qualcosa che devi
sapere. Qualcosa che Louise non ti ha detto.
Louise mi dice tutto dissi con freddezza. E cos io a lei.
Molto commovente disse guardando il ghiaccio dentro il suo scotch. Allora non ti
sorprender sapere che ha un cancro?
A duecento miglia dalla superficie terrestre non c' gravit. Le leggi del moto sono sospese. Si
possono fare le capriole lentissimamente, un peso in assenza di peso, niente su cui atterrare. Stando
sulla schiena a sguazzare nello spazio ci si accorge che i piedi si sono allontanati dalla testa.
Mentre lentissimamente ci si distende, ci si allunga, le articolazioni scivolano via dal loro sito
naturale. Non c' pi connessione fra la spalla e il braccio. Si va in pezzi, un osso dopo l'altro, frattura
dopo frattura, si va alla deriva, il nucleo non tiene.
Dove sono? Qui non c' nulla che riesca a identificare. Non  il mondo che conosco, la
barchetta che ho aggiustato e sistemato. Cos' questo spazio al rallentatore, il mio braccio che va su e
gi, su e gi come se facessi il verso a Mussolini. Chi  quest'uomo con gli occhi che ruotano, la bocca
che si apre come una camera a gas, le parole pungenti, volgari, nella mia gola e nelle mie narici? La
stanza puzza. L'aria  cattiva. Mi sta avvelenando e non posso scappare. I piedi non mi obbediscono.
Dov' la zavorra familiare della mia vita? Sto lottando vanamente, senza alcuna speranza. Mi aggrappo
ma il mio corpo scivola via. Voglio un solido appiglio ma non c' niente di solido qui.
I fatti, Elgin. I fatti.
Leucemia.
Da quanto tempo?
Da circa due anni.
Non sta male.
Non ancora.
Che tipo di leucemia?
Leucemia linfatica cronica.
All'apparenza sta bene.
Il paziente pu non avere sintomi per qualche tempo.
Sta bene.
Ho fatto fare un esame del sangue dopo il primo aborto.
Il primo?
Era fortemente anemica.
Non capisco.
 una cosa rara.
Non sta male.
I linfonodi adesso sono ingrossati.
Morir?
Sono aumentati di consistenza ma non dolenti.
Morir?
La milza non  per niente ingrossata.  un bene.
Morir?
I leucociti T sono in eccesso.
Morir?
Dipende.
Da cosa?
Da te.
Vuoi dire che posso prendermi cura di lei?
Voglio dire che io posso farlo.
Elgin and via e io mi sedetti sotto l'albero di Natale a guardare gli angioletti che dondolavano
e le candele di zucchero d'orzo. Il suo piano era semplice: se Louise fosse tornata da lui, gli avrebbe
garantito quelle cure che neanche i soldi possono comprare. L'avrebbe portata in Svizzera e avrebbe
avuto accesso ai pi recenti ritrovati della medicina. Come semplice paziente, per quanto ricca fosse,
non ne avrebbe avuto la possibilit. Ma come moglie di Elgin s.
La terapia contro il cancro  brutale e tossica. Secondo la procedura normale, Louise sarebbe
stata trattata con gli steroidi, in dosi massicce per indurre la remissione. Quando la milza si fosse
ingrossata, sarebbe stata sottoposta a radiazioni o l'avrebbero addirittura asportata. A quel punto
sarebbe stata fortemente anemica, profondamente indebolita e soggetta a frequenti emorragie, stanca e
quasi costantemente in preda a forti dolori. Avrebbe sofferto di stitichezza, accessi di vomito e di
violente nausee. Infine, la chemioterapia avrebbe contribuito alla distruzione del midollo osseo.
Sarebbe diventata magrissima, la mia bella ragazza, magra ed esausta e perduta. Non esiste cura per la
leucemia linfatica cronica.
Louise torn a casa con la faccia che riluceva per il freddo. C'era un bagliore acceso sulle sue
guance, le labbra erano gelate quando mi baci. Mi infil le mani congelate sotto la camicia e le
appoggi contro la schiena come fossero ferri da marchio. Parlava senza fermarsi del freddo e delle
stelle e di come era chiaro il cielo e della luna che stava sospesa come un ghiacciolo sul tetto del
mondo.
Non volevo piangere. Volevo parlarle in tono pacato e gentile. Ma piansi, lacrime cocenti e
rapide che cadevano sulla sua pelle fredda, bruciandola con la mia disperazione. L'infelicit  egoista,
il dolore  egoista. Per chi si piange? Ma forse non pu essere altrimenti.
Elgin  stato qui dissi. Mi ha detto che hai un cancro del sangue.
Non  grave disse subito. Cosa si aspettava che facessi?
Il cancro non  grave?
Il mio  asintomatico.
Perch non me lo hai detto? Non potevi dirmelo?
Non  grave.
Per la prima volta c' un silenzio fra noi. Voglio essere in collera con lei, ora. Ero in preda a
una rabbia repressa.
Stavo aspettando i risultati. Ho fatto altri esami. Non ho ancora i risultati.
Elgin li ha, dice che tu non vuoi sapere.
Non credere a quello che ti dice Elgin. Ho chiesto un altro parere.
La fissavo, con i pugni serrati in modo da affondare le unghie nelle palme delle mani. Mentre la
guardavo, vidi la faccia squadrata e occhialuta di Elgin. Non le labbra sinuose di Louise, ma la bocca
trionfante di lui.
Vuoi che te ne parli? disse.
Durante le ore della notte, mentre il cielo diventava blu scuro, poi grigio perla, finch il debole
sole invernale irruppe su di noi, ci stringemmo fra le braccia e lei mi disse cosa la spaventava e io le
dissi le mie paure. Non sarebbe tornata da Elgin, su questo punto era fermissima. Sapeva molte cose su
quella malattia e io le avrei imparate. L'avremmo affrontata insieme. Parole coraggiose e di conforto
per noi due, che di conforto avevamo bisogno nella fredda stanzetta che quella notte racchiudeva la
nostra vita. Partivamo senza niente in mano, e in pi Louise era malata. Lei era sicura di poter
fronteggiare qualsiasi spesa con il denaro che aveva. Io non avevo la stessa certezza, ma lo sfinimento e
il senso di sollievo erano troppo forti per permettermi di andare pi a fondo, quella notte. Ritrovarci era
stato andare gi abbastanza lontano.
Il giorno seguente, quando Louise usc, andai a trovare Elgin. Sembrava che si aspettasse la mia
visita. Entrammo nel suo studio. Sullo schermo del computer c'era un nuovo gioco. Si chiamava
LABORATORIO. Uno scienziato buono (l'operatore al computer) e uno scienziato pazzo (il computer)
erano in lotta per creare il primo pomodoro transgenico del mondo. Innestato con geni umani, il
pomodoro si sarebbe trasformato in sandwich, in salsa o in condimento per la pizza con in pi altri
ingredienti. Ma  etico?
Una partita? disse.
Sono qui per parlare di Louise.
Sparsi sul tavolo c'erano i risultati delle analisi di Louise. La prognosi era di circa 100 mesi. Mi
fece notare che se per Louise era facile non preoccuparsi delle sue condizioni fino a quando si sentiva
bene, le cose sarebbero cambiate quando avrebbe cominciato a perdere le forze.
Ma perch trattarla come una malata prima che lo sia?
Se la curiamo adesso c' ancora una probabilit che la malattia possa essere fermata. Chi pu
dirlo? Alz le spalle sorridendo e bisticci con alcuni tasti del computer. Il pomodoro ammicc.
Se non puoi dirlo tu...
Il cancro  una malattia imprevedibile.  il corpo che si rivolta contro se stesso. Ancora non si
capisce come. Sappiamo cosa succede ma non sappiamo perch succede o come fermarlo.
Quindi non hai nulla da offrire a Louise.
Tranne la possibilit di vivere.
Non torner da te.
Non siete un po' troppo in l con gli anni per abbandonarvi ancora a sogni romantici?
Amo Louise.
Allora salvala.
Elgin si sedette davanti al video. Considerava concluso il nostro colloquio. Il problema 
disse che se scelgo il gene sbagliato la salsa di pomodoro mi schizzer addosso. Capisci qual  il
problema?
Cara Louise,
ti amo pi della vita stessa. Non ho mai vissuto ore pi felici di quelle trascorse con te. Non
sapevo che potesse esistere tanta felicit. L'amore pu avere una consistenza? Lo sento al tatto, il
sentimento che c' fra di noi, lo tengo fra le mani allo stesso modo in cui tengo fra le mani la tua testa.
Mi aggrappo all'amore come uno scalatore alla corda. Sapevo che il nostro cammino sarebbe stato
ripido ma non avevo previsto la parete di roccia che ci siamo trovati davanti. Possiamo scalarla, lo so,
ma saresti tu a dover sostenere lo sforzo.
Vado via stanotte, non so dove, tutto quello che so  che non torner. Non  necessario che lasci
l'appartamento; ho gi sistemato tutto al riguardo. In casa mia sei al sicuro, ma tra le mie braccia no. Se
rimanessi, saresti tu ad andartene, con dolore, senza alcun aiuto. Il nostro amore non  nato per costarti
la vita. Non potrei sopportarlo. Se si trattasse della mia vita, sarei felice di perderla. Sei venuta da me
solo con i vestiti che avevi addosso, e questo  stato abbastanza. Niente di pi, Louise. Niente pi dare.
Mi hai dato gi tutto.
Ti prego, va' da Elgin. Ha promesso di farmi sapere come stai. Ti penser ogni giorno, molte
volte al giorno. I segni delle tue mani li ho impressi su tutto il corpo. La tua carne  la mia carne. Mi
hai decifrato e adesso sono un libro aperto. Il messaggio  semplice: il mio amore per te. Voglio che tu
viva. Perdona i miei sbagli. Perdonami.
Feci le valigie e presi un treno per lo Yorkshire. Cercai di confondere le tracce in modo che
Louise non potesse trovarmi. Portai con me il lavoro e quel po' di soldi che avevo, quanto era rimasto
dopo aver pagato l'affitto per un anno, quanto bastava per un paio di mesi. Trovai un piccolo cottage,
una casella postale per il mio editore e una persona amica che aveva promesso di aiutarmi. Accettai un
lavoro in un wine bar alla moda. Un locale studiato per i neo-profughi che pensano che i fish and chips
facciano troppo proletario. Servivamo patate fritte con una sogliola di Dover che non aveva mai visto
una scogliera. Servivamo gamberetti cos bene incastonati nel ghiaccio che qualche volta per sbaglio li
mettevamo nelle bibite.  una nuova moda, signore, scotch on the rocks avec gamberetti. Dopo
quella volta presero a ordinarlo tutti.
Il mio lavoro consisteva nel distribuire fiaschi di Frascati ghiacciato sui tavoli e nel prendere le
ordinazioni. Le nostre specialit: Mediterraneo Special (fish and chips), Pavarotti Special (pizza e
chips), Old England Special (salsiccia e chips) e Innamorati Special (costolette di maiale per due con
chips all'aceto aromatizzato). C'era un menu  la carte, ma nessuno riusciva mai a trovarlo. Per tutta la
sera la porta elegantemente foderata di panno verde che dava nelle cucine sbatteva avanti e indietro
lasciando brevemente intravedere i due chef indaffaratissimi con cappelli alti come campanili.
Ehi tu, fammi un'altra pizza.
Un'altra porzione di mais.
Ok, passami l'apriscatole allora.
L'incessante sbattere proveniente dal bancone dei forni a microonde ammassati l'uno sull'altro
come in una sala di controllo della Nasa era ampiamente coperto dal sordo rumore dei bassoparlanti nel
bar. Nessuno chiedeva mai come veniva cucinato il cibo e, se lo avesse fatto, sarebbe stato rassicurato
da una fotografia formato cartolina raffigurante la cucina con l'autografo dello chef. Non era la nostra
cucina ma avrebbe potuto esserlo. Il pane era cos bianco che luccicava.
Comprai una bicicletta per coprire le venti miglia che separavano il bar dalla catapecchia che
avevo preso in affitto. Volevo stancarmi tanto da non riuscire a pensare. Ma ogni giro di ruota era
Louise.
Nel mio cottage c'erano un tavolino, due sedie, un tappetino casereccio e un letto con tanto di
materasso sfondato. Se volevo riscaldarmi tagliavo la legna e accendevo il fuoco. Il cottage era rimasto
per molto tempo disabitato. Nessuno voleva viverci e nessun altro sarebbe stato tanto stupido da
prenderlo in affitto. Non c'era telefono e il bagno era al centro di una stanza, separato da una specie di
parete divisoria. Gli spifferi si infilavano all'interno da una finestra sommariamente tappata. Il
pavimento scricchiolava come in uno scenario dell'orrore alla Hammer. Era sporco, deprimente, ma
ideale. I proprietari pensavano che fossi folle. Sono folle.
Vicino al fuoco c'era una poltrona sudicia, una poltrona che s'era rattrappita dentro la fodera
come un vecchio nel vestito degli anni migliori. Lasciate che mi ci segga per non alzarmi mai pi.
Voglio marcire qui, sprofondando lentamente nel disegno sbiadito della stoffa, scomparire contro lo
sfondo di rose morte. Se riusciste a sbirciare dai vetri lerci, vedreste solo la mia nuca che emerge dalla
spalliera della poltrona. Vedreste i miei capelli radi, che si assottigliano, si ingrigiscono, non ci sono
pi. Il teschio della morte sulla poltrona, la poltrona di rose nel giardino immoto. A che pro muoversi
se il movimento  indice di vita e la vita  indice di speranza? Non ho n vita n speranza. Meglio
quindi sprofondare insieme alle pareti che si sgretolano, mescolarsi alla polvere per essere aspirati dalle
narici di qualcuno. Ogni giorno respiriamo i morti.
Quali sono le caratteristiche degli esseri viventi? A scuola, studiando biologia mi sono state
indicate le seguenti: escrezione, crescita, reattivit agli stimoli esterni, locomozione, nutrizione,
procreazione e respirazione. Non mi sembra un elenco molto corrispondente alla realt. Se sono tutte
qui le cose che fanno l'essere vivente, allora io potrei anche essere un cadavere. E che dire dell'altra
caratteristica diffusa fra gli esseri viventi della specie umana, il desiderio di amore? No, non rientra
sotto la voce Procreazione. Non ho nessun desiderio di procreare eppure sono in cerca dell'amore.
Procreazione. Una super-rifinita sala da pranzo stile Queen Anne a prezzo stracciato. Legno vero. 
questo che voglio? La famiglia modello, due pi due nel kit di montaggio di una comoda casetta. Non
voglio il modellino, voglio l'originale in dimensioni reali. Non voglio riprodurmi, voglio fare qualcosa
di completamente nuovo. Parole battagliere dentro di me che avevo rinunciato alla battaglia.
Cercai di fare un po' d'ordine. Tagliai alcuni rami di gelsomino invernale dal giardino
trascurato e li portai in casa. Facevano l'effetto di una monaca in un tugurio. Comprai un martello e dei
pannelli di compensato e rappezzai le cose pi malridotte. Lo feci per sedere davanti al fuoco senza
sentire il vento. Un passo avanti. Mark Twain si era costruito una casa con una finestra sopra il
caminetto in modo da poter ammirare la neve che cadeva sulle fiamme. Io invece avevo un buco dal
quale filtrava l'acqua quando pioveva, ma se  per questo era la mia vita a fare acqua.
Dopo qualche giorno che vivevo l, udii un miagolio titubante fuori dalla casa. Un suono che
doveva essere spavaldo e arrogante ma non lo era minimamente. Mi infilai gli stivali, presi una torcia e
arrancai nella melma di gennaio. Il fango era spesso e viscido. Per rendere percorribile il vialetto che
portava a casa, dovevo ogni giorno cospargerlo di cenere. La cenere era impastata al fango, l'acqua
della grondaia sgocciolava sulla mia porta. Ogni raffica di vento faceva volar via le tegole dal tetto.
Appiattito contro il muro della casa  se un ammasso di mattoni rigonfi e coperti di umidit
tenuti insieme dai licheni si pu chiamare muro  c'era un gatto magrissimo e spelacchiato. Mi guard
con occhi pieni di speranza e di paura. Era bagnato fradicio e tremava. Non esitai un istante, mi chinai e
lo afferrai per la collottola, nel modo in cui Louise aveva afferrato me.
Alla luce constatai che eravamo entrambi luridi. Quando avevo fatto il bagno l'ultima volta? I
vestiti che avevo addosso puzzavano, la mia pelle era grigia. I capelli lunghi rimandavano spenti
bagliori. Il gatto aveva una macchia di grasso su un fianco e il pelo sulla pancia era tutto imbrattato di
fango.
Nottata di abluzioni nello Yorkshire dissi portando il gatto verso la vecchia e malandata
vasca di smalto che si reggeva su tre piedi a forma di artigli. Il quarto angolo poggiava su una copia
della Bibbia. Roccia secolare apriti per me. Fammi nascondere nelle tue viscere. Riportai in vita a
viva forza il vecchio scaldabagno con una dose di urli, implorazioni, fiammiferi e combustibile.
Finalmente brontol e sputacchi, soffiando nuvole di vapore maleodorante nel bagno scrostato.
Vedevo gli occhi del gatto, atterrito, che mi osservavano.
Ci ripulimmo, tutti e due, lui avvolto in un asciugamano, io nel solo articolo di lusso in mio
possesso, un soffice telo da bagno. Con il pelo appiccicato al cranio, la sua testa sembrava piccolissima.
Aveva un taglio lungo un orecchio e un brutto graffio su un occhio. Mi tremava fra le braccia
nonostante gli parlassi dolcemente di una scodella di latte. Pi tardi, nel letto sconquassato, rintanati
sotto un piumino cos vecchio che quando lo scuotevo le piume non si muovevano, un gatto gonfio di
latte impar a fare le fusa. Dorm tutta la notte sul mio petto. Io non dormii molto. La notte cercavo di
tenere gli occhi aperti finch non mi si chiudevano per la stanchezza, cos da sfuggire al primo sonno
pieno di sogni di chi ha molto da nascondere. C' gente che di giorno digiuna per scoprire che durante
la notte il corpo mortificato svaligia il frigorifero, divora carcasse crude, mangia cibo per gatti, carta
igienica, qualsiasi cosa pur di soddisfare quel bisogno.
Dormire accanto a Louise era stato un piacere che spesso aveva condotto al sesso ma era
un'altra cosa, una cosa a s. Il delizioso tepore del suo corpo, la temperatura della sua pelle, perfetta per
la mia. Allontanarmi da lei solo per girarmi di nuovo, qualche ora dopo, e adattarmi alla curva della sua
schiena. Il suo odore. L'odore particolare di Louise. I suoi capelli. Una coperta rossa per coprirci. Le
sue gambe. Non le depilava mai fino a renderle completamente lisce. C'era una ruvidezza residua che
mi piaceva, il primo accenno dei peli che ricrescono. Non gli veniva permesso di crescere, cos non
scoprii mai di che colore fossero ma li sentivo con il piede, facendolo scorrere lungo la sua tibia, le
lunghe ossa delle sue gambe ricche di midollo. Il midollo in cui si formano le cellule del sangue,
globuli rossi e bianchi. Rosso e bianco, i colori di Louise.
Nei manuali di cordoglio suggeriscono di dormire con a fianco un cuscino. Non proprio tipo
Dutch wife, un'imbottitura che nei paesi tropicali si tiene fra le gambe per assorbire il sudore: no, non
una Dutch wife. Il cuscino vi dar conforto nelle lunghe ore interminabili. Se dormite, beneficerete
inconsciamente della sua presenza. Se rimanete svegli, il letto vi sembrer meno grande e vuoto. Chi
scrive questi libri? Pensano veramente, quei tranquilli e premurosi consiglieri, che sessanta centimetri
di imbottitura foderata di cotone possano appagare un cuore spezzato? Non voglio un cuscino, voglio la
tua pelle che si muove e respira. Voglio che nel buio tu mi tenga la mano, voglio rotolare su di te ed
entrare dentro di te. La notte, quando mi rigiro, il letto  grande quanto un continente. C' uno spazio
infinito, bianco, dove tu non ci sei. Lo percorro centimetro per centimetro ma tu non ci sei. Non  un
gioco, non salterai fuori per farmi una sorpresa. Il letto  vuoto. Dentro ci sono io, ma il letto  vuoto.
Chiamai il gatto Speranza perch il primo giorno mi port un coniglio e ce lo mangiammo con
le lenticchie. Quel giorno riuscii a fare un po' della mia traduzione. Quando tornai dal wine bar,
Speranza mi aspettava davanti alla porta con un orecchio dritto e un tale sguardo di attesa che per un
momento, un solo momento, dimenticai quello che avevo fatto. Il giorno successivo pedalai fino alla
biblioteca, ma invece di andare alla sezione russa come intendevo fare mi diressi in quella di medicina.
L'anatomia divenne per me un'ossessione. Se non potevo estromettere Louise dalla mia mente, avrei
trovato il modo di sprofondare in lei. In immersione totale nel linguaggio medico, attraverso una
visione prosaica di un io che succhia, suda, si ingozza, defeca, scoprii una poesia d'amore per Louise.
Cos l'avrei conosciuta meglio, pi intimamente che nella pelle, nei capelli e nella voce che desideravo
ardentemente. Avrei posseduto il suo plasma, la sua milza, il suo liquido sinoviale. L'avrei riconosciuta
anche quando il suo corpo fosse svanito da molto tempo.
Le cellule, i tessuti, i sistemi e le cavit del corpo
LE CELLULE SI RIPRODUCONO PER MITOSI DURANTE TUTTO IL CORSO DELLA
VITA DI UN INDIVIDUO. FINCH LA CRESCITA NON  COMPLETATA, LA RIPRODUZIONE
AVVIENE A UN RITMO MOLTO PI RAPIDO. DA QUEL MOMENTO IN POI SI FORMANO
NUOVE CELLULE PER SOSTITUIRE QUELLE CHE MUOIONO. UN'IMPORTANTE
ECCEZIONE  COSTITUITA DALLE CELLULE NERVOSE. UNA VOLTA MORTE NON
VENGONO SOSTITUITE.
Nei recessi segreti della ghiandola del timo Louise si riproduce troppo. La corretta biologia si
fonda sulla regolarit, sull'equilibrio, ma le cellule T si sono ribellate. Non ubbidiscono alle regole. Si
accalcano nel sangue, rivoluzionando il quieto ordine della milza e dell'intestino. Nei linfonodi, si
gonfiano d'orgoglio. Loro compito abituale  quello di proteggere il corpo dai nemici esterni. Sono la
sua immunit, la sua garanzia contro le infezioni. Adesso sono i nemici interni. Le forze di sicurezza si
sono ribellate. Louise  vittima di un golpe.
Mi permetti di strisciarti dentro, per vigilare su di te e catturarli non appena ti si avvicinano?
Perch non posso arginare il cieco flusso che avvelena il tuo sangue? Perch non ci sono cancelli
sprangati davanti alla vena porta? L'interno del tuo corpo  ingenuo, non conosce il timore. Le tue
arterie si fidano del loro carico, non controllano ci che il sangue trasporta. Tu sei sovraccarica, ma il
sorvegliante dorme mentre all'interno si sta consumando un assassinio. Chi va l? Aspetta che prendo
la lanterna.  solo il sangue; globuli rossi che portano ossigeno al cuore, trombociti per verificare che
la coagulazione avvenga regolarmente. E alcuni globuli bianchi, di tipo B e T, che procedono
fischiettando come sempre.
Il corpo ha commesso un errore. Non  il momento di timbrare i passaporti guardando in aria.
Dietro, ne vengono a centinaia. Centinaia di troppo, armati fino ai denti per un compito che non 
necessario svolgere. Non  necessario? E, allora, tutto quell'armamentario?
Eccoli che arrivano, con grande strepito, lungo il flusso del sangue pronti a dare inizio al
combattimento. Non c' altro nemico all'infuori di te, Louise. Sei tu, adesso, il corpo estraneo.
I TESSUTI, COME IL RIVESTIMENTO INTERNO DELLA BOCCA, POSSONO ESSERE
VISTI A OCCHIO NUDO, MA LE CELLULE CHE A MILIONI FORMANO I TESSUTI SONO
COS PICCOLE DA POTER ESSERE VISTE SOLO CON L'AUSILIO DI UN MICROSCOPIO.
L'occhio nudo. Quante volte ho goduto di te a occhio nudo, con il mio lascivo occhio nudo. Ti
ho vista spogliata, china per lavarti, la curva della schiena, la curva sorella del ventre. Ti ho avuto sotto
di me per esaminarti, ho visto le cicatrici fra le tue cosce, l dove sei caduta sul filo spinato. Come se
un animale ti avesse ghermito e avesse fatto scorrere le unghie d'acciaio sulla tua pelle, lasciando i
marchi crudeli del possesso.
I miei occhi sono castani, come farfalle hanno svolazzato sul tuo corpo. In volo ho percorso lo
spazio del tuo corpo, da un capo all'altro della tua costa d'avorio. So le foreste dove posso fermarmi e
trovare nutrimento. A occhio nudo ho tracciato una mappa di te e ti ho riposta lontano dalla vista altrui.
I milioni di cellule che formano i tuoi tessuti sono impressi sulla mia retina. Volando di notte so
esattamente dove mi trovo. Il tuo corpo  la mia pista d'atterraggio.
Con la lingua e la saliva ho esplorato il rivestimento della tua bocca. I suoi crinali, le valli, il
tetto ondulato, la fortezza dei denti. La levigatezza lucente dell'interno del tuo labbro superiore 
interrotta da una ruvida cresta dove una volta ti sei ferita. I tessuti della bocca e dell'ano cicatrizzano
pi rapidamente degli altri ma conservano dei segni per chi si premura di decifrarli. E io me ne
premuro. C' una storia intrappolata nella tua bocca. Una macchina schiantata e un parabrezza in
frantumi. L'unico testimone  la cicatrice, frastagliata come la cicatrice di un duello, l dove sono
evidenti i segni della sutura.
Il mio occhio nudo conta i tuoi denti, comprese le otturazioni. Gli incisivi, i canini, i molari e i
premolari. Trentadue in tutto. Trentuno, nel tuo caso. Dopo il sesso dilani il cibo come una tigre, lasci
che il grasso ti coli dalla bocca. Qualche volta  me che mordi, lasciando ferite superficiali sulle mie
spalle. Vuoi farmi a strisce per essere come te? Porto queste ferite come una medaglia. Le impronte dei
tuoi denti sono visibili sotto la mia camicia ma la L che porto tatuata dentro di me non si pu scorgere a
occhio nudo.
A FINI DESCRITTIVI IL CORPO UMANO VIENE DIVISO IN CAVIT. LA CAVIT
CRANICA CONTIENE IL CERVELLO. QUESTA CAVIT  DELIMITATA DALLE OSSA DEL
CRANIO.
Lascia che penetri dentro di te. Sono l'archeologo delle tombe. Dedicherei la mia vita a segnare
gli anditi, le entrate e le uscite di questo solenne mausoleo, il tuo corpo. Come sono strette e segrete le
gole e le sorgenti della giovent e della salute. Un dito insinuante pu a malapena scoprire l'ingresso
dell'anticamera, meno che mai potr spingersi negli ampi vestiboli acquosi che nascondono l'utero,
l'intestino e il cervello.
Nei vecchi e nei malati, le narici si dilatano, le orbite degli occhi si trasformano in profonde
pozze di preghiera. La bocca si allenta, i denti cadono dalla prima linea difensiva. Perfino le orecchie si
allargano come trombe. Il corpo si sta aprendo ai vermi.
Per imbalsamarti nel mio ricordo, per prima cosa ti aggancer il cervello estraendolo dai tuoi
compiacenti orifizi. Ora che ti ho perduta, non posso consentirti alcuno sviluppo, devi essere una
fotografia, non una poesia. Devi essere svuotata di vita cos come lo sono io. Affonderemo insieme tu e
io, gi, gi nei vuoti oscuri dove un tempo erano gli organi vitali.
Ho sempre ammirato la tua testa. Il prospetto deciso della fronte e la lunga calotta cranica. La
lieve protuberanza bulbosa della parte posteriore del cranio, che crea un profondo incavo sulla nuca,
all'attaccatura del collo. Ho affrontato la discesa della tua testa senza timore. L'ho tenuta fra le mani,
l'ho presa, ne ho vinto la resistenza, ho tenuto a freno il desiderio di sondare la pelle fino alla sede del
tuo io.  in quell'incavo che tu esisti.  l che il mondo viene creato e identificato secondo la tua
onnivora tassonomia.  una strana combinazione di mortalit e vanagloria, il cervello onniveggente e
onnisciente, padrone di tanto, capace di inganni e prodezze. Di piegare i cucchiai e di operazioni di alta
matematica. Lo spazio nel duro involucro nasconde l'io vulnerabile.
Non posso penetrare in te con abiti sterili, con mani cariche di strumenti per registrazioni e
analisi. Se mi avviciner a te con una lampada tascabile e un notes, un diagramma e un panno per
pulire la sporcizia, ti impacchetter per bene. Ti conserver in sacchetti di plastica come i fegatini di
pollo. Utero, intestino, cervello, etichettati e sistemati.  questo il modo per conoscere un altro essere
umano?
So come i tuoi capelli sfuggono allo chignon inondandoti le spalle di luce. Conosco il calcio dei
tuoi zigomi. Conosco l'arma della tua mascella. Ho tenuto la tua testa fra le mani ma non ho mai tenuto
te. Non te nei tuoi spazi, nel tuo spirito, elettroni di vita.
Esplorami hai detto e io ho preso corde, borraccia e mappe, pensando di tornare presto a casa.
Ma dopo la caduta, non riesco a trovare la via d'uscita. A volte penso di essere in libert, come Giona
rigurgitato dalla balena, ma poi giro l'angolo e mi vedo. Vedo me nella tua pelle, me nelle tue ossa, me
che fluttuo nelle cavit che adornano le pareti degli studi dei chirurghi.  cos che ti conosco. Tu sei ci
che so.
La pelle
LA PELLE  COMPOSTA DA DUE PARTI FONDAMENTALI: IL DERMA E
L'EPIDERMIDE.
Strano pensare che la parte di te che conosco meglio  gi morta. Le cellule dello strato
superficiale della tua pelle sono sottili e piatte, senza vasi sanguigni n terminazioni nervose. Cellule
morte, di spessore maggiore sulle palme delle mani e sulle piante dei piedi. Il tuo corpo sepolcrale, che
mi si offre al passato, protegge il tuo nucleo delicato dalle intrusioni del mondo esterno. Io sono una di
queste intrusioni: ti accarezzo con ossessione necrofila, amo il guscio che ho davanti a me.
Il tuo io morto  di continuo spazzato via dal mio io morto. Le tue cellule cadono e si sfaldano,
cibo per gli acari della polvere e per le cimici. I tuoi liquami danno nutrimento di vita a colonie di
esseri che pascolano sulla pelle, sui capelli non pi desiderati. Non senti nulla. E come potresti? Ogni
tua sensazione proviene dal profondo, dai centri vitali dove il derma si rinnova, formando un altro
strato come un armadillo. Sei un cavaliere con una scintillante armatura.
Salvami. Cullami al tuo fianco, lascia che mi aggrappi a te, le braccia intorno alla tua vita, la
testa ciondoloni contro la tua schiena. Il tuo odore mi calma, mi addormenta: sprofondo nella calda
imbottitura del tuo corpo. La tua pelle sa di sale e un po' di agrumi. Quando faccio scorrere la lingua in
una lunga linea umida sui tuoi seni, sento la leggera peluria, l'increspatura dell'areola, il cono del
capezzolo. I tuoi seni sono arnie gocciolanti di miele.
Sono una creatura che mangia dalle tue mani. Vorrei essere uno scudiero che rende al meglio i
propri servigi. Riposati, ora, lascia che ti slacci le scarpe, che ti massaggi i piedi dove la pelle  callosa
e dolente. Non c' niente di te che mi ripugni; n il sudore, n la sporcizia, n la malattia con i suoi
tristi segni. Poggia il piede nel mio grembo e ti taglier le unghie, allenter la tensione di una lunga
giornata. Lunga questa giornata spesa in cerca di me. Sei tutta un livido. Il viola livido della tua pelle
ha il colore dei fichi spaccati.
Un corpo leucemico si ferisce con facilit. Non potrei comportarmi rudemente con te, farti
piangere di un piacere prossimo al dolore. Io ho ferito te e tu hai ferito me, rompendo i capillari
screziati di sangue. Canali sottili come un capello che corrono fra arterie e vene, vasi sanguigni
ramificati che scrivono il desiderio del corpo. Avvampavi sempre di desiderio. Questo succedeva nei
momenti di lucidit, mentre i nostri corpi cospiravano per il nostro piacere.
Le mie terminazioni nervose erano diventate sensibili ai minimi cambiamenti di temperatura
della tua pelle. Non pi rozzo indicatore di Caldo o Freddo, cercavo di individuare l'istante in cui la tua
pelle si ispessiva. L'insorgere della passione, il calore che saliva, il battito del cuore che si faceva pi
sordo, accelerato. Sapevo che i tuoi vasi sanguigni si gonfiavano e i pori si dilatavano. Gli effetti
fisiologici della libidine sono facilmente decifrabili. A volte starnutivi quattro o cinque volte, come un
gatto.  una cosa cos normale, accade milioni di volte al giorno in ogni parte del mondo. Un normale
miracolo, il tuo corpo che cambia sotto le mie mani. Eppure, come fare a credere alla sorpresa
evidente? Straordinario, inverosimile che tu volessi me.
Vivo di ricordi come un relitto. Siedo su questa sedia vicino al fuoco, con la mano sul gatto,
parlando a voce alta, con la mente vagante tra folli fantasticherie. C' un testo di medicina aperto per
terra. Per me  un libro di magia. La pelle, dice. La pelle.
Eri bianca come il latte e fresca da bere. La tua pelle sbiadir, la sua lucentezza si offuscher? Il
collo e la milza si ingrosseranno? I contorni netti del tuo ventre si dilateranno per un carico infecondo?
Potrebbe darsi, e il ritratto segreto che ho di te sarebbe allora una misera riproduzione. Potrebbe darsi,
ma se ti spezzerai, allora mi spezzo anch'io.
Lo scheletro
LA CLAVICOLA O OSSO CLAVICOLARE: LA CLAVICOLA  UN OSSO LUNGO CHE
FORMA UNA DOPPIA CURVA. LA PARTE TERMINALE DELL'OSSO  RUVIDA PER
CONSENTIRE L'ATTACCATURA DEI MUSCOLI. LA CLAVICOLA COSTITUISCE L'UNICO
LEGAME OSSEO FRA LE ESTREMIT SUPERIORI E LO SCHELETRO ASSIALE.
Non riesco a pensare alla doppia curva flessuosa, mobile e fluida come a una protuberanza
ossea; la penso come quello strumento di musica che ha la stessa radice lessicale. Clavis. Chiave.
Clavicordio. Il primo strumento a corde con tastiera. La tua clavicola  al tempo stesso clavicordio e
chiave. Se spingo le dita nelle cavit dietro l'osso ti sento, tenera come la polpa di un granchio.
Nell'elasticit dei muscoli trovo le aperture dove posso stringermi alle corde del tuo collo. L'osso
scende in perfetta sintonia dallo sterno alla scapola. Al tatto  ben tornito. Perch un osso dovrebbe
essere ballerino?
Hai un vestito con una scollatura che mette in evidenza i seni. Il solco fra i seni , credo, il
punto focale, ma quello che avevo voglia di fare io era di metterti l'indice e il pollice sulle sporgenze
dell'osso del collo, e spingere, dilatando la ragnatela della mia mano fino ad afferrarti la gola. Mi hai
chiesto se volevo strozzarti. No, volevo stringermi a te, non nei modi consueti, ma in tutti i tuoi incavi.
Era un gioco, far combaciare un osso con un altro osso. Credevo che la differenza fosse
considerata la componente pi importante dell'attrazione sessuale, ma ci sono tante cose di noi che
sono uguali.
Ossa delle mie ossa. Carne della mia carne. Per ricordarti  il mio stesso corpo che tocco. Lei
era cos, in questa parte e in quest'altra. La memoria fisica inciampa nelle porte che la mente ha cercato
di serrare. Una chiave universale per accedere alla stanza di Barbabl. Una chiave insanguinata che
apre al dolore. La saggezza dice dimentica, il corpo ulula. Le sporgenze della clavicola mi disfano. Lei
era cos, qui e poi qui.
LA SCAPOLA O PALETTA: LA SCAPOLA  UN OSSO PIATTO DI FORMA
TRIANGOLARE CHE SI TROVA NELLA PARTE DORSALE IN SUPERFICIE RISPETTO ALLE
COSTOLE E SEPARATA DA QUESTE DAL TESSUTO MUSCOLARE.
Chiuse come un ventaglio, nessuno sospetta le ali delle tue scapole. Mentre stavi sdraiata sul
ventre, modellavo le dure lamine del tuo volo. Sei un angelo caduto ma pur sempre fatta come gli
angeli; il corpo leggero come una libellula, grandi ali dorate stagliate contro il sole.
Non temo che tu mi ferisca. Se faccio scivolare la mano con troppa disinvoltura lungo la lama
affilata della tua scapola, ritrarr la palma sanguinante. Conosco bene le stigmate della presunzione. La
ferita che non si rimarginer se ti do per scontata.
Inchiodami a te. Ti cavalcher come un incubo. Sei Pegaso, il cavallo alato mai sellato. Dibattiti
sotto di me. Voglio vedere la matassa dei tuoi muscoli flettersi e distendersi. Triangoli cos innocenti
che contengono una forza segreta. Non drizzarti contro di me dispiegando tutta la tua potenza. Ho
paura di te a letto quando allungo la mano per toccarti e sento le lame gemelle delle scapole puntate
contro di me. Dormi dandomi le spalle in modo che io conosca tutta la tua grandezza. Tanto basta.
LA FACCIA: LE OSSA CHE FORMANO LO SCHELETRO DELLA FACCIA SONO
TREDICI. PER COMPLETEZZA, BISOGNA AGGIUNGERE A QUESTE L'OSSO FRONTALE.
Di tutte le visioni che mi assalgono, durante la veglia e nel sonno, la pi insistente  quella della
tua faccia. La tua faccia, liscia come uno specchio, e chiara come uno specchio. La tua faccia sotto la
luna, inargentata dal freddo riflesso, la tua faccia nel suo mistero, che mi si rivela.
Rivedo la tua faccia nel punto dove si era impigliata nel ghiaccio dello stagno, la tua faccia pi
grande del mio corpo intero, la bocca piena d'acqua. Ti ho stretta al petto quel giorno nevoso, il tuo
profilo contro la mia giacca. Quando avvicinai le labbra alle tue guance congelate, mi bruciasti. La
pelle all'angolo della bocca si lacer, la bocca si riemp di sangue. Pi ti tenevo vicina, pi ti scioglievi.
Ti ho tenuta come ti terr la Morte. La Morte che lentamente fa scivolare le pesanti cortine della pelle
per esporre la gabbia ossea che cela.
La pelle si rilascia, ingiallisce come calcare, come calcare consunto dal tempo, mette in mostra
le striature marmoree delle vene. La fioca traslucidit si irrigidisce e diventa fredda. Perfino le ossa
ingialliscono come le zanne.
La tua faccia mi trafigge. In me c' una perforazione. Nelle falle infilo frammenti di speranza
ma la speranza non mi guarisce. Dovrei bendarmi gli occhi con l'oblio, gli occhi indeboliti per il troppo
guardare? L'osso frontale, osso palatino, osso nasale, osso lacrimale, osso zigomatico, mascella,
vomere, conca inferiore, mandibola.
Queste sono le mie difese, queste sono le mie coperte, queste parole non mi ricordano la tua
faccia.
I sensi
L'UDITO E L'ORECCHIO: IL PADIGLIONE AURICOLARE  QUELLA PARTE
ALLARGATA CHE SI PROIETTA AI LATI DELLA TESTA.  FORMATO DA TESSUTO
FIBROCARTILAGINEO RICOPERTO DI TESSUTO CUTANEO E DI UNA SOTTILE PELURIA.
 PERCORSO DA PROFONDI SOLCHI E DA CRESTE. LA PROMINENTE CRESTA ESTERNA
VIENE CHIAMATA ELICE. IL LOBO  LA PARTE MORBIDA E FLESSIBILE CHE SI TROVA
ALL'ESTREMIT INFERIORE.
Le onde sonore viaggiano a una velocit di circa 340 metri al secondo. Questa distanza
corrisponde alla quinta parte di un miglio e Louise  lontana quasi duecento miglia. Se adesso grido, mi
udir fra diciassette minuti circa. Devo lasciare un margine di errore per gli imprevisti. Potrebbe darsi
che stia nuotando sott'acqua.
Chiamo Louise stando sulla porta perch so che non mi pu sentire. Nei campi innalzo il mio
lamento alla luna. Gli animali dello zoo fanno lo stesso, sperando che un altro esemplare della loro
stessa razza risponda. Lo zoo di notte  il pi triste dei luoghi. Dietro le sbarre, lontani dagli occhi che
li vivisezionano, gli animali ululano, una specie separata dall'altra, conoscendo per istinto la mappa
dell'appartenenza. Preferirebbero affrontare il predatore e la preda che non vivere in questa incolumit
aliena. Le loro orecchie, pi potenti di quelle dei loro custodi, colgono i rumori delle macchine e dei
fast food aperti fino a tarda ora. Sentono tutti i rumori angosciati degli umani. Quello che non sentono 
il fruscio del sottobosco o lo scoppiettare del fuoco. I rumori dell'uccisione. Il ruggire del fiume che
rimbomba contro grida strozzate. Aguzzano le orecchie finch le orecchie non diventano delle lamine,
ma i rumori che cercano sono troppo lontani.
Vorrei sentire ancora la tua voce.
IL NASO: IL SENSO DELL'OLFATTO NEGLI ESSERI UMANI  GENERALMENTE
MENO SVILUPPATO CHE NEGLI ALTRI ANIMALI.
Gli odori del corpo della mia amata sono ancora impressi nelle mie narici. L'odore di lievito del
suo sesso. Il rigoglioso sotterraneo fermento del pane in lievitazione. La mia amata  un pezzo di
selvaggina pronta per la cottura. Andr a scovarla nella sua tana angusta che odora di selvaggina e mi
ciber di lei. Tre giorni senza lavarsi ed eccola spumeggiante ed eccitata. Le gonne le danzano intorno
al corpo, il suo profumo  un cappio che le avvolge le cosce.
Al di l della porta d'ingresso il mio naso freme, sento l'odore di lei che attraversa l'atrio per
venire verso di me.  un'ampolla che contiene essenza di sandalo e luppolo. Voglio toglierle il tappo.
Voglio entrare con la testa nelle mura aperte dei suoi lombi.  soda e matura, un miscuglio oscuro di
biada dolce e di Madonna dell'Incenso.  incenso e mirra, odori amari, cugini fra loro, di morte e fede.
Quando ha le mestruazioni, gli odori che mi sono noti cambiano di colore. C' del ferro nella
sua anima, in quei momenti. Ha l'odore di una pistola.
La mia amata  carica e pronta a far fuoco. Sente il profumo della preda. Mi distrugge quando
entra avvolta in un leggero fumo bianco che odora di salnitro. Addosso a lei, tutto ci che voglio sono
le ultime spire del suo desiderio che dalla base di lei portano a ci che i dottori amano chiamare i nervi
olfattivi.
GUSTO: CI SONO QUATTRO SENSAZIONI FONDAMENTALI DEL GUSTO: DOLCE,
ACIDO, AMARO E SALATO.
La mia amata  un olivo le cui radici crescono vicino al mare. Il suo frutto  aspro e verde. 
una gioia per me arrivare al nocciolo. Il piccolo nocciolo, duro al contatto con la lingua. Il nocciolo
rivestito da una polpa spessa e da vene salate.
Chi mangerebbe un'oliva senza prima bucare il guanto che l'avvolge? Il momento tanto atteso,
quando i denti fanno esplodere il succo limpido che ha dentro il peso della terra, le vicissitudini del
clima, persino il nome di colui che cura l'oliveto.
Il sole  nella tua bocca. L'aprirsi di un'oliva  uno squarcio di cielo luminoso. I giorni di gran
caldo quando arriva la pioggia. Mangia il giorno, dove la sabbia bruci le piante dei tuoi piedi prima
che il temporale facesse sollevare la tua pelle in bolle di pioggia.
Il nostro frutteto personale  carico di frutti. Mi insinuer in te come un verme fino al nocciolo,
il ruvido nocciolo guantato.
L'OCCHIO: L'OCCHIO  SITUATO NELLA CAVIT ORBITALE.  DI FORMA QUASI
SFERICA E HA UN DIAMETRO DI CIRCA DUE CENTIMETRI E MEZZO.
La luce viaggia alla velocit di 186.000 miglia al secondo. La luce viene riflessa negli occhi da
qualsiasi cosa entri nel campo visivo. Vedo un colore quando un'onda luminosa di una certa lunghezza
 riflessa da un oggetto e tutte le altre onde vengono assorbite. Ogni colore ha una diversa lunghezza
d'onda, la luce rossa ha la lunghezza d'onda maggiore.
 per questo che la vedo dappertutto? Vivo in una bolla rossa formata dai capelli di Louise.  il
tramonto dell'anno ma non  il disco di luce che cala a tenermi nella zona d'ombra del cortile.  tuo il
colore che bramo, fiotti di te che piovono gi dai confini del cielo sulla terra bruna, sulla pietra grigia.
Su di me.
Qualche volta mi getto fra le braccia del tramonto, spalancate come quelle di uno
spaventapasseri, pensando di poter saltare dal confine del mondo nella fornace ardente e bruciare in te.
Vorrei avvolgere il mio corpo nelle lingue fiammeggianti del cielo insanguinato.
Tutti gli altri colori vengono assorbiti. Le sfumature opache del giorno non penetrano mai nel
mio cranio annerito. Vivo fra quattro mura bianche come un anacoreta. Eri una stanza piena di luce
vivida e io ho chiuso la porta. Eri un cappotto variopinto trascinato nella polvere.
Mi vedi nel mio mondo intriso di sangue? Ragazza dagli occhi verdi, occhi distanti simili a
mandorle, vieni in forma di lingue di fuoco e ridammi la vista.
Marzo. Elgin aveva promesso di scrivermi a marzo.
Contavo i giorni come un detenuto agli arresti domiciliari. Il freddo era pungente e i boschi
erano pieni di narcisi selvatici bianchi. Cercavo di trovare conforto nei fiori, nel tenace germogliare
degli alberi. Questa era vita nuova, se ne sarebbe posata un po' anche su di me, vero?
Nel wine bar, conosciuto anche come A Touch of Southern Comfort, era in pieno svolgimento
una festa di primavera per attirare i clienti i cui scoperti bancari non si erano ancora ripresi dai
festeggiamenti natalizi. Per noi che lavoravamo l, significava indossare un body verde limone con una
semplice corona di crochi finti intorno alla testa. Le bevande erano in tema con la primavera: Punch
della Lepre Marzolina, Cocktail Salta la Cavallina, Tettina Blu. A prescindere da quello che si
ordinava, gli ingredienti erano sempre gli stessi, tranne il liquore che faceva da base. Mescolavo brandy
da cucina di infima qualit, whisky giapponese, qualcosa che l'etichetta definiva gin e in qualche caso
uno sherry schifoso con succo di polpa d'arance, panna liquida, zollette di zucchero e coloranti
assortiti. Per terminare, acqua di soda, e il tutto a cinque sterline alla coppia (al Southern Comfort si
servivano solo coppie), e a un prezzo ancora inferiore durante l'Happy Hour.
La direzione aveva ingaggiato un pianista per il mese di marzo e gli aveva detto di darsi da fare,
al ritmo che gli era pi congeniale, con il repertorio di Simon and Garfunkel. Per qualche strana
ragione quello si era fissato autisticamente su Bridge Over Troubled Water. Quando arrivavo al lavoro,
alle cinque, la ragazza in argento gi navigava tra parole suggerite da una folla piagnucolosa di
vogatori alticci. Accompagnate dagli stucchevoli accordi e dai gorgheggi lamentosi dei clienti, noi
Verdi Primavere saltellavamo da un tavolo all'altro, depositando contenitori di cibo con pizza e boccali
traboccanti consolazione. Cominciai a disprezzare il genere umano.
Ancora niente da Elgin. Lavora con maggior lena, prepara pi cocktail, sta' su fino a tardi, non
dormire, non pensare. Avrei potuto attaccarmi alla bottiglia se ci fosse stato qualcosa di bevibile.
Mi piacerebbe vedere dove vivi.
Stavo dietro il bancone, sballottando spietatamente qualche pinta di Lethal Extra, quando Gail
Right fece chiaramente intendere che sarebbe venuta a casa con me. Alle due del mattino, quando
anche l'ultimo dei nostri uccelli notturni era stato spinto fuori da quel nido intriso d'alcol, chiuse il
locale e infil la mia bicicletta nel bagagliaio della sua macchina. Nello stereo aveva una cassetta di
Tammy Wynette.
Stai molto sulle tue disse. Mi piace questo modo di fare. Non  un comportamento comune
dove lavoriamo.
Perch mandi avanti un posto simile?
Devo fare qualcosa per guadagnarmi da vivere. Non posso contare sul Principe Azzurro, alla
mia et. Rise. O con i miei gusti.
Stai accanto al tuo uomo, diceva Tammy, e mostra al mondo intero che lo ami.
Sto pensando di organizzare per l'estate una festa Country e Western, che ne dici? Gail
imboccava le curve a una velocit eccessiva.
Come ci toccher vestirci?
Rise di nuovo, una risata pi stridula questa volta. Non ti piace il body che porti? Secondo me
ti sta che  una meraviglia. Pronunci questa parola con una I accentata in modo tale che pi che un
complimento sembrava un abisso spalancato.
 molto gentile da parte tua darmi un passaggio dissi. Posso offrirti qualcosa se ti va.
Ooh s rispose. Ooh s.
Scendemmo dalla macchina sotto il cielo gelido. Con le dita gelide, aprii la porta di casa e, con
il cuore gelido, la invitai.
Carino e caldo qui dentro disse raggomitolandosi di fronte alla stufa. Aveva un sedere
enorme. Mi faceva venire in mente un paio di calzoncini che uno dei miei ragazzi si era messo una
volta, sui quali era scritto (GL) ASS HANDLE WITH CARE. Dimenandosi urt contro un boccale.
Non ti preoccupare dissi. Era troppo ingombrante per il camino.
Si accomod sulla poltrona traballante e accett l'offerta di una cioccolata, con uno sguardo
malizioso che alludeva a Casanova.
Pensavo che fosse una cosa per iniziati.
 falso dissi. La cioccolata  un sedativo eccezionale. Il che  egualmente falso ma pensai
che Gail Right potesse essere sensibile a una steccatina del tipo Meditate Gente. Sbadigliai con
ostentazione.
Giornata dura disse. Giornata dura. Mi fa pensare ad altre cose. A oscuri oggetti del
desiderio.
Pensai alla melassa. Che sensazione si poteva provare a essere impantanati nella palude di Gail
Right?
Una volta avevo un ragazzo, si chiamava Carlo, era un oscuro oggetto del desiderio. Mi fece
radere tutti i peli del corpo e lo stesso fece lui. Sosteneva che avrebbe aumentato la sensibilit, ma la
mia sensazione era di essere in prigione dentro un alveare. Volevo accontentarlo, odorava di pigna e di
mare, con il suo corpo lungo, umido di passione. La nostra relazione dur sei mesi, poi Carlo incontr
Robert che era pi alto, con le spalle pi larghe e pi magro di me. Si scambiarono i rasoi e mi
tagliarono fuori.
A cosa stai pensando con quell'aria sognante?
A un vecchio amore.
Ti piacciono le cose vecchie, vero? Ok. Fa' attenzione per, non sono cos vecchia come
sembro, non quando arrivi all'imbottitura.
Diede alla poltrona una botta vigorosa e una nuvola di polvere and a posarsi sul suo trucco
sbiadito.
Gail, devo dirti subito che c' un'altra persona.
C' sempre un'altra persona sospir fissando i grumi scuri nella cioccolata come un indovino
assorto nella predizione. Alto, moro, e bello?
Alta, rossa e bellissima.
Concediamoci una storia di sesso, allora disse Gail. Lei com'?
Louise, ragazza dipteriforme nata tra le fiamme, 35 anni. 86 55 91. Sposata da 10 anni. Per 5
mesi legata a me. Laureata in Storia dell'Arte. Un cervello di prima categoria. 1 aborto (o 2?), 0 figli. 2
braccia, 2 gambe, troppi leucociti T. 97 mesi di aspettativa di vita.
Non piangere disse Gail, inginocchiandosi di fronte alla mia sedia, e appoggiando la sua
mano grassoccia coperta di anelli sulle mie mani scarne e spoglie. Non piangere. Hai fatto la cosa pi
giusta. Sarebbe morta, non te lo saresti perdonato. Le hai dato una chance.
 incurabile.
Non  cos che la pensa il suo dottore. Lei si pu fidare di lui, o no?
Non avevo detto tutto a Gail.
Mi tocc il viso con molta delicatezza. Tornerai a essere felice. Potremmo essere felici
insieme, che ne dici?
Le sei del mattino e stavo nel lettone floscio preso in affitto, con Gail afflosciata di fianco a me.
Odorava di cipria e di legno marcio. Stava russando profondamente e sembrava che sarebbe andata
avanti ancora un po', cos mi alzai, presi in prestito la sua auto e andai alla cabina del telefono.
Non avevamo fatto l'amore. Avevo fatto scorrere le mie mani sulla sua carne imbottita con
l'entusiasmo del venditore di un divano di seconda mano. Lei mi aveva accarezzato la testa e si era
addormentata, il che andava benissimo visto che il mio corpo aveva la stessa sensibilit di un vestito
bagnato.
Infilai le monete nella fessura e rimasi ad ascoltare gli squilli mentre il mio fiato appannava la
squallida cabina. Il cuore mi batteva a ritmo vertiginoso. Qualcuno rispose, con voce assonnata,
scontrosa.
PRONTO? PRONTO?
Ciao Elgin.
Come ti viene in mente di chiamare, che ora ?
 mattina presto, dopo un'altra notte insonne.
Che vuoi?
Eravamo d'accordo. Come sta?
Louise  in Svizzera.  stata piuttosto male ma adesso va molto meglio. Abbiamo avuto buoni
risultati. Non torner in Inghilterra per un po', se mai torner. Non puoi vederla.
Non voglio vederla. (BUGIA, BUGIA.)
Bene, perch certamente lei non vuole vedere te.
Il telefono tacque. Continuai a tenere in mano la cornetta per un istante, fissando con aria
stupida il microfono. Louise stava bene, era questo l'importante.
Risalii in macchina e guidai per quelle miglia solitarie fino a casa. Domenica mattina e nessuno
in giro. Le stanze ai piani superiori erano ermeticamente chiuse dalle tende, le case che davano sulla
strada erano ancora immerse nel sonno. Una volpe mi attravers la strada, con un pollo che le
penzolava in bocca. Avrei dovuto vedermela con Gail.
A casa si sentivano solo due rumori: il ticchettio metallico dell'orologio e il russare di Gail.
Chiusi la porta che dava sulle scale e restammo soli, l'orologio e io. Al mattino, quando  molto presto,
le ore hanno una qualit diversa, si dilatano, cariche di promesse. Presi i libri e cercai di lavorare. Il
russo  la sola lingua che conosco bene, il che mi  d'aiuto perch non siamo in molti a competere per
lo stesso lavoro. I francofili se la passano male, tutti desiderano sedersi a un tavolino di un caff
all'aperto di Parigi e mettersi a tradurre una nuova edizione di Proust. Io no. Un tempo pensavo che un
tour de force fosse una gita scolastica.
Che sciocchezza disse Louise dandomi un affettuoso scappellotto.
Si alz per fare il caff e me lo port appena pronto, odoroso di piantagioni e di sole. Il vapore
profumato riscald i nostri volti e appann i miei occhiali. Lei disegn un cuore su ciascuna lente.
Cos non vedrai nessun'altra persona all'infuori di me disse. I suoi capelli rosso cinabro, il suo corpo
come tutti i tesori dell'Egitto. Non ci sar nessun'altra scoperta pari a te, Louise. Non vedr
nessun'altra persona.
Lavorai finch l'orologio non batt le dodici e a quel punto al piano di sopra ci fu un terribile
frastuono.
Andai rapidamente verso il bollitore dell'acqua, con la sensazione che una forma di
rappacificazione sarebbe stata necessaria. Una tazza di t sarebbe bastata a proteggermi? Allungai la
mano verso l'Earl Grey ma mi decisi per l'Empire Blend. Il Fatti Valere dei t. Un t per veri uomini.
Un t con una tale quantit di tannino che i designer lo usano come pigmento.
Gail era in bagno. Udii la vibrazione delle condutture e poi l'attacco allo smalto della vasca. Lo
scaldabagno era stato costretto, contro la sua volont, a cedere fino all'ultima goccia d'acqua calda: si
arrest con un terribile rumore di ferraglie. Speravo che non avesse smosso il sedimento.
Non smuova mai il Sedimento aveva detto il fattore quando mi aveva mostrato la casa. Lo
aveva detto come se il Sedimento fosse una creatura terrificante che viveva sotto l'acqua calda.
Che succede se lo smuovo?
Aveva scosso la testa con aria apocalittica. Chi lo sa!
Di certo intendeva dire che lui non lo sapeva, ma doveva proprio farla risuonare come un'antica
maledizione?
Portai il t a Gail, bussando alla porta.
Non farti prendere dalla timidezza grid.
Aprii forzando la maniglia che era molto dura da manovrare e mollai il t sul bordo della vasca.
L'acqua era marrone. Gail era a strisce. Sembrava un ottimo taglio di pancetta affumicata. Gli occhi
erano piccoli e arrossati per le poche ore di sonno. I capelli dritti in testa come una balla di paglia.
Rabbrividii.
Freddo, vero? disse. Mi strofineresti la schiena, tesoro?
Devo accendere il fuoco, Gail. Non voglio che tu prenda freddo.
Volai gi per le scale e accesi davvero il fuoco. Con grande piacere avrei dato fuoco a tutta la
casa e me la sarei squagliata lasciando Gail ad arrostire l dentro. Non  gentile, mi dissi. Perch ti
terrorizza cos tanto una donna il cui unico difetto  che le piaci e il cui unico pregio  quello di essere
pi enorme della vita stessa?
Bam, Bam, Bam, Bam, Bam, Bam, Bam. Gail Right era in fondo alle scale. Mi tirai su e
frettolosamente le sorrisi.
Ciao, amore disse baciandomi con un sonoro risucchio. C' mica qualche sandwich con la
pancetta?
Mentre si dava da fare con quel che era rimasto di Autumn Effie, il maiale che quell'anno il
fattore aveva destinato al macello, Gail mi disse che avrebbe cambiato i miei turni al wine bar in modo
da poter lavorare insieme. Ti aumenter anche lo stipendio. Lecc il grasso sul labbro inferiore e sul
punto del braccio dove le era gocciolato.
Preferirei di no. Mi va bene cos.
Sei sotto shock. Per un po' prova a fare a modo mio. Mi lanci un'occhiata maliziosa da
sopra i resti della sua colazione. La notte scorsa non ti ha fatto piacere avere in casa un po' di
compagnia? Quelle mani sono arrivate dappertutto.
Le sue mani andavano ficcando Effie fra le fauci come se temesse che il maiale potesse ancora
avere il fegato di svignarsela. Aveva provveduto da sola a friggere la pancetta, poi, prima di chiudere il
sandwich, aveva immerso il pane nel grasso. Sulle unghie aveva dei residui di smalto rosso appena
steso e ne era finito un po' sul pane.
Adoro i sandwich con la pancetta disse. Il modo in cui mi toccavi. Cos lieve e rapido, suoni
il pianoforte?
S dissi a voce artificiosamente alta. Ti prego di scusarmi.
Arrivai al gabinetto un attimo prima di cominciare a vomitare. In ginocchio, sedere in su e testa
in gi, decorate la tazza di porridge. Mi pulii la bocca, me la sciacquai, sputando il bruciore che avevo
in fondo alla gola. Se Louise era stata sottoposta a chemioterapia, tutte le mattine poteva avere di questi
accessi. E io non ero con lei. Ricordati, proprio questo  il punto, proprio questo  il punto mi dissi
guardandomi allo specchio. Non dovr percorrere questo calvario finch sta con Elgin.
Come lo sai? disse la vocina dubbiosa che avevo cominciato a temere fortemente.
Mi trascinai di nuovo in soggiorno e mandai gi un abbondante sorso di whisky dalla bottiglia.
Gail si stava truccando, osservandosi nello specchietto da borsetta. Non  un vizio, spero? disse
guardandomi con l'occhio semichiuso sotto l'eyeliner.
Non mi sento bene.
Non dormi a sufficienza, questo  il problema. Ti ho sentito alle sei di stamattina. Dove te ne
andavi?
Dovevo fare una telefonata.
Gail mise gi il bastoncino del mascara. Sul tubo c'era scritto bastoncino ma sembrava piuttosto
un pungolo per mucche.
Devi dimenticarla.
Sarebbe come dimenticare me.
Che facciamo oggi?
Io devo lavorare.
Gail mi osserv per un istante poi infil alla rinfusa i suoi attrezzi nell'astuccio di vinile. Non
ti piaccio, tesoro. Vero?
Non  che tu...
Lo so, pensi che sia una vecchia e grassa baldracca che cerca solo qualche cosa di sodo e di
succoso. Be', hai ragione. Ma farei comunque la mia parte. Mi prenderei cura di te e sarei una buona
amica e ti farei star bene. Non sono una scroccona, non sono una sgualdrina. Sono una ragazza allegra
con il corpo che si  gonfiato. Posso dirti una cosa, tesoro? Le voglie non svaniscono con la stessa
rapidit con la quale svanisce la bellezza.  una crudelt della natura. Continuano a piacerti le stesse
cose. Ed  uno strazio, ma qualcosa ancora mi  rimasto. Non vengo a tavola a mani vuote.
Si alz e prese le chiavi. Pensaci. Sai dove trovarmi.
La guardai partire con la sua auto, con un misto di depressione e vergogna. Tornai a letto;
abbandonai la lotta e sognai Louise.
Aprile. Maggio. Continuavo a studiare per specializzarmi sul cancro. Cominciarono a
chiamarmi lo Sciacallo dell'Ospedale, gi al Reparto Terminali. Me ne fregavo. Andavo a far visita ai
pazienti, ascoltavo le loro storie, ne trovavo alcuni migliorati e sedevo accanto a quelli che erano morti.
Pensavo che tutti i malati di cancro dovessero avere una famiglia che li amava profondamente.  quasi
una malattia della famiglia. La verit  che molti malati di cancro muoiono in solitudine.
Che cosa vuoi? mi chiese alla fine una dottoressa del gruppo dei medici giovani.
Voglio sapere com'. Voglio sapere cos'.
Alz le spalle. Stai perdendo tempo. Spesso penso che tutti noi stiamo perdendo tempo.
Allora perch darsi da fare? Perch ti dai da fare?
Perch darsi da fare?  una domanda per tutto il genere umano, no?
Si gir per andarsene, poi si volt verso di me, con aria preoccupata.
Tu non hai il cancro, vero?
No!
Fece un cenno con la testa. Sai, qualche volta le persone cui  stata da poco fatta la diagnosi
vogliono conoscere i retroscena della terapia. I dottori hanno un atteggiamento molto consolatorio,
anche con pazienti intelligenti. Alcuni di quei pazienti preferiscono rendersi conto da soli.
E di cosa si rendono conto?
Di quanto poco ne sappiamo. Siamo alla fine del ventesimo secolo e quali strumenti abbiamo a
disposizione? Bisturi, seghetti, aghi e sostanze chimiche. Non ho tempo per occuparmi di medicina
alternativa ma posso capire perch attrae.
Non dovresti avere tempo per ogni tipo di possibilit?
Con un turno di otto ore?
And via. Presi il mio libro, Come trattare il cancro secondo i metodi pi moderni, e tornai a
casa.
Giugno. Il giugno pi secco che si ricordi. La terra che avrebbe dovuto essere nel fulgore
dell'estate era debole per la mancanza d'acqua. I boccioli continuavano a mantenere la loro promessa,
ma non sbocciavano. Il sole a picco era una truffa. Il sole, che avrebbe dovuto far nascere la vita,
portava morte ogni inesorabile mattina.
Decisi di andare in chiesa. Non perch cercavo la salvezza e nemmeno perch cercavo
consolazione dalla croce. Piuttosto, cercavo conforto nella fede degli altri. Mi piace rimanere
nell'anonimato tra la folla che intona gli inni, una presenza sconosciuta sulla porta che non deve
preoccuparsi dei fondi per il tetto o della mostra per la festa della mietitura. Un tempo tutti erano
credenti e in migliaia e migliaia di chiesette sparse per tutte le Isole Britanniche c'era la fede. Mi
mancano le campane della domenica mattina che risuonano da un villaggio all'altro. Il telefono senza
fili di Dio che porta la buona novella. Ed era la buona novella fintanto che la chiesa era un centro e un
mezzo. La Chiesa d'Inghilterra con la sua sollecitudine benevola e pacata aveva un ruolo di primo
piano nella vita dei villaggi. Il lento scorrere delle stagioni, l'eco corrispondente nel Libro delle
preghiere. Il rituale e il silenzio. La dura pietra e il duro suolo. Adesso,  difficile trovare anche solo
una chiesa su quattro che continui a osservare fedelmente il calendario liturgico, che non si limiti a
offrire la comunione una domenica s e una no, e qualche sporadico evento parrocchiale.
La chiesa pi vicina a dove vivevo era davvero funzionante, non un museo, cos scelsi la
celebrazione vespertina e mi lustrai le scarpe. Avrei dovuto sapere che ci sarebbe stato un tentativo di
aggancio.
L'edificio era in parte del tredicesimo secolo con restauri d'epoca georgiana e vittoriana. Era
fatto di quel tipo di pietra compatta che sembra sorgere organicamente dalla terra stessa. Cresciuto e
non costruito. Il colore e la sostanza della lotta. La lotta per scolpirlo e dargli forma in onore di Dio.
Era massiccio, scuro come la terra, e spavaldo. Lungo l'architrave del portale c'era uno striscione di
plastica con la scritta GES TI AMA.
Adeguati ai tempi mi dissi, sentendomi leggermente a disagio.
Attraversai l'interno percorrendo il freddo pavimento lastricato, quel freddo particolare delle
chiese che neanche una gran quantit di stufe a gas e di cappotti riesce a vincere. Dopo la calura del
giorno sembrava fosse la mano di Dio. Mi infilai in un banco scuro, con un albero sul tramezzo, e
cercai il libro delle preghiere. Non ce n'era neanche uno. A quel punto i tamburelli presero il via. Si
trattava di veri tamburelli, grandi come tamburi, dai quali sventolavano nastri come da un albero della
cuccagna, e con borchie tutto intorno come il collare di un mastino. Uno dei suonatori attravers la
navata dirigendosi verso di me e cominci a suonare dentro il mio orecchio. Lodato sia il Signore
disse quello che lo suonava, cercando con tutte le forze di controllarsi. Fra di noi c' una persona
nuova.
Tutta la congregazione, all'infuori di me, a quel punto proruppe in una melodia di testi biblici e
si profuse in grida liberamente arrangiate in musica. Il maestoso organo a canne se ne rest chiuso e
impolverato, avevamo una fisarmonica e due chitarre. Io veramente avrei voluto uscire ma c'era un
agricoltore, corpulento e raggiante di gioia, in piedi davanti alla porta principale, che sembrava potesse
diventare cattivo se avessi mosso un passo in quella direzione prima della questua.
Ges ti conquister grid il celebrante. (Dio il lottatore?)
Ges ti prender (Dio il violentatore?)
La forza di Ges avr la meglio su di voi! (Ges il culturista?)
Offriti a Dio e sarai ricambiato con gli interessi.
Sono disponibile ad accettare i multiformi aspetti di Dio ma ho la certezza che se Dio esiste non
 una Societ di Credito Immobiliare.
Una volta avevo un ragazzo, si chiamava Bruno. Dopo quarant'anni di dissolutezza e di
dedizione al Dio Mammone, trov Ges sotto un armadio. A dire il vero per circa quattro ore l'armadio
era andato lentamente schiacciando la resistenza dei suoi polmoni. Faceva un trasloco e gli era caduto
addosso un guardaroba vittoriano a due ante. Un armadio che i poveri ci vivevano dentro. Fu
finalmente liberato dai pompieri anche se lui sostenne sempre che era stato il Signore in persona a far
levitare la quercia sempre pi in alto. Mi port in chiesa con lui poco tempo dopo e fece un resoconto
pittoresco di come Ges era uscito dal guardaroba per salvarlo. Dal guardaroba e fin dentro il tuo
cuore disse il Pastore in pieno delirio.
Dopo quell'episodio non vidi mai pi Bruno, come gesto di rinuncia mi regal il suo motorino,
pregando che mi potesse condurre a Dio. Purtroppo si ruppe nei dintorni di Brighton.
Mentre mi lasciavo andare a questa innocente fantasticheria, un paio di mani afferrarono le mie
e cominciarono a sbatterle l'una contro l'altra come se fossero dei piatti. Mi resi conto che si
aspettavano che battessi le mani a ritmo e mi venne in mente un altro dei consigli di mia nonna: Nella
giungla, ulula con i lupi. Mi stampai sul viso un sorriso plastificato come uno di quei camerieri di
McDonald's e finsi di divertirmi. Non c' da meravigliarsi che parlino di Ges come di colui che colma
il vuoto, quasi gli esseri umani fossero thermos da riempire. Questo era il posto pi vuoto di significato
che avessi mai visto. Dio avr pure tanta compassione ma dovrebbe avere anche un po' di buon gusto.
Come avevo sospettato, l'agricoltore-sumo era incaricato della colletta, cos non appena ebbe
gioiosamente incassato la mia consunta moneta da venti pence, corsi via. Corsi nei campi incolti dove
le pecore pascolavano come avevano fatto per dieci secoli. Corsi fino allo stagno dove le libellule
andavano a nutrirsi. Corsi finch la chiesa non fu che un nodo stretto contro il cielo. Se pregare era la
cosa da fare, era giusto farlo qui, con la schiena contro un muro di pietra secca, con i piedi sulla terra
spaccata. Da dicembre, avevo pregato ogni giorno per Louise. Non sapevo esattamente a chi rivolgevo
la mia preghiera o perch. Ma volevo che qualcuno si prendesse cura di lei. Che andasse a visitarla e la
confortasse. Volevo che qualcuno fosse per lei la brezza e l'acqua del fiume. Volevo che fosse protetta
e avrei perfino fatto bollire interi pentoloni di salamandre farcite se avessi creduto che poteva servire a
qualcosa. Quanto al pregare, mi aiutava a concentrarmi con la mente. A pensare a Louise in s e per s,
non come la mia amante, non come il mio dolore. Mi aiutava a dimenticarmi, e questa era una vera
benedizione. Hai sbagliato disse la voce. Adesso non era una vocina maliziosa ma una voce forte e
gentile e continuavo a sentirla sempre pi chiaramente. La sentii distintamente e la sicurezza di avere
sotto controllo i miei sensi svan. Che genere di persone sentono le voci? Giovanna d'Arco, certo, ma
anche dell'altra gente, quei personaggi tristi o un po' sinistri che vogliono cambiare il mondo con la
forza dei tamburelli.
Per tutto il mese non mi era riuscito di contattare Elgin, bench gli avessi scritto tre volte e gli
avessi telefonato a ogni ora, opportuna o inopportuna. Pensavo che fosse in Svizzera, ma se Louise
stava morendo, come si sarebbe comportato? Me lo avrebbe detto? Mi avrebbe permesso di vederla
ancora? Scossi la testa. Ma no, era tutto sbagliato. Senza senso. Louise non era in punto di morte, era
sana e salva in Svizzera. Indossava una lunga gonna verde, in piedi, l dove il torrente faceva un salto.
L'acqua a cascata le cadeva dai capelli sul seno, la gonna era trasparente. Guardai pi attentamente. Il
suo stesso corpo era trasparente. Vedevo il sangue che scorreva, i ventricoli del cuore, le ossa delle
gambe, lunghe come zanne. Il sangue era pulito e rosso come le rose d'estate. Era odorosa e in boccio.
Non inaridita. Nessun dolore. Se Louise stava bene, allora stavo bene anch'io.
Oggi ho trovato un suo capello sul cappotto. Il filo d'oro ha catturato la luce. L'ho avvolto
intorno all'indice e l'ho tirato. In quel modo era lungo pi di sessanta centimetri.  questo il filo che mi
lega a te?
Nei manuali sul lutto e sulla perdita nessuno dice mai cosa succede quando d'improvviso si
ritrova una parte della persona amata. La cosa pi saggia  di fare in modo che la casa non si trasformi
in un mausoleo, conservando solo gli oggetti che suscitano ricordi sereni, di felicit. Avevo cominciato
a leggere dei libri sulla morte, in parte perch la mia separazione da Louise era definitiva e in parte
perch sapevo che sarebbe morta e che avrei dovuto fronteggiare una seconda perdita, forse proprio nel
momento in cui la prima bruciava di meno. Volevo affrontare la situazione. Bench avessi la
sensazione che la mia vita fosse stata spezzata in due, volevo ancora vivere. Non avevo mai pensato al
suicidio come soluzione all'infelicit.
Alcuni anni fa una mia amica rimase uccisa in un incidente stradale. Mentre andava in bicicletta
fu schiacciata dalle sedici ruote di uno di quei bisonti della strada.
Quando mi ripresi dalla notizia della sua morte, nel senso pi vero, cominciai a vederla per
strada, sempre fugacemente, qualche passo davanti a me, che mi dava le spalle, per poi sparire tra la
folla. Dicono che succede comunemente. La vedo ancora, anche se meno spesso, e ancora, per un
istante, penso che sia lei. Mi  anche capitato di trovare qualcosa di suo fra le mie cose. Sempre oggetti
di poco conto. Una volta, aprendo un vecchio quaderno, ne usc un foglietto, roba vecchia, l'inchiostro
era scuro, non ancora sbiadito. Lo aveva lasciato al mio tavolo, alla British Library, cinque anni prima.
Era un invito per un caff alle quattro del pomeriggio. Prendo il cappotto e una manciata di spiccioli, ci
vediamo in quel caff affollato, oggi ci sarai, vero? Vero?
Ti passer... Sono i clich che creano problemi. Perdere qualcuno che ami significa la vita
che cambia per sempre. Non ci si passa sopra, perch si tratta della persona che abbiamo amato. Il
dolore finisce, ci saranno altre persone, ma il vuoto non viene mai colmato. Come potrebbe? L'unicit
di qualcuno che  stato cos importante che lo rimpiangiamo non viene annullata dalla morte. Il buco
che ho nel cuore ha la tua forma, e nessun altro pu colmarlo del tutto. Perch dovrei desiderare che lo
faccia?
Ho pensato molto alla morte negli ultimi tempi, al fatto che  definitiva, ma il ragionamento
rimane sempre a mezz'aria. Uno dei due non ha ancora concluso perch l'altro se ne va? E perch lo fa
senza preavviso? Anche la morte dopo lunga malattia  senza preavviso. Il momento per il quale ci si 
preparati con tanta cura ci assale all'improvviso. Le truppe hanno fatto irruzione entrando dalla finestra
e hanno rapito il corpo e il corpo non c' pi. Il giorno precedente, mercoled scorso, un anno fa di
questi tempi, tu c'eri e adesso non ci sei. Perch no? La morte ci riporta alla logica confusa di un
bambino. Perch ieri e non oggi? E dove sei?
Fragili creature di un piccolo pianeta blu, circondate da anni luce di spazio silenzioso. I morti
ritrovano la pace, al di l del fragore del mondo? E che pace pu esserci per noi, se il nostro amore, per
quanto grande, non ce li pu restituire neanche per un giorno? Alzo la testa verso la porta pensando di
vederti sulla soglia. So che  tua la voce in corridoio ma quando ci arrivo, il corridoio  vuoto. Niente
che io possa fare cambier le cose. Hai avuto tu l'ultima parola.
Le contrazioni allo stomaco passano, e cos il dolore sordo che mi scuoteva. Qualche volta
penso a te e ho un senso di vertigine. Il ricordo mi fa girare la testa, come per una sbronza di
champagne. Tutte le cose che abbiamo fatto. Se qualcuno mi avesse detto che questo era il prezzo da
pagare, avrei accettato. E mi sorprende che insieme al dolore e alla confusione giunga la folgore del
riconoscimento. Ne valeva la pena. L'amore ne vale la pena.
Agosto. Niente da segnalare. Per la prima volta da quando avevo lasciato Louise ero in preda
alla depressione. I mesi precedenti erano stati una follia di disperazione, ma lo shock aveva attutito il
dolore. Ero sull'orlo della pazzia, se  pazzia trovarsi sull'orlo del mondo reale. In agosto avevo
avvertito appieno il vuoto, la malattia. Avevo smaltito la sbornia, ceduto all'evidenza di quello che
avevo fatto. L'ubriacatura di dolore mi era passata. Il corpo e la mente sanno come sfuggire a ci che 
troppo doloroso gestire. Come gli ustionati raggiungono una soglia massima di dolore, cos chi  ferito
nei sentimenti scopre che il dolore  un'altura dalla quale per un po' pu osservarsi. Non avevo pi
quel tipo di distacco. Avevo esaurito l'energia maniacale e perfino le lacrime. Cadevo in sonni profondi
come la morte, dai quali mi svegliavo senza aver riposato. Il cuore mi faceva male ma non riuscivo pi
a piangere. C'era solo il peso di aver sbagliato tutto. Avevo abbandonato Louise ed era troppo tardi.
Che diritto avevo di decidere come doveva vivere? Che diritto avevo di decidere come doveva
morire?
Al Touch of Southern Comfort era il mese del Country e del Western. Era anche il compleanno
di Gail Right. Non era strano che fosse del Leone. La notte in questione, calda pi dell'inferno e
rumorosa oltre ogni decibel, stavamo facendo baldoria sotto il palco di Howlin' Dog House Don. HD2
come amava farsi chiamare. Le frange della sua giacca sarebbero bastate per un'intera capigliatura, se
ne avesse avuto bisogno. Ne aveva bisogno ma lui credeva che il suo Parrucchino Invisibile fosse
sufficiente. I pantaloni che indossava erano tanto stretti da strozzarci una faina. Quando non cantava
faceva dondolare il microfono davanti alle palle. Aveva un cartello con la scritta VIETATO
L'INGRESSO sul sedere.
Che faccia tosta! disse Gail scoppiando a ridere per la battuta. I due punti sulla tastiera della
macchina da scrivere sono pi grossi!
HD2 era una grande attrazione. Le donne adoravano la maniera in cui gettava loro fazzolettini di
carta rossi, estraendoli dal taschino, mentre grugniva sui toni bassi come un Elvis un po' stridulo. Gli
uomini non sembravano far caso alle sue battutacce. Lui si sedeva sulle loro ginocchia e miagolava:
C' qualche bel maschione?, mentre le donne si aggrappavano a un altro gin and lime.
La prossima settimana organizzo una Serata per Sole Donne disse Gail. Striptease.
Ma non era il mese del Country e Western?
Certo. Lui si metter un fazzoletto a scacchi.
E l'uccello? Non sembra un granch visto da qui.
Quelle mica stanno a misurare il centimetro, vogliono farsi quattro risate.
Guardai il palco. Howlin' Dog House Don teneva il microfono dritto con il braccio steso, e
cantava con voce melensa: Sei proprio tu uu uu?.
Prepariamoci disse Gail. Quando finisce questa si fionderanno al bar pi veloci di una
comitiva di monache in visita alla Santa Croce.
Aveva preparato un catino per i piatti pieno di Dolly Parton con ghiaccio, il cocktail speciale
del mese. Cominciai ad allineare i bicchieri e le piccole tette di plastica che sostituivano gli ombrellini
da cocktail.
Andiamo a cena fuori, dopo disse Gail. Senza impegno. Io finisco a mezzanotte, faccio in
modo che anche tu finisca a quell'ora, se ti va.
Fu cos che mi ritrovai davanti a un piatto di spaghetti alla carbonara al Magic Pete's.
Gail era ubriaca. Era talmente ubriaca che, quando una delle ciglia finte le cadde nella minestra,
disse al cameriere che c'era un millepiedi.
Devo dirti una cosa, tesoro disse chinandosi verso di me come fa il guardiano dello zoo per
gettare il pesce ai pinguini. Vuoi sentirla?
Non c'erano molte alternative. Il Magic Pete's era un locale aperto tutta la notte, con poche
attrazioni e molto da bere. Le alternative erano due: la rivelazione di Gail o rimediare 50 pence per il
juke-box. Non avevo monete da 50 pence.
Hai sbagliato.
Nel mondo dei cartoni animati questo  il momento in cui una sega sbuca dal pavimento e taglia
un cerchio perfetto intorno alla sedia di Bugs Bunny. Che vuol dire Ho sbagliato?
Se ti riferisci a noi, Gail, io non potevo...
Mi interruppe. Mi riferisco a te e Louise.
Riusciva a stento a pronunciare le parole. Aveva la bocca appoggiata ai pugni e i gomiti
appoggiati al tavolo. Cerc di afferrarmi la mano ma and a sbatterla contro il secchiello del ghiaccio.
Non avresti dovuto piantarla in asso.
Piantarla in asso? Niente a che vedere con il gesto eroico che avevo in mente io. Non avevo
sacrificato tutto il mio essere per lei? Non avevo offerto la mia vita in cambio della sua?
Non  una bambina.
S che lo . La mia bambina. La mia piccola. Una creatura tenera che volevo proteggere.
Non le hai dato la possibilit di dire cosa voleva. Hai fatto le valigie.
Dovevo fare le valigie. Sarebbe morta per amor mio. Non era meglio per me vivere una vita a
met per amor suo?
Che ti succede? bofonchi Gail. Il gatto ti ha mangiato la lingua?
Non il gatto, il verme del dubbio. Chi pensavo di essere? Lancillotto? Louise  una bellezza
preraffaellita ma questo non fa di me un cavaliere medievale. Eppure, volevo essere nel giusto, con
tutte le mie forze.
Uscimmo dal Magic Pete's barcollando in direzione della macchina di Gail. Non avevo bevuto
tanto da ubriacarmi, ma sorreggere Gail metteva a dura prova il mio equilibrio. Era come gelatina
avanzata alla festa dei bambini. Decise che sarebbe venuta da me, anche se io avrei dovuto dormire in
poltrona. Miglio dopo miglio, pass in rassegna i miei errori. Cominciai a desiderare di aver agito come
avevo pensato di fare in un primo momento e ritrattai una parte della mia storia. Non c'era modo di
fermarla adesso. Era come un camion di tre tonnellate lanciato gi per una discesa.
Tesoro, se c' una cosa che non sopporto  un eroe senza causa. Le persone di questo tipo
creano problemi solo per il gusto di risolverli.
 questo che pensi di me?
Penso che sei completamente fuori di testa. Forse non l'amavi.
Queste parole mi fecero sterzare con tanta violenza che la confezione regalo con i nastri di
Tammy Wynette di Gail scivol sul retro e decapit il cagnolino che dondolava la testa. Gail si vomit
sulla camicetta.
Il tuo problema disse dandosi una ripulita,  che vuoi vivere in un romanzo.
Stronzate. Non leggo mai romanzi. Tranne quelli russi.
Sono i peggiori. Qui non  Guerra e pace tesoro, siamo nello Yorkshire.
Sei ubriaca.
S, certo. Ho cinquantatr anni e sono eccitata come un gallese con un porro nel culo.
Cinquantatr anni. Quella vecchia troia di Gail. Che diritto ha di ficcare il naso nella tua scintillante
armatura?  questo che stai pensando, tesoro? Forse non assomiglio a un messaggero degli di, ma la
tua ragazza non  l'unica ad avere le ali. Io pure ne ho un paio proprio qui sotto. (Si diede un colpo
sotto le ascelle.) Ho svolazzato qua e l, qualche cosina l'ho imparata, e una te la dico, gratis. Non si
pianta in asso la donna che si ama. Soprattutto se credi di farlo per il suo bene. Singhiozz
violentemente, e s'inond la gonna di molluschi mal digeriti. Le porsi il fazzoletto. Per concludere,
disse: Faresti meglio a darti da fare per trovarla.
Non posso.
Chi te l'ha detto?
Io. Ho dato la mia parola. Anche se ho sbagliato, adesso  troppo tardi. Vorresti ancora
vedermi se ti avessi lasciato nei guai con un uomo che disprezzi?
S disse Gail e perse i sensi.
La mattina seguente presi il treno per Londra. Il caldo che entrava dal finestrino mi dava un
senso di torpore e scivolai in un sonno leggero durante il quale la voce di Louise mi raggiunse come da
sott'acqua. Lei stessa era sott'acqua. Eravamo a Oxford e lei stava nuotando nel fiume, verde contro la
luce madreperla del corpo di lei. Avevamo disteso i nostri corpi sull'erba bruciata dal sole, che stava
per diventare fieno, un'erba rada sull'argilla disseccata, un'erba acuminata che ci lasciava dei graffi
rossi. Il cielo era azzurro, come gli occhi azzurri di un ragazzo, neanche un accenno di nuvole, uno
sguardo fermo, un sorriso smagliante. Un cielo da prima della guerra. Prima della Prima guerra
mondiale, c'erano giorni e giorni come questo; la vasta campagna inglese, il ronzio degli insetti,
l'innocenza e il cielo azzurro. I contadini che raccoglievano il fieno, le donne con il grembiule che
portavano brocche di limonata. Le estati erano calde, gli inverni pieni di neve.  una bella storia.
E adesso eccomi qua a ripescare i ricordi dei bei tempi andati. Quando stavamo insieme il
tempo era pi bello, i giorni erano pi lunghi. Persino la pioggia era calda.  cos, no? Ti ricordi
quando... vedo Louise seduta con le gambe incrociate sotto l'albero di prugne nel giardino a Oxford.
Le prugne sembrano teste di aspidi tra i suoi capelli. I capelli non ancora asciutti, dopo il bagno nel
fiume, si arricciano intorno alle prugne. Sullo sfondo dei capelli ramati, le foglie verdi sembrano
opache. La mia Signora del Verderame. Louise  una delle poche donne che rimarrebbe bellissima
anche se ammuffisse.
Quel giorno mi stava chiedendo se avrei agito con lealt verso di lei e avevo risposto: Lo giuro
con tutto il cuore. Avevo agito con lealt nei suoi confronti?
Non sar che al matrimonio di animi costanti
io ponga impedimenti: non  amore quell'amore
che muta quando scopre mutamenti
o tende a ritirarsi se l'altro si ritira.
Oh no, esso  un faro per sempre fisso
che guarda alle tempeste e mai ne  scosso;
 la stella polare per ogni nave errante,
e il suo valore resta ignoto, anche se l'altezza ne sia presa.
Da giovane, amavo questa poesia. Pensavo che wandering bark, una nave errante, si riferisse
invece a un cucciolo che abbaia, pi o meno come in Ritratto dell'artista da cucciolo di Dylan Thomas.
Avevo navigato come una nave errante di nessun valore, ma avevo creduto di essere
un'imbarcazione sicura per Louise. Poi l'avevo gettata gi dal ponte.
Sarai leale con me?
Con tutto il cuore.
Le presi la mano e la misi sotto la maglietta. Lei mi afferr il capezzolo e lo strinse fra l'indice
e il pollice.
E con tutta la carne?
Mi fai male, Louise.
La passione non conosce le buone maniere. Le dita di lei colpivano nel segno. Mi avrebbe
voluto legare a s con delle corde, stringere a s senza che ci potessimo muovere, se non corpo su
corpo, e non sentendo altro che il reciproco sentirsi. Ci avrebbe privato di ogni senso tranne che del
tatto e dell'olfatto. In un mondo cieco, sordo e muto avremmo potuto soddisfare la nostra passione
all'infinito. La fine sarebbe stata un nuovo inizio. Solo lei, solo io. Era gelosa, ma lo ero anch'io. Era
animalesca nell'amore, ma lo ero anch'io. Eravamo tanto pazienti da contarci i capelli in testa, troppo
impazienti di spogliarci. Non c'era un vincitore, le nostre ferite si equivalevano. Era la mia gemella e
l'ho perduta. La pelle  impermeabile ma la mia pelle non era impermeabile a Louise. Mi aveva
inondato e non accennava a ritrarsi. Sto ancora attraversandola a guado, ma lei bussa alla mia porta e
mi minaccia fin nell'intimo. Non ho una gondola attraccata alla porta e la marea continua a salire.
Nuota, non aver paura. Ma io ho paura.
 la sua vendetta? Non ti lascer pi andar via.
Mi recai subito a casa. Non mi aspettavo di trovarci Louise anche se c'erano ancora tracce del
suo soggiorno, qualche vestito, libri, il caff che preferiva. L'odore di caff mi fece capire che Louise
mancava da parecchio, i chicchi erano rancidi e lei non lo avrebbe mai permesso. Presi un suo
maglione e ci affondai il viso. Il suo profumo, leggerissimo.
Essere di nuovo a casa mi dava una strana esaltazione. Perch gli esseri umani sono cos
contraddittori? Questo era un luogo di dolore e di separazione, di lutto, ma, con il sole che entrava dalle
finestre e il giardino pieno di rose, sentivo rinascere la speranza. Qui avevamo vissuto momenti di
felicit e un po' di quella felicit aveva impregnato i muri, si era depositata sui mobili.
Decisi di spolverare. In passato avevo scoperto che le fatiche domestiche, incessanti, ripetitive,
calmano l'ossessione e l'ansia della mente. Dovevo smetterla di torturarmi, di fare congetture e
architettare invece un piano sensato. Avevo bisogno di pace e la pace era una dimensione che non
conoscevo.
Strofinando strofinando, trovai alcune lettere spedite a Louise dall'ospedale dove si era rivolta
per un consulto. Le lettere dicevano che, essendo Louise ancora senza sintomi, non si doveva prendere
in considerazione alcuna terapia. Si osservava un gonfiore ai linfonodi, ma da sei mesi la situazione era
stazionaria. Lo specialista consigliava dei controlli regolari e una vita normale. Le tre lettere avevano
una data successiva alla mia partenza. C'era anche uno scritto molto solenne dove Elgin ricordava a
Louise che era stato lui a seguire il suo caso per due anni e che a suo modesto parere (Posso ricordarti,
Louise, che sono io e non il dottor Rand il pi qualificato a prendere decisioni in questo settore cos
incerto) lei doveva sottoporsi a una terapia. L'indirizzo della clinica in Svizzera era sulla carta
intestata.
Telefonai. La centralinista si rifiut di rispondermi. Non c'erano pazienti alla clinica. No, non
potevo parlare con il dottor Rosenthal.
Mi chiesi se la centralinista non fosse una di quelle a cui si riferiva Inge.
Posso parlare con Mrs Rosenthal? (quanto odiavo pronunciare quel nome).
Mrs Rosenthal non  pi qui.
Allora posso parlare con il dottore?
Il dottor Rosenthal? (Sottoline il mio faux pas) Non c' neppure lui.
Ma torner?
Non lo sapeva. Sbattei gi il telefono e mi sedetti sul pavimento.
Ok. Non c'era nient'altro da fare. La madre di Louise.
La madre e la nonna di Louise vivevano insieme a Chelsea. Si ritenevano membri
dell'aristocrazia australiana, vale a dire discendenti dei deportati. Avevano una casa ricavata da antiche
scuderie, piuttosto piccola, e dal piano superiore vedevano l'asta della bandiera di Buckingham Palace.
La nonna passava tutto il tempo al piano superiore, a osservare quando la Regina era in residenza e
quando no. Di tanto in tanto usciva per rovesciarsi addosso un po' di cibo. Aveva la mano ferma ma le
piaceva rovesciare la roba. Cos faceva lavorare sua figlia. Louise voleva molto bene alla nonna. Con
una leggera forzatura dickensiana, la chiamava il Vecchio Pisello, erano appunto i piselli che la nonna
sputava pi frequentemente. Il suo unico commento alla separazione di Louise ed Elgin era stato: Fatti
dare parecchi soldi.
La madre era pi complicata e, in modo molto poco aristocratico, si preoccupava di quello che
avrebbe detto la gente. Quando al citofono dissi chi ero, si rifiut di farmi entrare.
Non so dove sia, e non  affar suo.
Mrs Fox, per cortesia, apra la porta, la prego.
Silenzio. La casa di un inglese  il suo castello, ma una casa ricavata dalle scuderie di
un'australiana  un bersaglio facile. Cominciai a picchiar pugni sulla porta gridando pi forte che
potevo il nome di Mrs Fox. Immediatamente, due teste fresche di parrucchiere balzarono su alla
finestra come Pulcinella. La porta d'ingresso si spalanc. Non era Mrs Fox ma il Vecchio Pisello in
persona.
Ma che si crede di dare la caccia al canguro o qualcosa del genere?
Cerco Louise.
Non si azzardi a entrare. Comparve Mrs Fox.
Kitty, se non facciamo entrare questa furia i vicini penseranno che abbiamo le cimici o che 
venuto l'ufficiale giudiziario. Il Pisello mi guard con sospetto. Ha l'aria di essere del Centro
Disinfestazioni.
Mamma, non c' il Centro Disinfestazioni in Inghilterra.
No? Ecco perch c' tutta questa puzza.
La prego, Mrs Fox. Non le far perdere tempo.
Con una certa riluttanza, Mrs Fox indietreggi e io avanzai fino allo zerbino.
C'era meno di un centimetro tra me e la porta, quando Mrs Fox la richiuse per impedire che
avanzassi ulteriormente. Sentii la cassetta delle lettere di plastica sbattermi contro la spina dorsale.
La faccia finita.
Sto cercando Louise. Quando l'ha vista per l'ultima volta?
Oh, oh disse il Pisello dando un gran colpo con il bastone. Niente giri di valzer, con me. Che
le importa? L'ha piantata in asso, adesso si levi dai piedi.
Mrs Fox disse: Sono contenta che non ha pi niente a che fare con mia figlia. Ha distrutto il
suo matrimonio.
Di questo non mi lamento disse la nonna.
Mamma, vuoi stare zitta? Elgin  un grand'uomo.
Da quando in qua? Hai sempre detto che era un topo.
Non ho detto che era un topo. Ho detto che era piuttosto piccolo e che disgraziatamente
somigliava a, be', ho detto a un...
Topo! url Pisello sbattendo il bastone contro la porta, proprio accanto alla mia testa.
Avrebbe dovuto fare il lanciatore di coltelli in un circo.
Mrs Fox. Ho sbagliato. Non avrei mai dovuto lasciare Louise. Pensavo che fosse per il suo
bene. Pensavo che Elgin potesse farla guarire. Voglio trovarla e prendermi cura di lei.
 troppo tardi disse Mrs Fox. Mi ha detto che non vuole pi rivederla.
Se l' vista brutta, peggio che un rospo in autostrada disse il Pisello.
Mamma, va' a sederti, finirai per stancarti disse Mrs Fox appoggiandosi al corrimano. Me la
sbrigo io.
Ero la pi carina di tutta Brisbane, e guarda come mi trattano. Sai, Louise  la copia sputata di
me quando ero giovane. All'epoca ero una bellezza.
Era difficile immaginare che il Pisello fosse mai stata una bellezza. Pareva un pupazzo di neve
disegnato da un bambino, due cerchi schiaffati l'uno sull'altro. Per la prima volta le guardai i capelli:
erano ondulati, con delle volute, una massa vivente in movimento che sfuggiva ai fermagli che li
trattenevano, proprio come quelli di Louise. Louise mi aveva detto che il Pisello era stata
l'incontrastata Reginetta di Bellezza di tutta l'Australia occidentale. Aveva avuto pi di cento proposte
di matrimonio negli anni Venti: banchieri, cercatori d'oro, uomini di citt che srotolavano le mappe
della nuova Australia in costruzione dicendo: Mia cara, tutto questo sar tuo, se mi sposi. Il Pisello
aveva sposato un allevatore di pecore e aveva avuto sei figli. La casa pi vicina era a un giorno di
distanza a cavallo. Improvvisamente la vidi, il vestito lungo fino ai piedi, le mani sui fianchi, il sentiero
di terra battuta che si perdeva nella distesa dell'orizzonte. Niente altro che una pianura e una striscia di
cielo a dare la dimensione della distanza. Miss Helen Louise, un cespuglio in fiamme sulla terra arida.
Ma tu che stai a guardare?
Scossi la testa. Mrs Fox, non ha idea di dove sia andata Louise?
So che non  a Londra, questo  tutto. Potrebbe essere all'estero.
Ha scucito un bel po' di soldi al dottore. L'ha lasciato a stomaco vuoto come un tarlo in una
fabbrica di materie plastiche. Eh, eh, eh.
Mamma, la finisci? Mrs Fox si rivolse a me: Credo che sia meglio se se ne va. Non posso
aiutarla.
Mrs Fox apr la porta nel momento in cui i vicini chiusero la loro.
Che vi dicevo? disse Pisello. Ci siamo fatti una cattiva reputazione.
Si gir con aria disgustata e attravers l'ingresso picchiettando in terra con il bastone.
Lo sai, vero, che Elgin quest'anno doveva essere incluso nella lista delle onorificenze? Ecco
cosa gli  costata Louise.
Non dica sciocchezze risposi. Un matrimonio felice non ha niente a che vedere con queste
cose.
E allora perch non ce l'hanno messo? Sbatt la porta e la udii piangere nell'ingresso.
Piangeva per aver perso i contatti con i grandi e i misericordiosi, o per sua figlia?
 sera. Coppiette a passeggio mano nella mano per le strade bagnate di sudore. Da una finestra
in alto un complessino reggae con ancora molta strada da fare. I ristoranti ci provavano con lo stile
tavolini all'aperto, ma una sedia di vimini in mezzo a una strada sporca, con gli autobus che
sferragliano su e gi, non fa certo Venezia. Guardavo le cartacce svolazzare fra le pizze e i fiaschi. Un
cameriere dalla faccia volpina si dette un'aggiustatina al cazzo moscio nello specchio della cassiera, le
moll una pacca sul culo, e mettendosi una mentina sulla lingua rossa si diresse con aria baldanzosa
verso un gruppo di ragazzine che bevevano Campari Soda. Le signorine desiderano mangiare
qualcosa?
Presi il primo autobus senza pensare dove era diretto. Che importava se non riuscivo ad
avvicinarmi a Louise? La citt stava suppurando. L'autista non voleva aprire le porte mentre la vettura
era in movimento. All'interno l'aria puzzava di hamburger e patatine fritte. Una donna grassa, con un
vestito di nylon senza maniche, si sventolava con una scarpa, seduta a gambe larghe. Il trucco le si era
sciolto in grumi di sporcizia.
APRI LE PORTE TESTA DI CAZZO grid.
Fottiti disse l'autista senza girarsi. Non hai letto l'avviso? Non sai leggere?
L'avviso diceva NON DISTURBARE IL CONDUCENTE QUANDO L'AUTOBUS  IN
MOVIMENTO. In quel momento eravamo imbottigliati in un ingorgo.
Mentre la temperatura aumentava, l'uomo di fronte a me tir fuori il cellulare. Come tutti gli
utenti di cellulari non aveva nulla di urgente da comunicare, e voleva semplicemente comunicarlo.
Guardava tutti noi per vedere se lo stavamo guardando. Quando alla fine disse: Allora, buona notte,
gli chiesi con tono molto cortese se poteva prestarmelo un istante e gli porsi una sterlina. Era riluttante
a separarsi da una componente cos essenziale del suo machismo, ma acconsent a fare per me il
numero e mi appoggi il telefono all'orecchio. Dopo un po' di squilli a vuoto disse: Non c'
nessuno, intasc la sterlina e riappese il suo tesoro al collo a una catena da bulldog. A casa di Louise
non rispondeva nessuno. Decisi di andare a vedere di persona.
Presi un taxi per attraversare la fitta cortina di calura del giorno che moriva e svoltammo
davanti all'isolato nel momento in cui la Bmw di Elgin si fermava davanti al marciapiede. Elgin scese
ad aprire la portiera a una donna. Era bassa di statura, tipo donna in carriera, trucco pesante, e con
un'acconciatura di quelle che resistono alle tempeste senza spostarsi di un millimetro. Aveva anche una
piccola borsa da viaggio, mentre Elgin portava una valigia, e ridevano. Lui la baci e armeggi alla
ricerca delle chiavi.
Scende o no? mi chiese l'autista.
Cercavo di controllarmi. Davanti alla porta d'ingresso, respirando profondamente, suonai il
campanello. Mantieni la calma, mantieni la calma, mantieni la calma.
Venne ad aprirmi la vamp. Feci un sorriso smagliante e aggirandola entrai nell'ampio salone.
Elgin mi dava le spalle.
Tesoro... cominci lei.
Ciao, Elgin.
Fece una giravolta. Non pensavo che la gente lo facesse nella vita reale, soltanto in certi
inverosimili thriller. Elgin fece una mossa alla Fred Astair per andare a piazzarsi fra me e la vamp. Non
so perch.
Vai a preparare il t, tesoro, per favore disse e lei usc.
La paghi per essere cos ubbidiente o fa cos per amore?
Ti avevo detto di non venire pi qui.
Mi avevi detto un sacco di cose che avrei dovuto ignorare. Dov' Louise?
Per una frazione di secondo Elgin mi guard, sinceramente sorpreso. Pensava lo sapessi.
Osservai il salone. C'era un tavolo nuovo con le gambe ricurve, una cosa orrenda, d'acero con intarsi
d'ottone. Certamente proveniva da uno di quei negozi dove non ci sono segnati i prezzi, ma il prezzo ce
l'aveva stampato dappertutto. Era il tipo di tavolo da pranzo che gli architetti di interni comprano per
gli arabi. Vicino c'era un termosifone. Louise mancava da parecchio tempo.
Ti accompagno alla porta disse Elgin.
Lo afferrai per la cravatta e lo mandai a sbattere contro la porta. Non avevo mai preso lezioni di
boxe per cui dovevo combattere affidandomi all'istinto, spingendogli la trachea contro la laringe.
Sembrava funzionasse. Sfortunatamente cos non poteva parlare. Vuoi dirmi cosa  successo? Stringi
ancora un po' la cravatta e vedrai che gli escono gli occhi dalle orbite.
La vamp torn incespicando per le scale con in mano due tazze. Due tazze. Che maleducata. Si
ferm rimanendo immobile come un attore da strapazzo e grid: MOLLA IL MIO FIDANZATO. La
cosa mi stup a tal punto che lo mollai. Elgin mi colp allo stomaco facendomi volare contro il muro.
Scivolai a terra guaendo come una foca. Elgin mi moll un calcio negli stinchi, ma non me ne accorsi
se non pi tardi. Riuscivo a vedere solo le scarpe lucide di lui e le dcollet di vernice di lei. Vomitai.
Mentre mi contorcevo sulle mattonelle bianche e nere del pavimento di marmo come un personaggio di
secondo piano in un Vermeer, Elgin disse con il tono pi pomposo che un uomo semistrangolato pu
permettersi: Proprio cos, Louise e io abbiamo divorziato. Stavo ancora sputando gli ultimi rimasugli
di un sandwich con uova e pomodoro, ma sforzandomi di rimettermi in piedi con la grazia di un
vecchio ubriacone, mi passai la mano sulla bocca e la pulii sulla giacca di Elgin.
Santo Dio, fai schifo disse la vamp. Santo Dio.
Vuoi che ti racconti una favola? le chiesi. Parla di Elgin e di sua moglie Louise. Oh, e anche
di me.
Tesoro, vai alla macchina e telefona alla polizia, per favore. Elgin apr la porta e la vamp se
la squagli. Pur sentendomi a pezzi trovai la forza di stupirmi. Perch deve telefonare dalla macchina?
Per esibizionismo?
La mia fidanzata telefona dalla macchina per un problema di sicurezza.
Non perch vuoi tenerle nascosto qualcosa?
Elgin sorrise con aria di commiserazione, non era mai stato bravo a sorridere, perlopi la bocca
si limitava a muoversi da una parte all'altra del viso. Penso sia ora che tu te ne vada.
Guardai in strada verso la macchina. La vamp aveva il telefono in mano e il libretto d'istruzioni
sulle ginocchia.
Abbiamo pochi minuti, Elgin. Dov' Louise?
Non lo so e non me ne importa.
A Natale non dicevi cos.
L'anno scorso pensavo di poter far ragionare Louise. Mi sono sbagliato.
Non che c'entrasse per caso la lista delle onorificenze?
Non mi aspettavo una sua reazione, ma le sue guance pallide si fecero rosse come quelle di un
clown. Mi spinse sgarbatamente gi dai gradini. Basta cos, vattene. La mente mi si schiar e, per un
momento mi sentii come Sansone, mi tornarono le forze. Stavo qualche gradino sotto di lui, sotto il
livello della sua invidia. Mi ricordai della mattina in cui ci aveva provocato, in cucina. Voleva che ci
sentissimo in colpa, che strisciassimo via, che il nostro piacere venisse rovinato dal senso del decoro
proprio degli adulti. Invece Louise lo aveva piantato. L'estremo gesto di egoismo; una donna che mette
se stessa avanti a tutto.
Ero folle come un puledro. Folle di contentezza per la fuga di Louise. Me la immaginai mentre
impacchettava le sue cose, chiudeva la porta, lo lasciava per sempre. Era libera. Non sei tu che voli per
i campi con il vento sotto le ali? Perch non ho avuto fiducia in te? Sono forse migliore di Elgin? Ci hai
giocato entrambi e sei fuggita via. La trappola non si  chiusa su di te. Si  chiusa su di noi.
Folle come un puledro. Annientare Elgin. Ecco su chi si rovesceranno i miei sentimenti, non su
Louise in zampilli di gratitudine, ma su di lui in rivoli sulfurei.
Fece per raggiungere la vamp, con le braccia tipo bandierine segnaletiche, una stupida
marionetta con in mano le chiavi di una macchina di lusso.
Elgin, sei un medico, no? Allora saprai che i medici sono in grado di indovinare le dimensioni
del cuore di un individuo dalle dimensioni dei pugni. Ecco i miei.
Vidi il suo sguardo di assoluto stupore mentre i miei pugni, stretti in una preghiera profana, si
levarono in alto e si offrirono alla sua mascella. L'impatto. La testa che sbatt all'indietro, uno
scricchiolio macabro come di un tritacarne. Elgin ai miei piedi, in posizione fetale che sanguina.
Grugnisce come un maiale davanti al trogolo. Non  morto. Perch no? Se  cos facile per Louise
morire, perch dovrebbe essere difficile per Elgin?
La rabbia mi abbandon. Gli sistemai la testa in una posizione pi comoda, prendendo un
cuscino dal salone. Mentre gli reggevo il viso pesto un dente cadde. D'oro. Posai i suoi occhiali sul
tavolo del salone e scesi lentamente gli scalini verso la macchina. La vamp era mezza fuori e mezza
dentro, con la bocca che si agitava freneticamente come una falena. Dio santo. Dio santo, oh Dio mio,
Dio santo. Come se la reiterazione potesse arrivare l dove la fede non arrivava.
Il telefono le penzolava inutile dal polso. Riuscivo a sentire la voce gracchiante dell'operatore:
Pompieri Polizia Ambulanza. Quale servizio desiderate? Pompieri Polizia Ambulanza. Quale....
Afferrai il telefono con gentilezza. Ambulanza. Nightingale Square, 52. NW3.
Quando tornai a casa era buio. Mi si era gonfiato il polso destro e zoppicavo. Misi del ghiaccio
in un paio di sacchetti di plastica e li fissai con lo scotch intorno agli arti lesionati. Volevo solo andare
a dormire, e andai a dormire fra le lenzuola piene di polvere, senza cambiarle. Dormii per ventiquattro
ore poi presi un taxi e ne passai altrettante all'ambulatorio del Pronto Soccorso. Il polso era fratturato.
Con il gesso fino al gomito, feci un elenco degli ospedali che avevano un reparto oncologico.
Nessuno aveva sentito parlare di Louise Rosenthal o di Louise Fox. Nessuno l'aveva in terapia. Parlai
con il suo specialista che si rifiut di darmi qualsiasi informazione, se non che al momento non era pi
in cura da lui. Gli amici che avevo conosciuto non la vedevano da maggio, mese in cui era
improvvisamente sparita. Provai con il legale che l'aveva assistita nel divorzio. Non aveva pi il suo
recapito. Con molta difficolt, riuscii a convincerla a darmi l'indirizzo dov'era reperibile ai tempi della
causa.
Sa che non  etico?
Lei sa chi sono?
S. Ed  per questo che faccio un'eccezione.
Scomparve per frugare fra i raccoglitori. Le labbra mi si erano seccate.
Ecco qui: Dragon St, 41. NW1.
Era l'indirizzo del mio appartamento.
Rimasi a Londra per sei settimane, fino alla fine di ottobre. Aspettavo con rassegnazione la
causa che Elgin avrebbe intentato contro di me per le lesioni che gli avevo procurato. Non successe
nulla. Andai a piedi fino alla casa, ma la trovai chiusa. Per ragioni sue, non avrei pi avuto notizie di
Elgin. Ma che ragioni, se poteva vendicarsi di me, addirittura mandandomi in carcere? Mi terrorizza
pensare a quell'eccesso di follia, ho sempre avuto una vena di pazzia, comincia con una pulsazione
nella tempia e poi un tuffo in una follia di cui sono cosciente, pur non riuscendo a controllarla. Posso
controllarla. L'ho controllata per anni prima di incontrare Louise. Lei ha squarciato gli spazi di buio
come quelli di luce. Ecco il rischio che si corre. Non potevo scusarmi con Elgin perch non mi
dispiaceva. Non mi dispiaceva ma mi vergognavo, vi sembra strano?
Durante la notte, nelle ore pi nere della notte, quando la luna non c' pi e il sole non  ancora
sorto, mi svegliavo con la certezza che Louise era andata via sola, a morire. Mi tremavano le mani. Non
volevo questo. Preferivo un'altra realt: Louise in salvo da qualche parte, dimentica di Elgin e di me.
Forse con un'altra persona. Questa era la parte del sogno dalla quale volevo svegliarmi. Comunque era
preferibile al dolore della sua morte. Il mio equilibrio, allo stato attuale, dipendeva dalla sua felicit.
Dovevo credere a quella storia. Me la raccontavo ogni giorno e la stringevo al petto ogni notte. Era la
mia consolazione. Le costruivo case ogni volta diverse, le creavo giardini. Era all'estero, al sole. Era in
Italia a mangiare cozze vicino al mare. Aveva una villa bianca che si specchia in un lago. Non era
malata e sola, ma in qualche stanza d'affitto con delle tende leggere. Stava bene. Louise stava bene.
La caratteristica di un organismo leucemico  il declino rapido dopo la remissione. La
remissione pu essere indotta dalla radioterapia o dalla chemioterapia, oppure si manifesta senza che
nessuno sappia perch. Nessun dottore pu pronosticare con esattezza se la malattia si stabilizzer e per
quanto tempo. Questo vale per tutti i tipi di cancro. Il corpo danza con se stesso.
La progenie del blasto non si scinde pi, o il ritmo rallenta notevolmente, la crescita del tumore
viene arrestata. Il paziente potrebbe non soffrire pi. Se la remissione avviene nella prima fase del
decorso, prima che gli effetti tossici della terapia abbiano debilitato il corpo fino a una sottomissione
del tutto nuova, il paziente potrebbe rimettersi. Disgraziatamente, la caduta dei capelli, la perdita di
colore della pelle, la costipazione cronica, la febbre e i disturbi neurologici sono con ogni probabilit il
prezzo per pochi mesi di vita in pi. O pochi anni. La scommessa  questa.
Il problema sono le metastasi. Il cancro ha una singolare caratteristica; pu spostarsi dal luogo
d'origine verso tessuti lontani. Solitamente sono le metastasi a uccidere il paziente e la biologia delle
metastasi sfugge alla conoscenza dei medici. I medici concepiscono il corpo come una serie di pezzi
che vanno isolati e curati secondo le necessit; che il corpo, nel pieno della malattia, possa agire come
un insieme unico,  un concetto sconcertante. La medicina olistica  cosa da guaritori e da ciarlatani,
vero? Lascia perdere. Concentrati sul carrello dei medicinali, bombarda il campo di battaglia, prova a
tempestare di radiazioni il tumore. Nessun miglioramento? Prendi divaricatori, seghetti, bisturi e aghi.
La milza  grande quanto un pallone? A mali estremi, estremi rimedi. Soprattutto visto che spesso le
metastasi si sono sviluppate prima che il paziente si faccia visitare da un medico. Non amano dirvelo,
ma se il cancro  gi diffuso, trattare il problema manifesto, il polmone, la mammella, la pelle,
l'intestino, il sangue, non cambier la prognosi.
Oggi ho fatto una visita al cimitero, ho passeggiato fra le tombe pensando alla morte. Sulle
lapidi pi antiche il consueto teschio con le ossa incrociate mi procurava un'allegria fuori luogo. Perch
sembrano cos compiaciute, queste teste sogghignanti private di ogni tocco umano? Che i teschi
sogghignino  cosa che ci ripugna, se noi arriviamo con fiori scuri e facce moderatamente afflitte.
Questa  una terra di lutto, un luogo di silenzio e dolore. A noi, negli impermeabili contro la pioggia, il
cielo grigio e le tombe grigie danno un senso di oppressione. Ecco la fine che ci aspetta, ma non
pensiamoci. Fintanto che i nostri corpi sono saldi e resistono alle sferzate del vento, non pensiamo al
fango profondo o all'edera paziente le cui radici ci dissotterreranno.
Sei becchini con lunghi cappotti e sciarpe bianche portavano una salma alla tomba. Chiamarla
tomba in questa fase sarebbe darle dignit. In un giardino sarebbe un solco per una nuova aiuola di
asparagi. Riempitela di concime e metteteci le piante. Una buca ottimista. Ma non  un'aiuola di
asparagi,  il luogo dell'eterno riposo per i defunti.
Osservate la bara.  massello di quercia, non tamburato. Le maniglie sono di ottone massiccio,
non di acciaio placcato. La fodera della bara  di seta cruda imbottita con spugna naturale. La seta
cruda si deteriora con lievit. Forma degli eleganti brandelli intorno al cadavere. Le fodere sintetiche,
economiche e dozzinali, non si decompongono.  come se ci facessimo seppellire in una calza di
nylon.
Il Fai-da-te non ha mai preso piede. C' qualcosa di macabro nel costruirsi la propria bara. Si
possono comprare kit per barche, kit per case, kit per mobili da giardino, ma non kit per bare. Una volta
che i fori sono stati predisposti, adeguatamente allineati, non vedo che problemi ci potrebbero essere.
Non sarebbe un estremo gesto di tenerezza per la persona amata?
Il funerale che qui oggi si celebra  un trionfo di fiori; pallidi gigli, rose bianche e rami di salici
piangenti. Comincia sempre bene per poi finire nell'apatia, nei tulipani di plastica ficcati dentro la
bottiglia del latte. L'alternativa  un vaso imitazione Wedgwood schiacciato sulla lapide, sotto la
pioggia o sotto il sole, con un ramo di fiori finti comprato da Woolsworth, che per il peso lo fa cadere.
Mi chiedo se mi sfugge qualcosa. Forse ogni cosa chiama il proprio simile, che  il motivo per
cui i fiori sono morti. Forse sono gi morti quando ce li mettiamo. Forse la gente pensa che in un
cimitero tutto debba essere morto. In questo c' una certa logica. Forse  scortese imbrattare il luogo
con la bellezza rigogliosa dell'estate o con lo splendore dell'autunno. Quanto a me, preferirei dei
crespini rossi appoggiati alla lapide di marmo bianco.
Ma torniamo alla fossa, come faremo tutti. Lunga sei piedi, profonda sei piedi e larga due  la
misura standard anche se pu variare su richiesta. La fossa  una livellatrice grandiosa, perch non
importa l'eleganza che c' dentro, il ricco e il povero vanno a finire nello stesso posto. Aria delimitata
da fango. La Gallipoli di base, come la chiamano nel ramo.
Scavare le fosse  un lavoro duro. Mi hanno detto che la gente non lo capisce.  un lavoro
all'antica, che fa perdere un sacco di tempo e deve essere fatto, con la pioggia o con il vento. Provate a
spalare mentre la melma vi inzuppa le scarpe. Vi appoggiate per prendere fiato e vi bagnate fino
all'osso. Spessissimo nell'Ottocento gli scavatori di fosse morivano per l'umidit. All'epoca scavarsi la
tomba non era un'espressione figurata.
Per i parenti del defunto, la fossa  un luogo terrificante. Il baratro sconcertante della perdita. 
l'ultima volta che stai al fianco della persona che ami e devi lasciarla, devi lasciarlo, in un pozzo buio
dove i vermi cominceranno il loro lavoro.
Per molti lo sguardo, prima che il coperchio venga chiuso, dura una vita, oscura altre immagini
pi piacevoli. Prima dell'inumazione, come dicono all'obitorio, il corpo deve essere lavato,
disinfettato, spurgato, tamponato e ricomposto. Non molti anni fa, queste incombenze venivano
normalmente assolte in casa, ma allora non erano incombenze, erano gesti d'amore.
Voi che fareste? Affidereste il corpo alle mani di estranei? Quel corpo che  stato al vostro
fianco in salute e in malattia. Quel corpo che le braccia ancora desiderano, morto o no. Ne
conoscevamo ogni muscolo, conoscevamo il muoversi rapido delle palpebre nel sonno.  il corpo sul
quale  scritto il vostro nome, e sta per essere affidato alle mani di estranei.
La persona amata si inoltra in una terra straniera. La si chiama, ma non ci sente. La chiamiamo
per i campi e le vallate, ma non risponde. Il cielo  sigillato e silenzioso, non c' nessuno. La terra 
dura e secca. Da l la persona amata non torner. Forse solo un velo ci divide. La persona amata sta
aspettando sulle colline. Con pazienza e con passo veloce liberiamoci del nostro corpo come di un
involucro.
Mi allontanai dal funerale verso una zona appartata del cimitero, che era stata lasciata crescere
selvaggia. Gli angeli e le Bibbie aperte erano avviluppati dall'edera. Il sottobosco era vivo. Gli
scoiattoli che saltellavano sulle tombe e i merli che cantavano sugli alberi non si curavano della
mortalit. Per loro, vermi, noci e sole erano abbastanza.
Moglie adorata di John. L'unica figlia di Andrew e Kate. Qui giace chi nell'amore fu
malaccorto ma fin troppo ardente. Cenere alla cenere, polvere alla polvere.
Sotto gli agrifogli, due uomini stavano scavando una fossa con ritmata risolutezza. Uno dei due
si tocc il cappello al mio passaggio e mi parve di truffare una compassione immeritata. Nel giorno che
moriva, l'eco delle vanghe e le voci sommesse degli uomini mi davano allegria. Sarebbero tornati a
casa per cena, si sarebbero lavati. Assurdo come il ciclo della vita fosse cos confortante anche in
questo luogo.
Guardai l'orologio. Fra poco sarebbe stata l'ora di chiusura. Dovevo andarmene, non per paura
ma per rispetto. Il sole che tramontava dietro la fila di betulle allungava le ombre sul sentiero.
L'impenetrabile lastricato catturava la luce, indorava di riflessi le lettere incise, faceva risplendere le
trombe degli angeli. La terra si animava di luce. Non il giallo ocra della primavera, ma il carminio
carico dell'autunno. La stagione del sangue. Nel bosco stavano gi sparando.
Mi affrettai. Perversamente, volevo restare. Che fanno i morti di notte? Escono ghignando al
vento che gli fischia fra le costole? Che gli importa se fa freddo? Scaldandomi col fiato le mani, arrivai
al cancello mentre il guardiano notturno armeggiava con la pesante catena e il lucchetto. Mi chiudeva
fuori o chiudeva loro dentro? Mi strizz l'occhio con aria cospiratrice e si tocc le palle; l attaccata gli
penzolava una torcia lunga diciotto pollici. Non mi sfugge niente disse.
Attraversai la strada e andai al caff, un locale alla moda di stile europeo ma con prezzi pi alti
e un orario di apertura pi breve. Ti incontravo l prima che lasciassi Elgin. Venivamo qui insieme,
dopo le nostre scopate. Avevi sempre fame dopo che avevamo fatto l'amore. Dicevi che avresti voluto
mangiare me e che quindi era gentile da parte tua accontentarti di un toast. Pardon, un Croque
Monsieur, secondo il menu.
Avevo scrupolosamente evitato i nostri vecchi rifugi   il consiglio dei manuali di cordoglio 
fino a oggi. Fino a oggi avevo sperato di trovarti o, pi modestamente, di scoprire come stavi. Non ho
mai pensato di essere una specie di Cassandra tormentata dai sogni. Io ho il mio tormento. Il verme del
dubbio si  installato gi da tempo nei miei intestini. Non so pi a cosa credere n cosa  giusto. Traggo
un macabro conforto da questo verme. I vermi che divoreranno te stanno gi divorando me. Non
sentirai quella testa rotonda che scava nei tuoi tessuti in disfacimento. Non conoscerai la cieca
ostinazione che sfida i tendini, i muscoli, la cartilagine, finch non arriva alle ossa. Finch le ossa
stesse non cedono. Un cane per strada potrebbe fare di me un solo boccone, cos poca sostanza mi 
rimasta.
Il cancello del cimitero porta qui, a questo caff. C' un che di inconsciamente rassicurante nel
far scivolare del caff bollente gi per una gola radioattiva. Che gli spiriti maligni e gli scheletri
insanguinati, i crani scarnificati e i demoni mangia-cadaveri ci vengano a disturbare, se ci riescono. Qui
c' luce e calore e fumo e solidit. Avevo deciso di avventurarmi nel caff, per masochismo, per
abitudine, per speranza. Pensavo che potesse consolarmi, bench avessi notato quanto poco conforto
riuscivo a trarre dalle cose familiari. Come fanno a rimanere le stesse, quando tutto ci che conta 
cambiato? Perch il tuo maglione odora insensatamente di te, conserva la tua forma quando tu non sei
qui per indossarlo? Non voglio che tu mi venga riportata alla mente, voglio te. Ho pensato di lasciare
Londra, di tornare per un po' in quel ridicolo cottage in affitto. Perch no? Ricomincia da zero, questo
non  uno di quegli utilissimi clich?
Ottobre. Perch rimanere? Non c' niente di peggio che stare in un posto affollato quando si 
soli. La citt  sempre affollata. Da quando sono in questo caff con un calvados e un espresso, la porta
si  aperta undici volte facendo entrare un ragazzo o una ragazza in cerca di un ragazzo o di una
ragazza con un calvados e un espresso. Dietro l'alto bancone di ottone e cristallo, i camerieri con i
grembiuloni scherzano. C' la musica, un pezzo di soul, sono tutti indaffarati, felici o, all'apparenza,
volutamente infelici. Quei due laggi, lui pensieroso e lei agitata. Le cose non vanno bene tra di loro
ma almeno ne parlano. Sono l'unica persona sola in questo caff, una volta mi piaceva la solitudine.
Questo succedeva quando potevo permettermi il lusso di sapere che presto qualcuno avrebbe aperto la
porta per cercarmi. Mi ricordo di quelle volte, quando arrivavo all'appuntamento un'ora prima per bere
una cosa per conto mio e leggere un libro. Quasi mi dispiaceva quando giungeva il momento in cui la
porta si apriva e bisognava che mi alzassi per baciarti sulla guancia strofinandoti le mani ghiacciate. La
scelta della solitudine era come il piacere di camminare sotto la neve con un cappotto caldo. Chi
vorrebbe camminare nudo sotto la neve?
Pagai e me ne andai. Per strada, se allungo il passo, dar l'impressione di avere una meta. C' la
luce accesa a casa mia, forse sei l, come d'accordo, hai le chiavi. Non devo aver fretta, mi piace la
notte e il freddo sulle guance. L'estate  finita, il freddo  benvenuto. Passer a comprare del vino.
Sapere che sei l mi d una fiducia che mi rilassa le membra. Qualcuno mi aspetta. C' continuit. C'
libert. Possiamo essere due aquiloni, di cui teniamo vicendevolmente i fili. Non dobbiamo temere che
il vento diventi troppo forte.
Eccomi davanti a casa mia. Le luci sono spente. Le stanze sono fredde. Non tornerai.
Comunque, mi metto a sedere per terra vicino alla porta, per scriverti una lettera al mio indirizzo, la
lascer qui domattina quando andr via. Se la ricevi, per favore rispondi, ti aspetter a quel caff,
verrai vero? Vero?
Dopo il rombo dell'Intercity, il dondolio lento della carrozza dell'accelerato. Oggi le ferrovie
inglesi mi definiscono Il cliente, ma preferisco il vecchio appellativo: Il passeggero. Non vi sembra
che Guardavo gli altri passeggeri abbia un tono pi romantico e promettente che Guardavo gli altri
clienti sul treno? I clienti comprano formaggio, spugne e preservativi. I passeggeri possono avere cose
simili nelle valigie ma non  il pensiero di quello che hanno acquistato a renderli interessanti. Un
passeggero seduto davanti a me pu rappresentare un'avventura. La sola cosa che mi accomuna al
cliente davanti a me  il portafoglio.
Alla stazione centrale, passai oltre l'altoparlante roboante e il tabellone dei ritardi. Dietro il
deposito bagagli c'era un piccolo binario che in passato era stato l'unico della stazione. Anni fa gli
edifici erano pitturati di rosso vino e la sala d'attesa aveva un vero caminetto e una copia del giornale
del mattino. Se chiedevate l'ora al capostazione, estraeva dal taschino del panciotto un enorme Hunter
d'oro e lo consultava come un greco a Delfi. La risposta vi veniva presentata come una verit eterna
anche se apparteneva gi al passato. Ero molto giovane quando queste cose accadevano, abbastanza
giovane da rifugiarmi sotto la pancia del capostazione mentre mio padre lo guardava negli occhi.
Troppo giovane perch ci si aspettasse che dicessi la verit.
Adesso il minuscolo binario  condannato a morte e sar forse giustiziato l'anno prossimo. Non
c' sala d'attesa, non c' riparo dalle raffiche di vento o dalla pioggia battente. C' un moderno
marciapiede.
Il treno ansimante rabbrivid al segnale d'arresto e rutt. Era sporco, composto da quattro
carrozze, nessuna traccia del capotreno o del bigliettaio. Nessuna traccia del macchinista tranne una
copia del Sun appoggiata allo sportello del locomotore. Dentro, l'odore caldo dei freni e l'odore
intenso dell'olio collaboravano con il pavimento non spazzato a far insorgere la consueta nausea
ferroviaria. Improvvisamente mi sentii a mio agio e mi misi a guardare la scena attraverso una pellicola
di polvere evocativa.
Nel vuoto, tutti i fotoni viaggiano alla stessa velocit. Rallentano quando viaggiano attraverso
l'aria o l'acqua o il vetro. I fotoni di energie diverse vengono rallentati a velocit diverse. Se Tolstoj lo
avesse saputo, si sarebbe reso conto della terribile inesattezza dell'inizio di Anna Karenina: Tutte le
famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice  invece disgraziata a modo suo. In realt  il
contrario. La felicit  uno specifico. La sofferenza  una generalizzazione. Normalmente le persone
sanno con esattezza perch sono felici. Raramente sanno perch soffrono.
La Sofferenza  il vuoto. Uno spazio senza aria, un soffocante luogo di morte, la dimora del
sofferente. La Sofferenza  un palazzo-alveare, stanze come gabbie d'allevamento, ci si siede sui propri
escrementi, ci si sdraia sulla propria sporcizia. La Sofferenza  una strada dove non  possibile invertire
il senso di marcia, dove non ci si pu fermare. La si percorre spinti da quelli che stanno dietro,
intralciati da quelli che stanno avanti. La si percorre a una velocit folle anche se i giorni sono
mummificati, di piombo. Succede tutto cos rapidamente, una volta che si  preso il via, non esiste
alcuna ncora del mondo reale che ci faccia rallentare, niente a cui aggrapparsi. La Sofferenza strappa i
freni della vita, d'improvviso si  abbandonati in caduta libera. Quale che sia il nostro inferno
personale, ne troveremo altri mille uguali a quello, nella Sofferenza.  la citt dove gli incubi di tutti
diventano realt.
Nel vagone, dietro al vetro spesso, mi sentivo a mio agio, al riparo da ogni responsabilit. So
che sto scappando, ma il mio cuore  diventato una landa sterile dove non pu crescere niente. Non
voglio affrontare i fatti, maturare, sfuggire a questo destino. Nell'aiuola secca, devastata del mio cuore,
sto imparando a vivere senza ossigeno. Potrei perfino prenderci gusto, un po' masochisticamente. La
caduta mi ha portato troppo in basso per poter prendere decisioni, e questa condizione porta con s un
senso di spensierata libert. A camminare sulla luna, non c' gravit. Ci sono anime morte in schiere
uniformi, tute spaziali troppo spesse per permettere un contatto, caschi troppo pesanti per permettere la
parola. Milioni di sofferenti si muovono ritmicamente, senza speranza. Non ci sono orologi nella
Sofferenza, solo un ticchettio incessante.
Il treno  in ritardo e siamo fermi a una diramazione con nient'altro che il fruscio di un giornale
della sera e il rimestare stanco del motore. Niente si intrometter in questo scenario apatico e desolato.
Ho poggiato i piedi sui rivestimenti macchiati. L'uomo due sedili pi in l russa nel sonno. Non si pu
n scendere n salire. Che importa? Perch non rilassarsi nell'aria stagnante surriscaldata? IN CASO
DI EMERGENZA, ROMPERE IL VETRO. Questa  un'emergenza ma non riesco ad alzare il braccio
quel tanto che basta a rompere il vetro e guadagnarmi l'uscita. Non ho la forza di suonare l'allarme.
Vorrei alzarmi, forte, imponente, lanciarmi fuori dal finestrino, scuotere le schegge di vetro dal braccio,
e dire: Quello era ieri, questo  oggi. Voglio accettare quello che ho fatto e mollare la presa. Ma non
posso mollare la presa perch Louise potrebbe ancora essere all'altro capo della fune.
La stazione del paese  piccola, d direttamente su un viottolo e su campi coperti di frumento
invernale. Non c' mai l'addetto al controllo dei biglietti, soltanto una lampadina da 40 watt e
un'insegna che dice uscita. Ringrazio per l'informazione.
Il sentiero  disseminato di residui di carbone che scricchiolano sotto le scarpe. Le scarpe si
macchieranno di carbone e di cenere, ma  sempre meglio del fango in una notte piovosa. Stanotte non
piove. Il cielo  chiaro e impenetrabile, neanche una nuvola, solo le stelle e una luna ubriaca che si
dondola sulla schiena. C' un filare di frassini vicino alla palizzata, una linea di demarcazione fra il
mondo degli uomini e l'aperta campagna dove la terra non serve ad altri che alle pecore. Sento le
pecore invisibili che mangiano ciuffi d'erba spessi come un vello. Attenzione, tenetevi sulla destra, c'
un fosso.
Visto che  notte fonda avrei potuto prendere un taxi piuttosto che scegliere di percorrere a
piedi sei miglia senza torcia. Ma lo schiaffo del freddo e lo shock ai polmoni mi spinsero sul sentiero di
polvere e carbone, lontano dal pub e dal telefono. Mi caricai la borsa in spalla e seguii il profilo delle
colline. Su e gi. Tre miglia su, tre miglia gi. Una volta camminammo per tutta la notte, Louise e io,
camminammo per uscire dall'oscurit come fosse un tunnel. Camminammo verso il mattino, il mattino
ci stava aspettando, era gi tutto predisposto, il sole alto sopra la pianura. Guardandomi alle spalle, mi
parve di vedere l'oscurit dove l'avevamo lasciata. Non pensai che potesse seguirci.
Arrancavo tra una mandria di buoi, con gli zoccoli imperlati di fango. Anche i miei piedi
sprofondavano nel terriccio. Non avevo previsto questa tracimazione, la dolce pendenza della collina
aveva fatto da canale di scolo alle sorgenti che si erano ingrossate. La pioggia sulla terra arida dopo
l'estate arida non era penetrata nel suolo fino alle falde acquifere, ma solo fino alle sorgenti che le
alimentavano. E queste erano esplose in torrenti spumeggianti per finire in pozze acquitrinose dove il
bestiame sguazzava alla ricerca di erba alta. Per fortuna la luna si rifletteva in quelle acque, disegnando
un sentiero tutto per me, pieno di fango, ma calpestabile. Le scarpe da citt e le calze leggere non
opponevano alcuna resistenza. Il lungo cappotto si era subito inzaccherato. Le vacche mi riservavano lo
sguardo incredulo che gli animali lanciano agli umani nella campagna. Sembriamo cos stupidi, niente
affatto parte della natura. Degli intrusi che sconvolgono l'economia rigorosa di preda e cacciatore. Gli
animali sanno quello che c' da sapere, finch non ci incontrano. Bene, stanotte le vacche si faranno
l'ultima risata. Il loro pacifico ruminare, i corpi rilassati, neri sullo sfondo della collina, si fanno beffe
di quella figura svolazzante con un pesante borsone che si dirige incespicando verso di loro. Ehi tu!
Sposta quel culo. La mia scelta vegetariana mi impedisce anche solo di prendere in considerazione la
vendetta. Si pu uccidere una vacca?  un gioco che faccio ogni tanto tra me e me. Chi potrei uccidere?
Un'anatra, forse, ma poi ne vedo una nello stagno, con il suo insensato qua qua, mentre si tuffa col
sedere all'aria, e con le zampe palmate di colore giallo schiaffeggia l'acqua marrone. Acchiapparla e
tirarle il collo? Le ho abbattute con un fucile, un sistema pi semplice perch garantisce una certa
distanza. Non riesco a mangiare quel che non ucciderei. Sembra stupido, ipocrita. Care vacche, non
dovete avere paura di me. Come un solo animale, le vacche tirarono su la testa. Proprio come gli
uomini ai cessi, le vacche e le pecore fanno tutto all'unisono. L'ho sempre trovato fastidioso. Mi
sfugge il nesso fra scrutare l'orizzonte, pascolare e pisciare.
Feci pip dietro un cespuglio. Perch mai nel cuore della notte, nel cuore del nulla, si cerca
comunque un cespuglio,  un altro dei misteri della vita.
In cima alla collina, sulla terra asciutta, un vento sibilante e un bel panorama. Le luci del paese
erano come coordinate del tempo di guerra, un'adunata segreta di case e sentieri avvolti dall'oscurit.
Mi sedetti a mangiare il mio sandwich con uovo e crescione. Un coniglio mi pass vicino di corsa,
lanciandomi quel certo sguardo di incredulit prima di far saettare il codino dentro un fosso.
Festoni di luce dove passa la strada. Violenti bagliori lontano, nella zona dell'insediamento
industriale. Nel cielo, i fari d'atterraggio rossi e verdi di un aeroplano carico di gente assonnata.
Proprio sotto di me le luci pi fioche del paese, e in lontananza, una luce isolata sospesa sulle altre
come un lume acceso nella cornice di una finestra. Un faro terrestre che rassicura sulla rotta.
Desideravo fosse casa mia. Che, avendo raggiunto la cima, potessi intravedere la mia meta. Il mio
cammino si dipana fra boschi tetri e declivi scoscesi, prima dello stradone di casa.
Mi manchi, Louise. Grandi quantit d'acqua non possono dissetare l'amore, n possono
sommergerlo le inondazioni. Allora, cos' che uccide l'amore? Soltanto la disattenzione. Non vederti
quando mi stai davanti. Non pensare a te nelle piccole cose. Non spianarti la strada, non prepararti la
tavola. Sceglierti per abitudine e non per desiderio, passare davanti al fioraio senza accorgermene.
Lasciare i piatti da lavare, il letto da rifare, ignorarti al mattino, usarti la notte. Desiderare un'altra
persona mentre ti bacio sulla guancia. Dire il tuo nome senza ascoltarlo, dare per scontato che sia mio
diritto pronunciarlo.
Perch non ti ho dato ascolto quando mi hai detto che non saresti tornata da Elgin? Perch non
ho guardato il tuo viso serio? Pensavo di fare la cosa giusta e pensavo che fosse per ragioni giuste. Il
tempo mi ha rivelato una certa vischiosit al centro delle cose. Qual era la vera ragione del mio eroismo
e dei miei sacrifici? La tua testardaggine o la mia?
Un amico, prima che partissi da Londra, mi disse: Perlomeno la tua storia con Louise non 
stata un fallimento.  stato l'idillio perfetto.
Davvero?  questo il costo della perfezione? Eroismi melodrammatici e una fine tragica? O una
fine catastrofica? Molte opere finiscono in modo catastrofico. Il lieto fine  sempre un compromesso. 
questa l'alternativa?
Louise, le stelle dei tuoi occhi, la mia costellazione. Ti stavo seguendo fedelmente, poi ho
abbassato gli occhi. Mi avevi strappato via dalla casa, trascinandomi su per i tetti, al di l del buon
senso e delle buone maniere. Niente compromessi. Avrei dovuto fidarmi di te, ma non ne ho avuto il
coraggio.
Mi arrampicai valutando, o meglio indovinando, il percorso da seguire fra la sterpaglia.
Procedetti lentamente per un'ora e mezzo prima di poter gettare il borsone al di l dell'ultimo fosso, per
saltarlo. Adesso la luna era alta nel cielo, e gettava ombre lunghe sulla strada accidentata. Silenzio, se
non per l'improvviso guizzare di una volpe tra gli alberi. Silenzio, se non per un gufo troppo in
anticipo. Silenzio, se non per i piedi che strisciavano sulla ghiaia.
A circa mezzo miglio dal cottage, vidi che era illuminato. Gail Right sapeva del mio arrivo, le
avevo telefonato al bar. Aveva badato al gatto, mi aveva promesso di accendere il fuoco e di farmi
trovare del cibo. Volevo il cibo, il fuoco, ma non volevo Gail Right. Sarebbe stata troppo ingombrante,
troppo presente, mentre io mi sentivo diventare di giorno in giorno sempre meno presente. Avvertivo la
stanchezza della camminata. Il corpo mi s'era piacevolmente intorpidito. Desideravo un letto, l'oblio
almeno per un po' di tempo. Decisi di trattare Gail con fermezza.
La luna faceva sembrare la terra gelata. Sotto le mie scarpe il terreno era d'argento. Dove il
fiume scorreva in una linea torbida fra gli alberi, una nebbia leggera era sospesa sull'acqua. Lo scorrere
dell'acqua era sommesso e violento, di una solida profondit. Mi chinai a sciacquarmi il viso, lasciai
che le gocce gelate scorressero lungo la sciarpa, sul petto. Per scuotermi mi riempii d'aria i polmoni
fino a spaccarli, una martellata di freddo mi colp alla bocca e alla gola. Era freddissimo, ora, e sopra di
me si stendeva un drappeggio di stelle metalliche.
Entrai nel cottage, la porta non era chiusa a chiave, e c'era Gail Right mezza addormentata sulla
sedia. Il fuoco ardeva come un incantesimo e c'erano fiori freschi sulla tavola. Fiori freschi e una
tovaglia. Tendine nuove alla finestra sgangherata. Il cuore mi balz in petto. Gail doveva essersi
trasferita da me.
Si svegli e si diede una controllatina al viso nello specchio, poi mi baci e mi tolse la sciarpa.
Hai i vestiti bagnati.
Ho fatto una sosta al fiume.
Non con il proposito di farla finita, spero!
Scossi la testa e mi tolsi il cappotto che sembrava troppo grande per me.
Siediti, tesoro. Ho fatto del t.
Mi misi a sedere sulla poltrona sfondata.  questa la fine pi giusta? Se non la pi giusta, quella
inevitabile?
Gail ritorn con una teiera fumante. Era una teiera nuova, non quella di vecchio coccio sbeccato
che stava a suppurare sullo scaffale. Via il vecchio per il nuovo.
Non l'ho trovata, Gail.
Mi accarezz. Dove hai cercato?
In tutti i posti dove c'era da cercare.  sparita.
La gente non scompare.
E invece s.  tornata a essere aria. Dovunque sia, non posso raggiungerla.
E se potessi?
Lo farei. Se credessi nell'aldil, stanotte mi getterei nel fiume pieno di trote.
Non farlo disse Gail. Non so nuotare.
Pensi che sia morta?
Tu lo pensi?
Non l'ho trovata. Non mi  riuscito neanche di avvicinarla.  come se Louise non fosse mai
esistita, come se fosse il personaggio di un libro. L'ho forse inventata io?
No, ma ci hai provato disse Gail. E lei non te l'ha permesso.
Non ti pare strano che la vita, descritta sempre come ricca e piena, un'avventura su una pista
per cammelli, si riduca a questo mondo qui, grande come una moneta? Testa su un lato, una storia
sull'altro. Qualcuno che si  amato, quello che  successo. Ecco cosa trovi, se ti frughi nelle tasche. La
cosa pi significativa  la faccia di un altro. Che cosa ti  rimasto impresso nelle mani, se non lei?
La ami ancora?
Con tutto il cuore.
Che farai?
Che posso fare? Una volta Louise ha detto: Sono i clich il problema. Che vuoi che ti dica?
Che mi passer?  cos, no? Il tempo  un isolante di grande efficacia.
Mi dispiace disse Gail.
Anche a me. Mi piacerebbe poterle dire la verit.
Sulla porta della cucina, la faccia di Louise. Pi pallida, pi magra, con i capelli che sono
ancora una criniera, colore del sangue. Allungai la mano, sentii le sue dita, lei afferr le mie e se le
port alla bocca. La cicatrice sotto il labbro mi bruci. Sono veramente folle? Lei  calda.
La storia comincia qui, in questa stanza spoglia. Le pareti stanno esplodendo. Le finestre si sono
trasformate in telescopi. La luna e le stelle sono ingigantite in questa camera. Il sole sta appeso sul
caminetto. Allungo la mano e tocco gli angoli del mondo. Il mondo  impacchettato in questa stanza.
Oltre la porta c' il fiume, ci sono le strade; l saremo noi. Quando usciamo, possiamo portare il mondo
con noi, e prendere il sole sottobraccio. Ora sbrigati, si sta facendo tardi. Non so se questo  un lieto
fine, ma eccoci nella piena libert dei campi.
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FINE.
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I miei ringraziamenti vanno a Don e Ruth Rendell, la cui ospitalit ha reso possibile questo
romanzo. A Philippa Brewster, per i suoi suggerimenti editoriali. A tutti quelli della Jonathan Cape che
hanno lavorato sodo per permettere l'uscita di questo libro.
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FINE.